Ruby ter, Chiara Danese in lacrime al processo: «Violenze nella villa di Berlusconi»

28 Ottobre 2019

In quella serata «ad Arcore», il 22 agosto 2010, «ho visto e subìto una violenza psicologica e fisica», poi dopo «ho sofferto tanto, anche ora sono in cura e prendo dei farmaci». Così Chiara Danese, 27 anni, una delle testimoni «chiave» del caso Ruby, ha confermato in un’aula del Tribunale di Milano ciò che aveva già raccontato anni fa sul «bunga-bunga» nella villa di Silvio Berlusconi, deponendo nel processo «Ruby ter» per corruzione in atti giudiziari a carico del leader di Forza Italia e di altri 28 imputati, tra cui molte «olgettine». Danese ha denunciato anche di essere stata minacciata di morte. Quella sera del 22 agosto Chiara e Ambra Battilana, da poco 18enni, erano state invitate da Emilio Fede alla cena con Berlusconi in qualità di aspiranti «miss», dopo aver partecipato a un concorso di bellezza.

Rispondendo alle domande del procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e del pm Luca Gaglio, la 27enne ha raccontato che l’ex collaboratore di Mora, Daniele Salemi, dopo la serata ad Arcore, «voleva farmi prostituire, voleva farmi diventare una escort, mi minacciava anche». Sempre davanti ai giudici della settima penale (presidente del collegio Marco Tremolada), Danese sulla serata a villa San Martino del 2010, dalla quale le due giovanissime miss se ne andarono, ha aggiunto: «Io ero destinata a Emilio Fede e Ambra Battilana a Berlusconi, così avevo capito». Il pm Gaglio ha mostrato alla giovane un album fotografico e lei ha riconosciuto tra le partecipanti alla serata Roberta Bonasia («lei mi disse di non dire ad altri ciò che avevo visto, che non mi dovevo azzardare»), le gemelle De Vivo e Marysthell Polanco.

Danese ha parlato, come aveva già fatto in passato, di «toccamenti» tra Berlusconi e le altre ragazze, di «baci sui seni», e di ragazze che «toccavano le parti intime di Berlusconi, come per gioco». Minetti, poi, «si strusciava su Fede e Berlusconi» e le «altre ragazze ci provavano a coinvolgermi, a far spogliare me e Ambra». E quando decise di andarsene con Ambra, Fede «mi disse “decidi tu di andartene, ma sappi che non lavorerai nel mondo dello spettacolo”». Quando «uscì il primo articolo, chiamai Fede e lui mi rispose chiedendomi se volevo dei “soldini” da lui, ossia da Berlusconi». Ha parlato anche del «memoriale» che con Ambra depositò in Procura nell’aprile 2011, mentre il difensore di Berlusconi, l’avvocato Federico Cecconi, nel controesame, ha provato a evidenziare incongruenze nei racconti della testimone. Oggi dovrebbe deporre anche Melania Tumini, ex amica di Nicole Minetti, e anche lei tra le testi principali dell’accusa.

La giovane è scoppiata a piangere in aula quando il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano le ha chiesto come viva adesso: «Questa situazione mi ha rovinato la vita, anche perché la gente si è fatta un’idea di me basandosi sui titoli dei giornali — ha detto Chiara Danese — . Nel mio paesino sono stata etichettata come escort, sono stata vittima di bullismo, non potevo uscire di casa. Sono andata in depressione, ho sofferto di anoressia». Parole pronunciate con commozione, a tal punto che i giudici le domandano se desideri prendere fiato, ma lei ha proseguito: «Ho sofferto tanto, sono in cura e prendo farmaci per affrontare questa situazione. Per me cercare un lavoro normale è difficile perché, vivendo in una piccola realtà, la gente non dimentica, si è fatta un’idea, un’ etichetta che è difficile da togliere». E ancora: «Ho ripreso a studiare per cercare di avere un mestiere, la mia famiglia mi aiuta molto, anche economicamente, e ora vedo un po’ di luce».

Chiara Danese, parte civile nei primi due processi Ruby, in questo non è stata ammessa perché i giudici della settima sezione penale del Tribunale di Milano hanno ritenuto che il reato di corruzione in atti giudiziari, contestato all’ex premier e agli altri imputati, non l’abbia (potenzialmente) danneggiata.

«In passato sono stata minacciata da persone che conoscevano quello che era successo», ha raccontato Chiara Danese ai cronisti durante una pausa dell’udienza. «Ho avuto tanta paura, ho ricevute minacce anche da personaggi che fanno parte di questo processo, mi dicevano: “Stai attenta, guardati le spalle”». Minacce per le quali, in aula, ha accusato un ex collaboratore di Lele Mora.

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