La passione ai tempi di WhatsApp. Ma quant’erano belli quegli amori sottovuoto dentro una cabina della Sip …

In questi giorni di fine estate, vedo gli adolescenti abusare del cellulare e di dispositivi telematici, per parlare o meglio, per chattare, con i loro amici o amiche, e magari mandarsi i cuoricini o le emotion più disparate con l’amore estivo.
Tra youtube, facebook, instagram, whatsapp e altre applicazioni “moderne”, li vedo completamente assorbiti da una realtà virtuale che, non appartenendomi in modo viscerale, mi rende poco incuriosito e forse inadeguato.
Perché, diciamocelo pure, nel freddo mondo telematico, dietro la tastiera o lo schermo di un pc, davanti al touch screen di un cellulare, siamo tutti bravi a mandare cuoricini, frasi scopiazzate da un blog, piuttosto che sparare like su foto, o “fidanzarci” telematicamente.
Ma poi, mi chiedo, dal vivo, riescono i nostri ragazzi a guardarsi negli occhi ed esprimere le proprie emozioni? Sono più in grado di scrivere una lettera d’amore, o dialogare senza il filtro telematico, senza l’uso di abbreviazioni di chat, per lo più incomprensibili?
In realtà oggi siamo di fronte al fenomeno del mordi e fuggi, del tutto e subito, che ai nostri tempi, non esisteva, proprio perché era materialmente impossibile la simultaneità degli intenti e lo scambio interattivo di parole, foto e video: si viveva in maniera più rilassata, più easy direi.
Chi ha vissuto gli anni ottanta come me, sa benissimo di cosa parlo.
Innanzitutto i tempi erano dilatati, ed in casa esisteva solo un telefono, obbligatoriamente fisso, posto generalmente nel corridoio. Il mio, era un SIP, grigio topo, con i numeri stampati in forma concentrica, sormontati da una chiera di plastica, che andava girata con l’indice, per comporne la chiamata. All’epoca non esistevano i prefissi per la città, ma solo il numero di casa – in genere composto da cinque o sei cifre al massimo – che si trovava nella guida telefonica , ma che spesso già si sapeva a memoria.
Ricordo che nei periodi dei primi amori, quando il telefono di casa squillava, c’era la corsa per rispondere: veri e propri scatti alla Mennea, che mettevano a dura prova riflessi ed agilità; spesso succedeva che, al di là della cornetta, ci fosse però la persona sbagliata che, per la vergogna di presentarsi, dichiarando il proprio nome alla mamma, o peggio ancora, al papà , metteva giù il telefono senza parlare.
Le telefonate, di pomeriggio e soprattutto di sera, duravano ore, e pertanto, mentre, parlavi, dovevi combattere (magari scalciando) con la sorella o il fratello di turno che ti pregava di chiudere, perché aspettava la “sua”, di chiamata. Il tutto durò fin quando la sip, non invento il fatidico numero 197, che pressappoco faceva così: “chiamata urbana urgente per il numero…..”: a quel punto, eri costretto a riattaccare e, se la chiamata proveniva da un proprio genitore. che in quel momento era fuori, eri spacciato.
Per ovviare alla fila, avevamo l’alternativa della cabina telefonica, posta, in genere, negli angoli delle strade.
Ma anche lì, tempo permettendo, c’erano due problemi: cercare il gettone, del costo di duecento lire, e soprattutto, cercare di parlare senza che fossi spiato da estranei di passaggio, o peggio, da quelli messi in fila ad aspettare che chiudessi la cornetta infuocata, sempre curiosi di sapere gli affari tuoi.
Ma al di là delle chiamate, quello che più mi appassionava, era ricevere lettere o cartoline dai posti più disparati.
Si perché quello che i ragazzi 2.0 non sanno, è che al di là della casella di posta elettronica, esiste la cassetta della posta, che un tempo, serviva anche a ricevere amorevoli notizie, liete, e non come oggi, pubblicità, o peggio, raccomandate di esattori o agenti della riscossione…
Quando arrivava il postino, era un colpo di adrenalina: prendevi la cartolina in mano, leggevi le frasi dei parenti o degli amici in giro per l’Italia o per il mondo, e la giravi, guardandone la stampa, estasiata, sognando di essere, per un attimo, in quegli stessi posti; gioendo del pensiero personale ricevuto; per poi scappare ad incorniciarla nell’album dei ricordi o sul diario, o meglio, a “scocciarla”al muro della tua stanzetta, in bella vista, guardandola, anche di sfuggita, nei giorni seguenti.
Ma la cosa più bella, per me, era quando ricevevo una lettera.
Essendo infatti molto complicato sentirsi telefonicamente, soprattutto nel periodo estivo, era usuale scriversi, raccontando pezzi della propria estate, sentimenti ed emozioni trascorsi.
Mi piaceva aprirla con delicatezza, per sentire l’odore della carta, e spesso, della scrittrice. Infatti, gli olfatti più sopraffini, riuscivano a sentire il profumo della propria ragazza, che spesso, usava spruzzare un po’ del suo profumo, o mandare le proprie labbra stampate il calce alla lettera, col rossetto, alla De Gregori, in “rimmel”, per intenderci.
E quella lettera, tra le mani, bruciava… la leggevi e rileggevi, cercando di cogliere ogni piccolo particolare, il significato più nascosto, che ti faceva viaggiare con la fantasia ed il pensiero, lasciandoti dentro quel dolceamaro che certamente, una chat moderna certamente non è in grado di darti.
Piccoli gesti, piccoli pensieri di amori 1.0, che per me hanno più profondità di una whatsappata che, nove volte su dieci, è cestinata, e soprattutto, è spesso figlia soltanto di semplice noia e torpore.
Ecco, in queste calde sere di fine estate, guardandoli incurvati sui cellulari, penso che quello che forse i nostri figli e le nuove generazioni stanno perdendo, o forse non hanno mai conosciuto, è la forza dell’immaginazione, il potere del sogno e il godere dell’attesa, della ricerca di un amore che ha più gusto, forse, dell’amore stesso, persi e schiavi, per come sono, della dinamicità ed immediatezza di un sentimento, spesso solo telematico, che per sua natura ha il freddo sapore del nulla.

Vincenzo Cardile24 Posts

Vincenzo cardile, nato l’ 01/02/1975, avvocato tributarista di professione, radioascoltatore, radiotrasmettitore, Instagram Addict e scribacchino per passione.

Messinese, vespista con cuffiette, amante del mare e di tutto ciò che dia emozione vitale, sia essa sportiva o mondana, purché duri il tempo strettamente necessario a non diventare noia… per l’appunto, alla prossima….

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