IL GIORNO DELLA MEMORIA: MARESA, LA PROF MESSINESE CHE INSEGNO’ A MICHAEL JORDAN E COSTRUISCE FARFALLE

 

di Vincenzo Cardile – Passeggiando tra i vicoli di uno dei borghi marinari che si affacciano sullo Stretto di Messina, sono rimasto colpito da un portone di legno blu, cui è affissa una targhetta: “La casa delle farfalle”.

Si tratta di una antica casa di pescatori su due piani, e ciò che colpisce entrandovi, è proprio la presenza delle farfalle… ci sono quadri che le rappresentano, disegni sui muri, persino l’albero di natale è stato addobbato a festa con farfalle di legno, provenienti da tutto il mondo.

Con la poetessa che la abita, si può parlare di tutto, dalla poetica del maestro e amico Mario Luzi, a quando faceva in America da insegnante e tutor a sportivi che hanno fatto la storia del Football americano o a campioni di pallacanestro, come Michael Jordan che ha avuto come studente in un corso. “All’epoca era un ragazzo come tutti gli altri”, ricorda.

Lei è la poetessa Teresa Lazzaro, Maresa per gli amici, professoressa di inglese, dal curriculum incredibile, con cui ho avuto la fortuna di scambiare quattro chiacchiere, probabilmente grazie alla forza del destino. Sono rimasto ammaliato dai suoi racconti, quello sulle farfalle su tutti, riaprendo in me una ferita risalente a pochi mesi fa, nel caldo mese di agosto, e che mai, probabilmente si richiuderà.

Racconta, “…le farfalle stanno a ricordare il milione e mezzo di bambini che sono morti durante l’olocausto, e rappresenta la libertà dei bambini nel ghetto. Tutto nasce nel ’42, quando Pavel Friedmann, scrisse la poesia “I never soo another butterfy”, inserita in una raccolta di poesie e disegni di bambini racchiusi proprio nel ghetto, tra cui vi erano le immagini di diverse farfalle, segno di libertà. Poi un insegnante della Florida ebbe l’idea di far fare delle farfalle e metterle sull’erba in ricordo di quei bambini e il museo dell’olocausto di Huston pensò di raccogliere un milione e mezzo di farfalle per ricordare le morti bianche dell’olocausto: il ‘butterfly project’. Proprio su questa scia, ho pensato di realizzare le farfalle, alla memoria dei bambini di Bullenhuser Damm, per dare un senso più profondo a ciò che lì è successo: ho pensato di realizzare una farfalla che ha da un lato il nome del bambino, e dall’altro un pensiero che fa riflettere, per combattere indifferenza, intolleranza e cercare di creare ponti di amicizia”.

Per dare anima a queste creature, Teresa ha poi scritto un meraviglioso libro di poesie, intitolato “Venti farfalle ed una nuova primavera”, dando così voce a venti bambini ebrei, deportati, torturati e poi impiccati dai nazisti nello scantinato della scuola di Bullhenuser Damm, affinché di loro, resti più che soltanto una traccia.

Teresa racconta di avere conosciuto la storia di Bullenhuser Damm in America, dai parenti francesi di una di questi venti bambini. Una storia che ha del raccapricciante, del mostruoso, perchè fa capire come si può andare giù sino a toccare il fondo della terra, arrivando a raschiare il tetto dell’inferno, nell’immane tragedia che è stata l’olocausto, dove la malvagità dell’uomo non ha avuto un fine.

Quella malvagità, in questa storia specifica, ha un nome. Quello delle mente malata, di Josef Mengele, medico, militare e criminale di guerra tedesco, nominato appunto ‘l’angelo della morte’, proprio per i crudeli esperimenti medici e di eugenetica che svolse nei vari campi di concentramento, usando i deportati come cavie umane, soprattutto bambini.

Fu cosi che alla fine del novembre del ’44, Mengele, per compiacere Kurt Heissmeyer, medico avido di successo dedito allo studio di un vaccino alla tubercolosi, su raccomandazione del cugino, August Heissmeyer – generale delle SS – e dell’amico, generale Oswald Pohl, eseguì l’ordine: entrò con i suoi carnefici in camice bianco, in una gelida baracca del campo di concentramento di Aushwitz, radunò i bimbi indifesi e ne scelse venti, usando una trucida menzogna, facendo leva, su ciò che di più caro un bimbo fragile e martoriato ha, soprattutto in quelle condizioni, l’amore per la propria mamma.

Ordinò così, di fare un passo in avanti, a tutti coloro che volevano riabbracciarla.

Venti bambini, dieci maschietti e dieci femminucce, dai quattro ai dodici anni, spinti da un tumulto amorevole del cuore, forse i più dolci e bisognosi di affetto, fecero così un passo in avanti… verso il loro baratro, e messi su un treno furono spediti a Neuengamme, a circa 30 chilometri da Amburgo.

In questo campo, erano gli unici bimbi. Soli. Talmente soli ed in attesa del proprio destino che, nel Natale 1944, ricevettero, di nascosto, dei regali dai prigionieri, che rischiarono così la pena di morte. Uno di loro, si vestì da Babbo Natale… gli preparano dolci, biscotti e giocattoli.. ad uno di loro gli costruiscono persino un paio di occhiali, perché le SS di Auschwitz glieli avevano rotti. Gesti d’amore, nell’odio più assoluto.

Passarono giorni tranquilli, sin quando Heissmeyer, facendo incidere la pelle del torace dei bimbi, sotto l’ascella destra gli inoculò i bacilli della tubercolosi, coprendo poi le incisioni con un cerotto. Dopo qualche giorno l’infezione era ormai galoppante, a quel punto con la febbre alta ed in fin di vita, i bimbi furono operati e gli furono asportate le ghiandole linfatiche, che vennero rinchiuse in vasi con la formalina ed etichettate con il nome dei bimbi e il numero loro assegnato.. poi li fotografò… braccio alzato e piastrina appesa al collo, il volto intriso di dolore: era il 09.03.1945.

Ovviamente, l’esperimento non riuscì. I bambini erano ormai gravemente malati, ed i loro aguzzini nazisti, col fiato degli alleati sul collo, pensarono di farli sparire, trasferendoli, su un camion, verso la scuola di Bullenhuser Damm, dove, nella notte del 20 di aprile 1945, cominciò l’omonimo massacro…. Uccisi, appesi con una corda a un gancio… wie Bilder an die Wand… come quadri alla parete, poi diranno… le farfalle volarono finalmente in cielo….

Ho difficoltà a proseguire, preferendo leggere le poesie di Maresa, dedicando una preghiera a queste povere anime… perché è talmente grosso il magone e lo sconforto che ho adesso dentro, da riportarmi indietro nel tempo, e riaprire una ferita, che mai si chiuderà, apertasi al campo di concentramento di Auschwitz Birkenau. Quando si attraversano i corridoi, tra le stanze delle baracche del campo di concentramento, ci si sente soffocati e quasi osservati dalle foto dei deportati che, da immagini fisse alle pareti, guardano il visitatore con occhi scavati, smagriti, quasi imploranti. Nelle stanze ci sono ancora le loro valigie piene di sogni, le loro scarpe, i loro cappotti, una stanza piena di sacchi di capelli. Si cammina in processione, dalle celle delle torture sino ai forni crematori, …padre Kolbe, …le candele accese nella loro bocca, in preghiera e poi, sconvolti, sconsolati e sviliti, trascinandosi tra i viottoli polverosi di quel sacrario intriso di sangue, si avverte, con tragica emozione, scricchiolare la ghiaia sotto i piedi, udendo quasi, le strazianti urla di un dolore inumano, provato da migliaia di essere umani. Ecco allora che le loro anime diventano veramente farfalle, potendo finalmente liberarsi e rivivere nei colori gioiosi di queste splendide creature che incantano la terra. Grazie Maresa per le tue poetiche farfalle, per aver dato ancora voce a quelle anime pure, perché ognuna di essa, sia da monito per ognuno di noi… “venti farfalle ed una nuova primavera”, #pernondimenticare

 

 

 

 

Bullenhuser Damm

Ogni farfalla ha un nome.

le ho dato il nome che Iddio ha scelto

le ho dato il nome il cui eco risuona in Cielo.

Ogni  farfalla ha un nome.

Il nome è inciso nella Paura.

Il nome fu stretto crudelmente in un cappio.

Ho trovato venti farfalle nel mio roseto…

Nei  nomi  ho raccolto  il vuoto che hanno lasciato.

Li dono al mondo intingendo  un pennino centenario

nell’inchiostro colorato perché gli anni spezzati

con le valigie arrivate ad  Auschwitz

possano realizzare sogni di Pace.

 Le mie farfalle hanno un nome pregno  d’amore.

 Teresa Lazzaro

Vincenzo Cardile25 Posts

Vincenzo cardile, nato l’ 01/02/1975, avvocato tributarista di professione, radioascoltatore, radiotrasmettitore, Instagram Addict e scribacchino per passione.

Messinese, vespista con cuffiette, amante del mare e di tutto ciò che dia emozione vitale, sia essa sportiva o mondana, purché duri il tempo strettamente necessario a non diventare noia… per l’appunto, alla prossima….

Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Don't have account. Register

Lost Password

Register