Dal blog di Marta Previti – Una speranza per Messina: Renato Accorinti cinque anni dopo

24 marzo 2018

Sono trascorsi già cinque anni da quando, nelle elezioni comunali del 2013, Renato Accorinti è stato eletto Sindaco di Messina con la lista civica “Cambiamo Messina dal basso”. La festa e la soddisfazione, la sorpresa e la speranza di quel 24 giugno, le ricordiamo bene noi che abbiamo partecipato ai festeggiamenti, riempiendo le strade di Messina e celebrando la vittoria di tutti quei cittadini che hanno deciso di provarci davvero e voltare le spalle una volta per tutte alle solite facce che per decenni hanno governato la nostra città, mortificandola e non valorizzandola.
Renato Accorinti cinque anni fa era un simbolo forte all’interno della città: attivista della difesa dei diritti civili, dell’ambiente e della lotta alla mafia, in prima fila nel Movimento No ponte, insegnante e tecnico della Federazione italiana di Atletica leggera.
Lo abbiamo appoggiato quando si è arrampicato sul pilone di Torre Faro per un giorno e una notte in segno di protesta contro la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina, lo abbiamo sostenuto durante il percorso verso le elezioni comunali che, diciamocelo, erano più considerate come un grande sogno, piuttosto che come una meta possibile.
Messina è infatti una città difficile, ormai avvezza alle delusioni e alle fregature, dopo anni di cattiva amministrazione e di un potere forte e poco trasparente.
Dall’eliminazione dei tornelli a Palazzo Zanca, all’apertura del Comune alla cittadinanza, è iniziata davvero una nuova ed inaspettata era politica, che è comunque stata soggetta a critiche e diffidenze difficili da arginare.
È fine marzo 2018 e tra meno di tre mesi si tornerà alle urne per le prossime elezioni amministrative.
Io che vivo a Venezia ormai da quasi un anno non so che aria si respiri nella mia città, ma credo che molti come me abbiamo già letto i primi articoli che parlano di strategie politiche, alleanze, divisioni e nuove proposte di possibili candidati: anche in questo caso i commenti, sempre più presenti nel web, di simpatizzanti o antagonisti, animano discussioni inferocite.
Adesso che le acque sono ancora calme e non siamo nel clou delle elezioni, vorrei proporre una riflessione, anticipando che si tratta del punto di vista di una fuorisede di 26 anni, che ha visto il cambiamento dall’esterno e che si tiene informata sulla sua città.
Non è un’assurdità se affermiamo che nessuno all’indomani dei festeggiamenti, dei concerti e dei momenti emozionanti e gioiosi, ha invidiato la posizione di Renato; molti erano consapevoli dei guai in cui si era cacciato e le enormi responsabilità che stava assumendosi.
Alcuni lo hanno osannato come il “Salvatore”, altri lo hanno definito un folle, altri ancora hanno continuato a vedere solo la sua maglietta con su scritto “Free Tibet” e i suoi pantaloni larghi e variopinti.
Io l’ho considerato sempre come Renato, una persona abituata a lottare, a non avere capi e a battersi fortemente per i propri ideali. Una persona che come tutte può sbagliare e fare degli errori di valutazione, facendosi prendere dalla voglia di cambiamento, fino al punto di trascendere a volte la filosofia di base del movimento “Cambiamo Messina dal basso”, il cui punto di forza sta nella partecipazione attiva dei cittadini, nel paritario scambio di idee e nelle condivisioni delle scelte importanti per la città.
Tuttavia, io trovo assurdo che molte persone non riescano a vedere al di là del proprio naso e continuino a non riconoscere il lavoro svolto, nonostante le grosse difficoltà economiche delle casse comunali.
Sarà che io sono giovane ed ho una memoria più fresca, ma se pensate a com’era prima la situazione nella nostra città, davvero non vi sembra fuori luogo lamentarvi?
Vivo lontano da casa ormai da più di sette anni e non sono mai stata così orgogliosa come adesso di poter dire frasi come: “Sono di Messina, se vuoi vieni a trovarmi quando sono giù in Sicilia”. Per la prima volta riconosco i cambiamenti nella città, la presenza di strutture, eventi e nuove opportunità per i giovani. Per la prima volta Messina viene considerata nella scena internazionale e per la prima volta, nessuno sta rubando i nostri soldi e questo non è messo in dubbio nemmeno dagli avversari di Renato. Scusate ma non è cosa da poco dopo tutto quello che abbiamo visto e vissuto.
“Al termine del mio mandato, che sia tra qualche mese o tra cinque anni, durante l’ultima conferenza stampa, diremo a quanto ammontano le somme accumulate e cosa faremo con quelle somme a favore della città”.
Ogni azione, giusta o sbagliata che possa sembrare, è stata fatta nell’interesse della città, non di un singolo o di una famiglia.
La fatica e l’impegno per rialzare Messina stanno mettendo a dura prova quest’ Amministrazione che, anche di fronte a colpi bassi del consiglio comunale (bocciatura del piano di riequilibrio da 10 a 20 anni) continua a trovare soluzioni per il futuro dei messinesi.
Se oggi mi trovo a valutare l’ipotesi di poter ritornare nella mia città quando avrò la possibilità di mettere a disposizione le mie competenze a favore della collettività, è solo per il barlume di speranza che ho visto in questi anni. La presenza di autobus sulle strade, le continue iniziative culturali, le proposte sempre pertinenti e mai contrarie ai diritti di nessuno, la capacità di ascoltare ed il tentativo di risolvere le esigenze della comunità, l’amore per la città…la lista di novità e di cose positive è davvero lunga e questo è ciò che mi motiva ad essere d’accordo a dare fiducia a questa amministrazione.
I miracoli purtroppo non esistono e una città che era all’anno zero nel 2013, in soli cinque anni ha avviato un percorso di crescita e segnato delle tappe importanti.
Riporto qui una frase di Renato che manifesta il suo modo di essere:
“Sicuramente abbiamo fatto errori e ne faremo altri, ma sono abituato a lottare e sapevo che non sarebbe stato semplice. Mi sento come il sindaco di Hiroshima dopo i bombardamenti del 1945. Non per questo mi scoraggio”.
Renato deve fare Renato e dopo cinque anni non deve dimenticarsi che ascoltando i suoi veri amici, supererà quegli errori che sono diventati un pretesto per i suoi nemici per attaccarlo; condivisione, partecipazione, competenza, professionalità e onestà saranno le chiavi vincenti per migliorare la vita dei cittadini.
Marta Previti

Sono nata a Messina il 2 ottobre 1991. Gli studi classici del Liceo La Farina mi hanno fatto scoprire l’arte e, ottimista e speranzosa, sono andata nella Capitale e mi sono laureata in Storia e Conservazione del Patrimonio Artistico all’Università di Roma Tre. Ma il caos ...