LA CITTA’ BRUCIA SOPRATTUTTO PER LA NOSTRA IGNAVIA di Vincenzo Cardile

13 luglio 2017

Quando anni fa, percorrevo in macchina la strada che da San Michele arriva ai colli San Rizzo, magari per mangiare i pitoni o semplicemente per assaporare un pò di frescura dopo una giornata di torrido caldo estivo, tra un tornante ed un altro, indicando con la mano fuori dal finestrino, mi piaceva raccontare ai miei due figli storie di foreste incantate, di piccoli gnomi e fate che popolavano il bosco centenario. Magari spuntava qualche scoiattolo, e loro, con grande stupore, spalancavano i loro piccoli occhi, cercando di scrutare movimenti fra le felci e le sterminate pinete, esortandomi a continuare il racconto. Era semplicemente un modo come un altro di farli interessare alla natura, alla bellezza della loro impareggiabile e variegata terra.

Gli incendi di questi giorni lasciano così, senza parole. A me ed a tutti i messinesi veri, quelli innamorati della propria terra natia, resta un amaro in bocca, perché noi, a quel polmone sempre verde, c’eravamo abituati, lo amavamo come fosse parte di noi stessi. E come nelle storie di amore che finiscono, ti accorgi quanto tieni veramente alla persona che va via, solo quando non c’è più. Così io, e penso molti di voi lettori, oggi ci rendiamo conto di quanto era bella quella foresta magica che sovrastava la nostra città, cingendola di un verde incantato.

E allora giù con le imprecazioni… colpa dei piromani! No, colpa degli speculatori edilizi! No, colpa del Sindaco! No, colpa della Regione che ci mangia con l’invio dei canadair! No, colpa dei forestali a cui non rinnovano i contratti! No, la colpa è dei pompieri che non arrivano mai… e intanto, mentre imprechiamo, la città brucia, e noi con lei.

Anche io, nel mio piccolo, ho una mia idea: penso che la colpa sia solo la nostra, della nostra imbecille ignavia, del nostro totale disinteresse per la nostra terra, per la nostra città. Ce la stiamo facendo bruciare di sotto, come se non fosse terra nostra, come se noi fossimo solo di passaggio.

E siccome siamo gente senza fuoco ardente dentro, vedrete che tutto scorrerà via come acqua, così come se nulla fosse, e noi impareremo nuovamente a convivere in una citta peggiore, spinta ancora più in basso da noi stessi.

Perché, se ancora oggi, i signori che ci hanno lasciato l’anno scorso senz’acqua per quindici giorni di seguito, sono ancora lì, spaparanzati sopra le loro poltrone di pelle a godersi il loro posto di sottogoverno o di governo, con un semplice rimbalzo di responsabilità, senza che nessuno di noi abbia obiettato alcunché, dopo il polverone iniziale; se ancora oggi, dopo il disastro ambientale e sociale che stiamo vivendo, nessuno scende in piazza a fare una marcia di protesta pacifica; se i nostri politici locali e nazionali fanno a gara a farsi i selfie dietro la spazzatura che li circonda, solo a fini propagandistici, senza muovere un dito nelle loro sedi che, noi, volenti o nolenti gli abbiamo dato; se diciassette consiglieri comunali, non hanno il pudore di dimettersi di fronte a chiare intercettazioni ambientali fatte dagli inquirenti, confermate da una sentenza di condanna, restando invece attaccati allo scranno assegnatogli, come se fosse di loro proprietà, dimenticandosi che noi e solo noi, volenti o nolenti, li abbiamo votati, dandogli una fiducia, mai ripagata; allora, cari cittadini, purtroppo, la colpa se la citta brucia, è solo la nostra, brucia per la nostra ignavia.

Ognuno dovrebbe prendersi le proprie “ordinarie” responsabilità. Magari ecco, suggerirei a tutti di cominciare a vivere cercando di essere cittadini ordinari, politici ordinari, di fare il minimo di ordinario che ci compete o vi compete, perchè, già facendo quel minimo, la città rinascerebbe. Anche perché io voglio continuare a raccontare ai miei figli storie di fate e gnomi nascosti in foreste incantate, o di mostri marini che si inabissano tra Scilla e Cariddi, e non la storia di supereroi per caso, di pompieri, di forestali, di volontari, di gente comune, costretta a rischiare la vita, facendo lo “straordinario”, per sopperire a ciò che l’ingordigia, la miopia politica ed amministrativa e soprattutto, l’ignavia di tutti noi, gente comune, non riesce a fare nella propria laboriosa e fantastica quotidianità.

foto di Enrico Di Giacomo

Nato a Messina il primo febbraio del 1975, avvocato tributarista di professione, radioascoltatore, radiotrasmettitore, Instagram Addict e scribacchino per passione.

Messinese, vespista con cuffiette, amante del mare e di tutto ciò che dia emozione vitale, sia essa sportiva o mondana, purché duri il tempo strettamente necessario a non ...