LE MIE DISCO ANNI ’90. IL TOUTVA, IL ROMBO E LA MUSICA DI GIANLUCA GENITORI

22 novembre 2018

di Vincenzo Cardile – Ieri sera ho accompagnato mio figlio ad una festa d’istituto per ballare e, ritornando a casa, mi sono “inflesciato” ricordandomi di quando a ballare, a cavallo tra gli anni ottanta e novanta, andavamo noi, quarantenni evergreen.

In quel periodo a Messina, esisteva un’unica discoteca: il Rombo. In realtà, la discoteca, se così si può definire, era poco più di una saletta su un unico piano: entrando a sinistra c’era il bancone bar con gli specchi a muro, di fronte si apriva la pista da ballo rialzata con il pavimento a specchi che rifletteva le luci della palla stroboscopica , la pista era circondata da soppalchi con divanetti, sui quali, tra montagne di giubbotti, si sedevano ad inizio serata, i più timidi che non ballavano mai, ed a fine serata, i più sgamati, che in quegli stessi divanetti, consumavano le proprie conquiste.

Alternative a Messina non ce ne erano. L’unica possibilità era spostarsi a Taormina, dove il top, era andare nella villa del divertimento, Villa Mon Repos, al secolo, il ToutVa.

Nei mitici anni novanta, l’organizzazione must delle discoteche a Messina era quella di Musica e Moda, a cui bisogna riconoscere il merito di avere amalgamato, mosso e fatto divertire, migliaia di ragazzi; di quel gruppo di amici, ne porterò per sempre uno nel cuore: Davide Alleruzzo, capello lungo e pizzetto, amante della musica, al punto di farne il centro della propria, purtroppo sfortunata, vita.

Per molti, che come me erano “piccoli” ed ancora non guidavano la macchina, il problema era quello di arrivarci fisicamente, a Taormina. L‘unico modo, era quello di elemosinare un passaggio. Una volta mi dissero che il passaggio potevano darmelo, ma siccome nella macchina c’era il DJ, si doveva partire presto ed aiutare a montare luci e mixer… Salì su una Peugeot 205 nera, il Dj si chiamava Gianluca, Gianluca Genitori.

Era un mio compagno di scuola, ovviamente più grande. Capitava che ci scontrassimo nei tornei scolastici: io portiere, lui attaccante. Aveva capelli neri tagliati a carrè, ed il ciuffo che fuoriusciva dalle cuffie nere, mentre mixava musica stupenda talora arrangiata con le sigle dei cartoni animati.

Anche entrare alle serate giuste era complicato: la gente comune aspirava ad avere l’invito, un fottutissimo bigliettino che serviva a farti dire dai buttafuori, col ghigno “poi trasiri”, che potevi entrare, evitando cosi di essere rimbalzato nel parcheggio. Se conoscevi un organizzatore e riuscivi a formare un gruppo, oltre a gli inviti, potevi addirittura ottenere un fantomatico pass; ma se eri amico di un organizzatore o eri addirittura l’organizzatore stesso, era l’apoteosi: nome in lista da urlare in faccia al buttafuori, con ghigno tuo, stavolta… roba da pochi eletti.

In discoteca si entrava in coppia e l’outfit era pressoché identico per tutti: i ragazzi “al pizzico”, per darsi untono, indossavano un vestito intero blu o grigio; in alternativa andava bene un abito spezzato con jeans tubolari El charro o Best company, rigorosamente a vita alta, allacciati con cintura di pelle e camicia celeste, o rosa per i più chic. Il tutto ricoperto da giacca in panno amaranto, vinaccia o color cammello… alcuni azzardavano addirittura un foulard al collo! A completare il look, scarpe variegate che andavano dalle Timberland a “carro armato”, per chi poteva permettersele, alle Cult con le punte in ferro, per un look più dark.

Capello corto, rasato di lato e nella nuca, con ciuffo lungo gellato. Orologio swatch.

Modello di riferimento: Simon Le Bon.

Le ragazze calzavano ballerine o decolletè, indossavano gonne svasate con camicette con i primi tre bottoni sbottonati, e giacca. Camicetta e/o giacca rigorosamente con le spalline. I visi acqua e sapone incorniciati da lunghi capelli con ciuffi extracotonati, che a volte godevano di vita propria, resi rigidi da quintali di lacca per capelli. Al polso, profumati orologi hip hop dai colori sgargianti e bizzarri accessori naj oleari…

Modello di riferimento: Louise Veronica Ciccone, in arte Madonna.

Parcheggiata la macchina sulla statale, si entrava nel locale. Alcuni si recavano al piano bar, dove poteva capitare che a suonare ci fosse Mario Biondi, o i più classici, Nuvio e Malinconico; ma la maggior parte di noi si fiondava in discoteca. Lì , all’insegna del puro divertimento, potevi inseguire il tuo sogno. Io non ballavo molto, preferivo ascoltare musica e parlare, fare amicizie. Magari conoscere ragazze… ma non tutte, solo quelle che abbassavano lo sguardo, arrossendo ad un complimento. Finita la serata, si rientrava verso Messina, impuzzolentiti dal fumo e con le orecchie ancora ronzanti. Mentre vedevamo nascere le prime luci dell’alba, compivamo l’ultimo atto del sacro rituale della serata in discoteca: mangiare il cornetto caldo in zona Gazzi o fare colazione al bar Maddalena o Elisir. Poi finalmente a casa, stando attenti a schivare le ‘corse dei cavalli’.

Oggi la musica è cambiata, così come la moda e con loro, quei tempi. Il Rombo ed il ToutVa, non sono più gli stessi. I ragazzi schermano le loro emozioni facendosi scudo con lo smartphone, e le ragazze non arrossiscono più così facilmente… neanche Gianluca e Davide ci sono più, purtroppo. I melodrammatici direbbero che suonano le note del cielo. Io dico che il loro vivo ricordo, musica ancora oggi il puzzle della mia anima. Maledetta malinconia che mi assale…

Nato a Messina il primo febbraio del 1975, avvocato tributarista di professione, radioascoltatore, radiotrasmettitore, Instagram Addict e scribacchino per passione.

Messinese, vespista con cuffiette, amante del mare e di tutto ciò che dia emozione vitale, sia essa sportiva o mondana, purché duri il tempo strettamente necessario a non ...