Legittima Difesa: il Far West all’italiana

Il 4 maggio è stata approvata alla Camera, con 225 voti favorevoli, la nuova legge sulla “legittima difesa”. La legge prevede la possibilità per chi subisce un’intrusione, con l’uso della violenza, della minaccia e dell’inganno, in casa, in ufficio o in negozio di notte, di poter rispondere all’aggressione, con spese legali a carico dello Stato.

Una possibilità che rischia di trasformare questo paese in un “far west” di cui non avevamo bisogno. Stretto dal pressing dell’opinione pubblica, il governo asseconda gli impulsi beceri della peggiore destra. Tutto questo non è bastato comunque a placare gli animi di Salvini, che ha definito questa legge ancora troppo morbida.

La lega nord costruisce i propri consensi su questa tematica, facendo leva sulle sensazioni dei carnefici che, facendo secchi i ladri, si sono trovati nella spiacevole posizione di essere considerati degli assassini. Un vero e proprio bombing mediatico, artatamente costruito, ha fatto passare queste persone per degli eroi incompresi dalla magistratura. Media che hanno contribuito ad aizzare il popolo contro il popolo, poveri contro ladri poveri, poveri contro stranieri. La loro responsabilità è enorme di fronte al clima di forca venutosi a creare per far passare questa legge. Un clima ideale per far continuare la guerra contro i poveri dichiarata e combattuta dal governo.

Questa legge, a mio modesto avviso, si inserisce benissimo all’interno dell’imprinting ideologico che ha smosso decreti come quello Minniti-Orlando o tutte le controriforme sociali, che hanno contributo a rendere ancora più larga la forbice tra ricchi e poveri.

Eppure non è certamente bello per chi subisce un tentativo di furto in casa nel cuore della notte, specialmente se si tratta di soggetti indifesi come gli anziani o di luoghi in cui vi abitano dei bambini, non potersi difendere. Ma siamo sicuri che sia questa la soluzione? Una legge che di fatto ti autorizzare a uccidere i ladri di notte? Secondo me No!

La sicurezza è certamente un fattore importante per le persone. Se parliamo di sicurezza intesa come: fenomeno punitivo, come certezza della pena per i ladri, come “più polizia nelle strade” che contribuisca ad evitarci la spiacevole visione di uomini e donne che rovistano tra i rifiuti; allora la direzione è giusta ed è questa la strada. Ma è anche la strada che potrebbe farci vivere in un paese surreale dove i veri nemici sono gli altri, cioè chiunque sia diverso da noi e invada l’equilibrio che abbiamo faticosamente raggiunto tra un lavoro precario e l’incasso di una disoccupazione.

Se, invece, stiamo parlando di sicurezza intesa come: stabilità lavorativa, possibilità di costruirsi un futuro, accesso a cure sicure, come possibilità di non morire sul lavoro; questa è la strada più sbagliata che si possa intraprendere. Io penso che sicurezza sia anzitutto prevenzione ed è in questo senso che il governo dovrebbe agire. Se, per un attimo, ci fosse l’abolizione del precariato, un aumento di investimenti pubblici che creasse posti di lavoro, l’accesso ad una casa, alle cure mediche, all’istruzione vivremmo non soltanto in un paese caratterizzato da un benessere diffuso, ma anche in un paese più sicuro.

È questa la prevenzione, ovvero ridurre al minimo la possibilità che qualcuno sia costretto a rubare per vivere. In altre parole, che si eviti il più possibile il meccanismo di “vita mia, morte tua”. Non facciamo diventare questo detto una filosofia di vita ma cerchiamo di guardare alle ingiustizie sociali con indignazione e rabbia. Utilizziamolo il nostro diritto di legittima difesa! Ma verso un governo di razzisti e classisti, per costruire un paese più sicuro e più stabile.

 Gianmarco Sposito

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Nato a Messina il 05/01/1990, frequenta il liceo scientifico G. Seguenza diplomandosi nel 2008. Da sempre appassionato di politica e di lotte sociali. Una passione di famiglia tramandata dal nonno Umberto, militante sindacale e politico che ha fatto parte dell’allora Partito Comunista Italiano. Si iscrive al Partito della Rifondazione Comunista nel 2006, militando dentro i Giovani Comunisti. È Segretario cittadino del PRC tra il 2013 e il 2016. Nel frattempo, si appassiona alla lotta dei “senza casa” fondando nel 2014, insieme ad altri compagni, la federazione messinese del sindacato nazionale degli inquilini e degli assegnatari denominato Unione Inquilini, sindacato storico fondato a Milano nel 1968. Nel settembre del 2015 è delegato dell’Unione Inquilini alla Coalizione Europea per il diritto all’abitare che terrà la sua conferenza a Londra in contrapposizione al MIPIM, la più grande fiera degli immobiliaristi di tutto il mondo. Lavoratore delle ferrovie, è eletto rappresentante sindacale unitario degli impianti fissi di Navigazione. Attualmente è Segretario Provinciale dell’Unione Inquilini Messina.

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