Elezioni amministrative: Non poteva andare meglio. Vi spiego perché…. di Maria Teresa Collica

27 Giugno 2017

Che all’indomani di ogni elezione nel nostro Paese sembrino tutti vincitori e non si capisca bene chi abbia perso, è ormai noto. Guardando alle ultime consultazioni amministrative, è vero che le valutazioni vanno contestualizzate nelle diverse realtà territoriali, ma il trend generale non può comunque essere ignorato. Così, dopo un primo turno in cui il Pd ha cantato vittoria in molti comuni e ha evidenziato l’esclusione dalla maggior parte dei ballottaggi dei Cinquestelle come segnale importante per quanti danno per scontata una vittoria del Movimento alle prossime Politiche, tocca adesso allo stesso Pd leccarsi le ferite e rassicurare prontamente che “tanto le Politiche sono un’altra cosa!”. Come leggere allora i dati di queste elezioni? Partendo dal presupposto che il voto degli elettori è molto più fluido del passato e che con maggiore facilità si registrano cambiamenti, è ancora una volta quel trend generale che si prova ad interpretare. Colpisce, pertanto, che il Pd perda in seconda battuta in diverse città in cui governava da decenni in Emilia, Toscana, Lombardia e Liguria, dove è tornato vincente l’asse Forza Italia-Lega Nord-Fratelli d’Italia, o ceda il posto a sindaci dei Cinquestelle, che se pure sono rimasti a competere solo in dieci comuni, hanno vinto in otto su dieci. C’è un altro dato che merita qualche considerazione, e cioè che molte volte laddove, ancora una volta, il centrosinistra si è presentato unito, ha vinto. E’ accaduto così, ad esempio, in Puglia, dove la formazione classica della coalizione si è confermata quella vincente, anche in città in cui finora il Pd non aveva amministrato. Ma poi ci sono anche Lucca e Padova, o addirittura Belluno in cui ha vinto il centrosinistra, senza il Pd ufficiale. Così sono sempre di più quelli che pensano che sia proprio questa la sola strada da percorrere. “Il Pd isolato politicamente e socialmente perde quasi ovunque”, scrive Orlando su Twitter e suggerisce dopo di “cambiare linea e ricostruire il centrosinistra da subito”. E non nasconde la sua soddisfazione per il risultato pugliese il governatore Emiliano, sottolineando come proprio la riunificazione del centrosinistra abbia consentito la vittoria ovunque. È quanto anche io sostengo da sempre, senza con ciò considerarmi un’estremista di sinistra. Penso solo che in politica bisogna avere il coraggio delle proprie idee che devono essere chiare su alcuni temi fondamentali e non mutarle a convenienza, ma semmai tener conto delle nuove esigenze che i tempi impongono. C’è bisogno di una politica che sappia creare una intesa programmatica anche tra forze diverse, ma con valori di riferimento comuni, poiché sono i valori condivisi che dovrebbero legittimare le coalizioni, altrimenti quello che si costruisce sarà solo un accordo elettorale con scopi ben diversi dall’amministrazione della cosa pubblica. Certo è che se fosse proprio questa la linea percorribile, dovrebbe immediatamente registrarsi una inversione di tendenza, con un segretario del Pd che favorisca la formazione di una simile coalizione, attraverso un programma politico ed economico ben diverso dal “jobs act” e dalla “buona scuola”, per intenderci, e soprattutto consentire ad altri di rappresentarla, magari con delle primarie. Un programma che faccia tornare al voto almeno una parte di quel 54 percento della popolazione che domenica è rimasta a casa e costituisce da tempo il primo partito nel nostro Paese. Ma pare che finora il risultato elettorale abbia sortito, al contrario, la decisione di Renzi di chiudere con la sinistra e di voler guardare ai moderati, convinto che il nuovo avversario politico non sia più il movimento Cinquestelle ma la destra. Peccato però che chi vorrà votare quest’ultima, non avrà bisogno di votare lui.

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Sono nata a Barcellona Pozzo di Gotto nel 1970, mi sono laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Messina nel 1995 con una tesi in Diritto Penale sul tema dell’Imputabilità. Nel 1998 ho conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione forense. Nel 2003 ho conseguito il Dottorato di ricerca in “...