IL CALCIO CHE EMOZIONA: LA VITTORIA DELLA ROMA E’ LA METAFORA DELLA VITA

11 aprile 2018
Di Vincenzo Cardile – Vi siete mai chiesti perchè miliardi di persone stanno incollati ed imbambolati innanzi la tv, o accovacciati sulle tribune di un qualsiasi stadio o anche attaccati alla rete di protezione di un campetto polveroso di periferia, pur di vedere ventidue persone, di varia età, in calzoncini e maglie colorate, correre dannatamente, scalcianti, ad inseguire un pallone? Perché mai un uomo, è disposto a spendere soldi, macinare chilometri, rinunciando spesso ad altri piaceri della vita, pur di godere di novanta minuti di “insana” sportività calcistica? La risposta è insita in noi, frutto del nostro passato, marchiata nel DNA. La partita di calcio, ma anche di basket o di pallanuoto, è la metafora della vita, incarna l’arte di sopravvivere, di vincere e perdere, di gioire, di essere sconfitti e ripartire, ma soprattutto la voglia di emozionarsi. Le nostre speranze e frustrazioni, si celano dietro una sporca maglietta a strisce, e quando un pallone a spicchi rotola vorticosamente sull’erbetta, sino gonfiare la rete di una porta, l’urlo di gioia o disperazione che ne deriva, grida sin dalle viscere, come una liberazione o peggio, una disperazione, impetuosamente tumultuosamente vomitata sul rettangolo di gioco.
 
Nove volte su dieci, le partite finiscono come devono finire, con la vittoria del più forte, ma il vero tifoso, quello romantico come me, amante della vita, della speranza nell’impossibile, magari tifoso di una squadra che vince titoli sporadicamente, è capace di aspettare decenni, lustri per una serata magica, in cui succede l’inverosimile, l’ imponderabile. Ed è così che ieri sera, io e mio figlio, interisti doc, abbiamo guardato e goduto della meravigliosa rimonta della Roma in champions league, a dispetto dei campioni spagnoli del Barcelona. Quando Manolas ha incocciato di testa quel pallone, scaraventandolo nell’angolo opposto, noi, tifosi interisti, abbiamo esultato abbracciandoci, come se fossimo stati noi ad aver sconfitto il gigante cattivo: goduria! La storia di Davide e Golia direte… si pressappoco è la stessa, è la rivalsa di chi insegue, del più piccolo, di chi sta dietro, e che per una sera ha il suo momento magico. Che magari è solo di una sera, ma la gioia che poi porterà dentro, non ha eguali, poi la si porta dentro per tutta la vita. Ce ne sono poche di serate magiche come queste. Io ne porto dentro una. Era una serata dei primi anni novanta. Sicuramente sarà stato un mercoledì sera d’inverno, quando le uniche partite che si vedevano in diretta tv, erano quelle di Coppa. Mio padre portava a casa la focaccia. Puntuale alle 20,00, lo aspettavo seduto sul divano con la sciarpetta nerazzurra al collo. Solito rituale: lui entrava nella stanza, chiudeva a chiave la porta, per evitare le intrusioni e le gufate juventine di mia madre e mio fratello e si sistemava nella sua poltrona. Non dicevamo una parola sino al fischio d’inizio; ma erano quei bei silenzi, in cui si dice tutto, e la tensione si tocca con mano. La partita, era una di coppa uefa, eliminazione diretta, andata e ritorno, e l’ Inter doveva rimontare un secco 2-0 all’Aston Villa. Ma io, nel mio cuore, ci credevo, perché credere nell’impossibile, sognare, è bello, ed alla fine non costa nulla. E così che spinta dal fiato degli ottantamila dello Stadio Meazza, l’Inter di Trapattoni, con Zenga tra i pali, Bergomi e Ferri in difesa, Matthaus e Nicolino Berti nel mezzo e Serena e Klinsmann in avanti, rincalzati sulle fasce da Brehme e Bianchi, partono all’assalto. Nella battaglia, tra metà del primo tempo, e l’inizio del secondo tempo, arrivano i primi due boati, per i gol di Klismann e Berti. Io seduto sul divano, pregavo e speravo; mio padre urlava e incitava i giocatori, come se fossero a un metro da noi, ipnotizzati da quella speranza di rimonta, fin quando, Alessandro Bianchi, come Manolas ieri sera, incrocia di destro al volo e batte ancora l’estremo desolato portierone inglese. Abbraccio tra me e mio padre… adrenalina a mille e notte insonne… come quello di ieri sera… la storia si ripete. Ora, care Signore, quando vostro figlio, il vostro compagno, o il vostro marito restano ipnotizzati per novanta minuti davanti alla tv, non prendetevela. Non sbuffate, non fate le paccose, andandovene nell’altra stanza a vedere la Tv. Siate invece felici e speranzose, perché i vostri uomini ce l’hanno dentro ed in fondo, cercano solo quello: emozionarsi con la propria squadra del cuore, che ancestralmente, non è altro che la propria tribù… In fondo nella vita, le emozioni, sono quelle che ti restano dentro. Ed allora viva il calcio, viva le emozioni, viva la vita.

Nato a Messina il primo febbraio del 1975, avvocato tributarista di professione, radioascoltatore, radiotrasmettitore, Instagram Addict e scribacchino per passione.

Messinese, vespista con cuffiette, amante del mare e di tutto ciò che dia emozione vitale, sia essa sportiva o mondana, purché duri il tempo strettamente necessario a non ...