Partire, ritornare, ritrovarsi in… “Risa” di Michele Ainis

29 aprile 2018

Di Marta Previti – “Alla notizia della morte della zia Rosa, Diego decide di tornare dalla Pianura Padana a Messina, per fare visita all’ultimo parente che gli è rimasto, il fratello prete Jacopo”.

Questa è la sinossi dell’ultimo libro di Michele Ainis, intitolato Risa.

Risa non è un libro qualunque, soprattutto se a leggerlo è una persona che, come il protagonista, Diego, vive lontano da casa da tanti anni e che, le poche volte in cui ci ritorna, trova la propria città sempre diversa, o forse sempre uguale.

Qualcuno mi ha detto che a volte sono i libri a scegliere le persone e non viceversa e, questa volta, sono fermamente convinta sia stato così.

Non parlerò qui della trama del libro, né mi cimenterò a farne una recensione. Voglio invece raccontare la sensazione di inaspettato stupore nell’essermi completamente rivista nel protagonista di Risa.

Poche parole, semplici ma mai casuali, raccontano una realtà estremamente vera, che affonda i suoi ricordi nei miti e nelle leggende, ma che li declina poi nel nostro presente.

Leggendo le pagine di Risa e percorrendo metaforicamente insieme al protagonista le strade trafficate della città di Messina, sotto il sole cocente e con il rumore assordante del clacson delle auto, i ricordi riaffiorano e non puoi fermarli.

A Messina sei sempre alla ricerca. Vivi perennemente quella condizione di quando sai di esserti dimenticato qualcosa ma non sai cosa. E così vai alla scoperta delle tue origini, dei tuoi avi, dei luoghi più nascosti. Forse perché, come ricorda Ainis, la nostra storia ancestrale è stata interrotta da terremoti ed altre catastrofi che hanno determinato una cesura importante nella nostra memoria comune.

Abbiamo quindi bisogno di ritrovarci e a volte questo percorso dobbiamo attraversarlo da soli, rischiando di sentirci “emarginati” e di non essere riconosciuti anche dalle persone più care.

Il ritorno dal viaggio di ogni siciliano verso la  sua terra, può essere paragonato a quello di Ulisse, “straniero in patria”.

Noi, andando via,  abbandoniamo la nostra casa e tutte le nostre sicurezze, alla ricerca di migliori opportunità; una volta lontani dai nostri luoghi, ci costruiamo una vita nuova, forse priva di radici e soprattutto di certezze.

Spesso non pensiamo che contemporaneamente all’evolversi dei tempi e delle nostre esperienze lontano da casa, giù le cose stiano cambiando:

“(…) una lacerazione in quel tessuto cittadino che a forza di percorrerlo e studiarlo e dipanarlo sotto i piedi gli appare sempre più povero e magro (…)”.

I luoghi spariscono, si trasformano, le persone invecchiano, partono, si uniscono e si separano.

La vita di chi ha abbandonato la sua terra natia, non è la stessa di quella vissuta da chi è rimasto. Nel libro Risa, Michele Ainis fa pronunciare a Maria una delle frasi più comuni ma allo stesso tempo più veritiere che si dice a Messina:

Tu puoi sempre ripartire. Io invece resto qui, non ho alternative.”

 

 

Il viaggio diventa realmente metafora di conoscenza, non solo del mondo circostante, ma soprattutto di se stessi: noi “traditori”, acquistiamo infatti una consapevolezza della nostra storia che forse è possibile riconoscere solo quando si è andati via. Questa sensibilità ognuno la trova nelle proprie esperienze, nelle persone incontrate lungo la strada, nelle diverse risposte ricevute nei momenti di nostalgia.

E Diego, sullo sfondo di miti e leggende, studia la sua vita, immagina possibili prospettive e cerca suo fratello Jacopo che è rimasto lì e per il quale nutre un certo sentimento di invidia per quella vita che lui non ha potuto vivere, distante dalla sua città e dai suoi cari.

In fin dei conti per noi le storie mitologiche e i racconti ascoltati sin da piccoli, sono un po’ come dei punti di riferimento. Siamo sempre stati abili a mescolare verità e finzione, a volte anche a confonderle.

Questo legame, è spiegato proprio da Ainis nel suo libro:

Il mito è l’origine, è l’alba della vita. Come Messina, per chi c’è nato”.

E se tutti noi abbiamo ogni volta necessità di tornare, è per trovare le nostre radici, ormai logorate dal tempo, dall’abbandono e dall’oblio.

Sono nata a Messina il 2 ottobre 1991. Gli studi classici del Liceo La Farina mi hanno fatto scoprire l’arte e, ottimista e speranzosa, sono andata nella Capitale e mi sono laureata in Storia e Conservazione del Patrimonio Artistico all’Università di Roma Tre. Ma il caos ...