21 Luglio 2021 Giudiziaria

Market Place, chiusa l’inchiesta. 56 indagati

Piovono 56 avvisi di garanzia sul capo di altrettanti soggetti coinvolti nella vasta operazione antidroga “Market place”, con cui la Squadra mobile ha dato una forte spallata a due sodalizi attivissimi nel narcotraffico con epicentro il quartiere di Giostra. Il sostituto procuratore della Dda Francesco Massara ha infatti firmato l’atto di chiusura delle indagini preliminari che hanno svelato l’operatività di un primo gruppo, composto da 58 adepti, e di un secondo, formato da 8 membri.

All’inizio sgomitavano per conquistare ampie fette di mercato e si facevano anche la guerra. Ma a lungo andare, hanno stretto un patto di non belligeranza. Le redini del primo, stando alle investigazioni della Squadra mobile, guidata dal dirigente Antonio Sfameni, erano in mano a Paolo Arrigo. È ritenuto dagli inquirenti «capo, costitutore e direttore», mentre Vittorio Stracuzzi «organizzatore dell’attività di spaccio all’interno 25 della palazzina “C” del complesso Iacp di via Seminario Estivo». Analogo il ruolo rivestito da Girolamo Stracuzzi, ma dall’interno 26 dell’edificio. I loro “collaboratori”, nella palazzina “C”, individuati in Marco Talamo; Stello, Pasquale e Beatrice Rossano; Mariella Barbera e Giuseppa Brigandì. Poi, portato alla ribalta un numero cospicuo di pusher, acquirenti e informatori dei controlli delle forze dell’ordine. Dal canto loro, Gaetano e Vincenzo Barbera, «tramite la propria capacità criminale, garantivano lo svolgimento dell’attività di spaccio dell’associazione, impedendo che la impresa concorrente facente capo ad Antonio Bonanno perpetrasse ulteriori atti violenti e ostacolasse l’attività di spaccio della consorteria»; avrebbero quindi «prestato protezione» al sodalizio «tramite atti di minaccia» rivolti ai rivali, «e conseguendo quale corrispettivo la somma di 2.000 euro mensili» provento del narcotraffico.

Tornando allo smercio di droga, Gianluca Siavash se ne occupava dal terzo piano della palazzina “C”, aiutato da Carmelo Prospero. E Antonino Stracuzzi avrebbe organizzato gli illeciti portati a compimento nella sua abitazione posta al primo piano della palazzina “B” del complesso Iacp di via Seminario Estivo. A dargli manforte Alessia Stracuzzi e Concetta Assenzio. Stando alle indagini, i fornitori rispondevano ai nomi di Marzia Agliolo Quartalaro, Eugenio Sebenico e Giosuè Orlando.

Nella banda degli antagonisti, al vertice figurava Antonio Bonanno, quale mente, «promotore e organizzatore dell’attività dell’associazione». Su un gradino più basso della scala gerarchica c’era Filippo Cannavò, «soggetto deputato a detenere lo stupefacente, nonché a svolgere lo spaccio al minuto». Le missioni di «tenere la cassa» e «riscuotere» le somme toccavano a Veronica Vinci, moglie di Bonanno, mentre il fratello Luigi Vinci era solito «bonificare i luoghi ove erano installate microspie da parte dell’Autorità giudiziaria». Carlo Pimpo, invece, era «abituale fornitore», Edoardo Puglisi «soggetto deputato a detenere lo stupefacente» e Gianluca Siavash, ancora lui, «pusher a servizio dell’associazione». RASSEGNAWEB: Riccardo D’Andrea da Gazzetta del Sud

Un ferimento in strada all’origine di tutto

Le indagini sono nate dal ferimento, sul viale Giostra, nei pressi del mercato Sant’Orsola, di Gaetano e Paolo Arrigo, padre e figlio, avvenuto nel 2017. Un episodio di sangue che aveva come matrice il fatto che il capo Angelo Arrigo, loro congiunto, «non si riforniva più di cocaina da Antonio Bonanno», ritenuto esecutore materiale del duplice tentato omicidio. Uno sgarro da vendicare con un gesto eclatante, sul viale Giostra, quartiere equiparato in questa inchiesta a quello napoletano di Scampia.

In occasione del blitz, eseguito dalla polizia il 4 maggio scorso, notificate 26 ordinanze in carcere, 13 ai domiciliari e obbligo di firma per altri 13. Nel provvedimento firmato dal gip Tiziana Leanza comparivano i nomi di 72 persone.