Le amministrative e il teatro degli orrori

10 aprile 2018

Anche se mancano ancora due mesi per le elezioni amministrative, la campagna elettorale sembra entrata nel vivo. Con ben otto potenziali candidati a Sindaco (la partita sembra ancora aperta e predisposta a riservarci ulteriori sorprese) e più di 500 probabili candidati al consiglio comunale, la corsa al cannibalismo politico è appena iniziata. Si prospetta una campagna elettorale da fuoco e fiamme, in considerazione dei personaggi scesi in campo.

Con la vittoria di Accorinti, nell’ormai lontano 2013, si sono aperti scenari impensabili. L’unica certezza di questa, quasi passata, amministrazione è quella di avere dato coraggio e speranza a tutti nella possibilità di candidarsi. Infatti dopo cinque anni, che avrei immaginato del tutto differenti, quello che ci rimane del personaggio Accorinti è molto dal punto di vista scenico e poco, davvero poco, dal punto di vista della concretezza amministrativa. Certo, è molto difficile amministrare enti locali di qualsiasi natura in questo periodo di crisi economica, ma soprattutto con le condizioni imposte dal sistema dei dispositivi giuridici legati alle questioni di bilancio e di risorse economiche. Cioè, in pieno patto di stabilità interno, è davvero complesso fare gli obbedienti. In questo senso, a dispetto della figura di “ribelle” costruitasi in questi anni di lotta, ad Accorinti è riuscito piuttosto bene rimanere all’interno del perimetro issato dai vincoli. Non è vero che non è stato fatto nulla in questi 5 anni, anzi. Si sono costruite molte cose, si sono fatte scelte politiche, si sono perseguiti obiettivi e progetti perfettamente dentro l’austerità e rivolti verso la classe dirigente di questa città. Dal porto di Tremestieri, passando per il piano regolatore, a finire sulle politiche economiche e di bilancio, hanno deciso benissimo da che parte stare, ovvero dalla parte dei poteri forti di questa città, che hanno governato e continuato a governare. Nulla invece è stato fatto per gli abitanti, quelli veri, quelli che soffrono la crisi e che hanno difficoltà a mandare avanti progetti di vita reale, che non consistono nell’accumulazione di profitti attraverso affari, ma quelli che si prefiggono obiettivi dignitosi come arrivare a fine mese, mandare i figli a scuola, dormire sotto un tetto vero. In questo senso, per me che ci ho quasi creduto, ho provato un sentimento di profonda rabbia e di smarrimento politico.

Lo stesso senso di smarrimento che si prova qui e oggi di fronte ai personaggi che si candidano al governo della città. Le scelte, almeno per me, non sono allettanti, c’è qualche volto onesto, ma come abbiamo visto questo requisito non basta. Per il resto si tratta di una discesa in campo di tutti contro tutti. Volti già noti, qualcuno nuovo che rappresenta il vecchio, e soprattutto nessuno mosso da una reale voglia di giustizia sociale per questa città. Questo è un luogo martoriato da anni, incancrenito da rapporti di sudditanza e di malaffare, improduttivo. Messina non ha futuro perché non produce nulla. Quelle poche progettualità messe in campo servono non per trarre beneficio per i molti ma per risollevare gli stessi. Il Sistema si è mantenuto, ha assunto altre forme, si è rafforzato, in un certo senso si è anche ristretto. Messina è l’esempio lampante che la democrazia genuinamente rappresentativa non esiste, ma è stata sostituita dalla democrazia di rappresentazione. Quello che si prospetta in questi due mesi è l’ennesimo teatro degli orrori, fatto di promesse, clientele, prospettive inesistenti. Sono fermamente convinto che chi vuole governare, non dico bene, ma dignitosamente, deve almeno provare a mettere in dubbio il Sistema, uscire dai vincoli, sforare il patto di stabilità interno, reinterpretare la figura del Sindaco in un senso mobilitativo, un “capo comunità”. Un vero Sindaco ribelle per uscire dal torpore. Ma questo è lo scenario dei sogni ormai infranti, nessuno dei candidati è in grado di garantire tutto questo. Quello che serve adesso è altro. Un altro tutto da costruire.

Nato a Messina il 05/01/1990, frequenta il liceo scientifico G. Seguenza diplomandosi nel 2008. Da sempre appassionato di politica e di lotte sociali. Una passione di famiglia tramandata dal nonno Umberto, militante sindacale e politico che ha fatto parte dell’allora Partito Comunista Italiano. Si iscrive al Partito della Rifondazione Comunista ...