“Ehi, ci sono anch’io!” – La riflessione di Marta Previti: Il “dopo-voto” degli altri

12 Novembre 2017

Una riflessione, seppur amara, la voglio proprio fare.

Sono trascorsi pochi giorni dalle elezioni regionali siciliane. Il risultato, per fugare ogni dubbio, è stato forte e chiaro: noi siciliani non siamo un popolo libero!

Non ho però intenzione né di lamentarmi né di fare prediche ai siciliani e tantomeno ai messinesi.

Abbiamo letto tanti articoli e ascoltato un’infinità di commenti alla ricerca dei colpevoli…si è discusso dell’importanza di questo voto anche per la ricaduta nazionale e dei nuovi equilibri politici che questo esito configura; bene, qui non troverete niente di tutto ciò, ma solo il mio punto di vista. Perché?

Perché io non c’ero. Non ho votato e non ho contribuito ad evitare che tutto ciò avvenisse.

Tanto non cambia mai niente, si sa come va a finire” sono le frasi che ho sempre criticato e che invece questa volta ho utilizzato in prima persona come molti dei miei coetanei fuorisede, anche loro rassegnati e privi di speranze come me.

Votare è un diritto, non un dovere e si può decidere se farlo o no in base alla motivazione, alla passione per la politica e all’amore per la propria terra. Il senso di appartenenza sta cominciando a svanire: stanno avendo la meglio gli impegni e la lontananza?

Siamo arrivati al capolinea, il 5 novembre abbiamo perso tutti. Hanno scelto gli altri anche per noi e adesso è troppo tardi per dire la mia.

Il futuro di tutti, quello di chi va e quello di chi resta, è stato consegnato nelle mani di coloro che tanti di noi non avremmo mai scelto. Ci risiamo, procediamo come gamberi, torniamo sempre all’ancien regime.

Viviamo fuori e da lontano diciamo di amare la nostra terra, ma dobbiamo prendere coscienza del fatto che quella mafia, quel malaffare, e quella corruzione di cui abbiamo tanto sentito parlare esistono ancora. Sono queste le cose che stanno portando all’autodistruzione della Sicilia, che ci allontanerà definitivamente, non per scelta, ma proprio perché non abbiamo mosso un dito per opporci.

I partiti, frammentati e divisi, non rappresentano nessuno di noi, non ci sentiamo protagonisti e dubitiamo della nostra capacità di far cambiare le cose. Probabilmente, anzi sicuramente, il risultato finale non sarebbe stato diverso, ma avremmo potuto dire a noi stessi di averci provato.

Forse non è con il voto che potremo farci sentire; altre forme più partecipate e condivise sarebbero utili per dare nuovo entusiasmo e far ritornare quella passione per la politica che hanno vissuto i nostri genitori. È vero, i tempi sono cambiati, ma chi come me questa volta si è fatto sopraffare dalla negatività, forse la prossima volta prenderà quel treno per tornare e dire “Ehi, ci sono anch’io!”.

 

Marta Previti

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Sono nata a Messina il 2 ottobre 1991. Gli studi classici del Liceo La Farina mi hanno fatto scoprire l’arte e, ottimista e speranzosa, sono andata nella Capitale e mi sono laureata in Storia e Conservazione del Patrimonio Artistico all’Università di Roma Tre. Ma il caos ...