Benvenuti a Gomorra! di Luigi Sturniolo

21 dicembre 2017

In questa foto non c’è Accorinti. Lo stanno scaricando tutti. Il suo compito è terminato e il suo destino segnato. Gli converrebbe allontanarsi per cercare di non finire vittima del dileggio generale. In questa foto c’è l’inizio e la fine di questa amministrazione, il percorso che ha consentito di transitare il passato nel passato, due letture già presenti ai tempi della campagna elettorale. In questa foto c’è la narrazione iniziale rappresentata da Signorino: le casse del Comune dissestate, le macerie e la promessa del risanamento, i 500 milioni di debiti. In questa foto c’è la narrazione finale ed è rappresentata da Cuzzola: i conti non sono poi così malaccio, meno peggio di tanti altri Comuni, i 100 milioni di debiti, la giocoleria contabile. Due letture diverse del medesimo conto economico. La seconda smentisce la prima. Eppure questa non se ne vergogna. Tanto chi ci bada? E, alla fine, ciò che conta è rimanere attaccati alla poltrona. Era necessario tutto questo perché avesse luogo la restaurazione. Era necessario che una Giunta apparentemente estranea agli equilibri di potere cancellasse il passato. Chi avrebbe, altrimenti, potuto salvare i responsabili della mala gestione e della corruzione nel ciclo dei rifiuti, rinunciando alla verità politica, alla verità storica e, con la cancellazione del contenzioso tra Messinambiente e Ato, alla verità giudiziaria? Dopo la transizione non tornerà la politica. Quella è già morta e dei partiti non c’è più alcuna traccia. Dopo la sanatoria-Accorinti c’è Gomorra, ci sono le dinamiche dei territori marginali, la guerra di tutti contro tutti, lo scontro finale tra lobby e potentati economici. Certo, non scorrerà sangue per le strade. Ci saranno nuovamente le giacche e le cravatte, non Ciro Di Marzio e Genny Savastano. Ci saranno le terze e le quarte file, i portatori di voti, quelli che saltano da un capo all’altro, non ‘O Track e Cap’e Bomb. Ci sarà di nuovo, però, che la voglia di cambiamento, se mai dovesse nuovamente apparire, dovrà avere i tratti della politica. Sarebbe questo il compito di una sinistra degna di questo nome. Uscire dalle frasi vane, dalle cortine fumogene che impediscono di prendere il toro per le corna, ridare senso alle parole, non vergognarsi di fare politica, ricostruire una soggettività capace di offrire a una popolazione smarrita e demoralizzata ancora una speranza.