Dal cerchio dei tamburi ai raggi dei suoni. Racconto di un’esperienza di Musica a Scuola di Eva Buttà

8 marzo 2018

Ho insegnato musica per un anno in otto classi di scuola primaria, quattro quinte classi, due prime e due seconde classi.

La mia scuola contiene un’aula – laboratorio dei Suoni che presenta una grande varietà di strumenti a percussione, individuati da me grazie all’aiuto e alla guida affettuosa di Angelo Tripodo, immenso maestro percussionista messinese, artista ed esperto di improvvisazione creativa, prematuramente scomparso due anni fa.

Il suo insegnamento nell’ ambito del laboratorio Suono & Ritmo di Messina, condotto assieme a Giovanna La Maestra, esperta di educazione corporea e di improvvisazione vocale, ha ispirato numerose delle mie lezioni e a lui dedico questo scritto su un’esperienza di musica a scuola durata un anno.

Il tentativo con tutte le classi, indipendentemente dall’età dei bambini e nel rispetto della maturazione del loro apparato sensoriale e motorio che mostra caratteristiche differenti dai sei ai dieci anni, è stato quello di sperimentare la relazione tra lo spazio, il movimento, il gesto che nasce dal corpo e il suono, con il Corpo tutto intero, inclusa la percezione senso – motoria degli equilibri ( e dei disequilibri…) sonori che divengono Musica e che possono essere racchiusi in partiture grafiche.

Il Corpo, lo Spazio, il Movimento, il Suono

E’ stato molto interessante, importante, gioioso e a volte pure un po’ pauroso, lavorare, nel cortile della scuola, con la provenienza del suono e le sue direzioni con il gioco dei campanellini che è anche un gioco sulla fiducia. I bambini e le bambine giocano a coppia, uno si benda e l’altro ha tra le dita un campanellino di ottone e lo fa suonare per condurre il compagno da un punto A ad un punto B, un approdo non concordato.

Il Suono guida il Bambino: io ti seguo, ma tu sai condurmi? posso affidarmi senza farmi male? dove andiamo?…Queste le domande “al buio”. Chi guida sperimenta la chiarezza, o l’assenza di chiarezza, di un obiettivo da raggiungere, chi si affida sente con tutto se stesso i ritmi variabili di un percorso sconosciuto, con le sue pause e le sue accelerazioni.

Frequentemente, al termine del gioco, ad occhi svelati, i bambini si abbracciano: sono pronti per attraversare nuove e più complesse avventure.

Nello spazio dell’aula dei Suoni: un “organismo”, uno spazio che diventa “luogo”

Non si accede in questo spazio senza un’iniziazione!

La “prova” consiste nel camminare lo spazio insieme, nel sentire che uno spazio ci in – forma e che quando viene attraversato dai corpi acquisisce significati. E nello spazio della nostra aula – laboratorio si cammina in fila, attorno al cerchio dei tamburi, curando l’equidistanza, lo stesso passo, osservando la possibilità offerta dallo sguardo periferico per esplorare la capacità di sentirci parte di uno stesso organismo, come anelli di un unico serpente, con una testa e una coda, affidandoci al compagno che ci precede e non avendo più la maestra, che sta in testa alla fila, come riferimento unico.

La “camminata” della Fila/Organismo allena quindi la percezione e la consapevolezza della presenza dei corpi nello spazio, allenando nel contempo l’ascolto reciproco e dell’organismo tutto che un gruppo di persone che vuol suonare insieme è.

“Maestra, e ora suoniamo?”

Nasce da questa domanda la Fila Battente. Adesso il lungo serpente, composto anche da ventiquattro, ventisette persone, alunni disabili e insegnanti di sostegno compresi, si inoltra tra gli strumenti, attraversa gli spazi tra un tamburo e l’altro, abituando il corpo a farsi sottile quando lo spazio si fa piccolo, e inizia a percuotere nel movimento.

Il gesto è preciso e si trasmette da un corpo all’altro; il tocco sullo strumento prova a essere il medesimo, l’intenzione lo guida, l’intenzione espressa a partire dallo stesso appoggio sui piedi, dallo stesso passo. E dalle ripetizioni dei suoni nasce già la musica, non ancora strutturata ma lasciata all’ alternanza degli strumenti incontrati: un djembe, l’ogororo, il vibrafono, una darbuka, il wood block, i tubanos si intrecciano e in – formano l’aria.

La fila può ora trovare spazio nel Cerchio…

Fine prima parte. Continua…

Sono una maestra curriculare di scuola elementare da 25 anni, ne ho 46. Vivo e lavoro a Messina.
Mi avevano avvertita che mi sarei stancata di pensare, annoiata e infine adeguata al contesto, che non è dei più stimolanti, se non fosse per i bambini e le bambine.
Invece sono ...