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MESSINA: Operazione 'Richiesta', chiuse le indagini. 19 gli indagati. Portò la Squadra Mobile a sgominare nello scorso mese di dicembre un clan di Camaro dedito alle estorsioni
Agivano contro commercianti, cantieri edili e ditte operanti nel settore e attraverso la loro forza intimidatrice costringevano i titolari a versare denaro o ad assumere i sodali dell’organizzazione. Secondo i riscontri investigativi a dirigere il gruppo sarebbe stato Santi Ferrante, 61 anni. Benché recluso nel carcere abruzzese di Sulmona sarebbe riuscito ad impartire ordini agli uomini del clan su come agire nel territorio. Dodici gli arresti eseguiti...
MESSINA: Insulti ai Franza, tifosi assolti
Sette tifosi del Messina sono stati assolti oggi dal giudice monocratico dall’accusa di aver aggredito ed offeso l’allora presidente del Messina, Pietro Franza. Assolti perché il fatto non sussiste Giovanni Caruso, Alessandro Barbera, Calogero Smiraglia, Marcello Saccà, Giuseppe Lerario, Marco Paleologo e Salvatore Crupi. I fatti risalgono al luglio del 2008 qu...
L'INTERROGAZIONE DELL'ON. GULLO: Verificare la veridicità delle notizie relative al fatto che le pattuglie della polizia stradale di Sant'Agata di Militello non effettuano più, salvo emergenze, servizi in ambito autostradale
Camera dei Deputati - 4-04273 – Interrogazione a risposta scritta presentata dall’On. Gullo (PD) il 1 Aprile 2014. Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno. Per sapere premesso che: le forze dell'ordine, in particolare, attraverso la loro azione di controllo del territorio, svolgono una funzione essenziale ai fini di ...

BRINDISI, L’INCHIESTA CHE COINVOLGE DIVERSI IMPRENDITORI MESSINESI: Fotovoltaico selvaggio, richiesta di rinvio a giudizio per 15 indagati. Ben 21 capi di imputazione, tra cui illecito edilizio ed ambientale

BRINDISI – Ben 21 capi di imputazione, tra cui illecito edilizio ed ambientale, pendono ora a vario titolo, sulle teste di 15 persone rinviate a giudizio dalla Procura di Brindisi, nell’ambito di una maxi inchiesta sui parchi fotovoltaici ricollegabili al colosso ’Globar Solar Found’, fondo cinese che investe in tutto il mondo, nelle energie rinnovabili.

Energia solare, nella fattispecie, col trucco, secondo il Procuratore di Brindisi Nicolangelo Ghizzardi che alla fine di una complessa attività di indagine, ha formalizzato la sua richiesta di rinvio a giudizio per i salentini Paride De Masi, di Casarano (ex Presidente del comitato ‘Energie rinnovabili’ di Confindustria Puglia e venditore, di fatto, della società ‘Italgest’ e tutti i suoi progetti sul territorio a GSF) e Armando Cavallo di Ostuni.

Ma anche dei ‘forestieri’ Simone Azzini, di Firenze, Gaetano Buglisi, Milazzo, Sebastiano Buglisi, Castroreale, i messinesi Francesco Coppolino e Antonio Puliafico, i romani Raffaele Federici e Mariangela Zanazzo, Carmine Di Giglio (country manager per l’Italia di GSF, fondo investimento cinese che investe nelle energie rinnovabili) di Torre del Greco, Domenico Fiacco di Todi, il bolzanese Roberto Saija, Ettore Zanazzo di Imperia e gli ‘stranieri’ Carlos Gomez Puyol di Madrid Domenico Catalfano, nato a Scherzngen, ma residente a Funari.

Tutti legali rappresentanti o progettisti di alcuni parchi fotovoltaici costruiti tra Brindisi e Tuturano dalle società ‘Geos srl’, ‘Girasole srl’, ‘Photos srl’, ‘Apulia Renewable srl’, ‘Dalia Sholar spa’ e altre ditte incaricate dell’esecuzione dei lavori.

Al vaglio degli inquirenti, anche le posizioni di Gaetano Buglisi e Roberto Saija, ‘sviluppatori’ di alcune tra le piattaforme fotovoltaiche in esame. Nella richiesta di rinvio a giudizio, emergono i diversi capi di imputazione, che vanno dai presunti illeciti edilizi e ambientali a presunte false attestazioni, grazie alle quali le società in questione avrebbero percepito finanziamenti pubblici per svariate centinaia di migliaia di euro. Di più.

Al vaglio della Procura, anche l’arcinoto ‘escamotage’ del frazionamento dei campi, suddivisi al fine di evitare procedure di autorizzazione ben più complesse. Da un punto di vista strettamente ambientale, invece, alcune società avrebbero avvallato, al momento dei lavori, il miscelamento di rifiuti pericolosi con rifiuti non pericolosi in siti potenzialmente contaminati, per la presenza di componenti inquinati, velenosi e cancerogeni.

I 15 imputati compariranno davanti al Gup Tea Verderosa, il prossimo 9 gennaio. In quella sede, i difensori cercheranno, ovviamente, di evitare il coinvolgimento nella fase processuale che per la tipologia delle accuse, si preannuncia particolarmente complessa.

Interpellato telefonicamente, l’Avvocato Fabio Paternello, legale dell’imputato Simone Azzini, ha dichiarato: “In casi simili è davvero difficile, anche per l’Autorità Giudiziaria, individuare con precisione le singole condotte e responsabilità degli indagati nella fase delle indagini; confido che nelle fasi successive, magari già davanti al Gup, si riesca a fare un minimo di chiarezza sui singoli episodi e sulla totale estraneità alle ipotesi di reato di chi, come il mio assistito, ha avuto nella vicenda un ruolo tecnico, meramente esecutivo, per realizzare quanto previsto nelle tavole di progetto”. http://www.trnews.it

L’INTERVENTO – Chiude lo storico Ignatianum. Cancellata la presenza dei Gesuiti a Messina. La lettera di Antonio Mantineo, docente di Diritto canonico ed ecclesiastico

A Sua Eccellenza Mons. Calogero La Piana

Al Provinciale dei Gesuiti in Italia

Meno grave rispetto al dramma vissuto dalle famiglie dei senza lavoro, di coloro che attendono uno stipendio da mesi, e sono tanti, di quella dei nostri giovani che ogni mese lasciano la città, nuovi emigranti, per sempre, cercando altrove prospettive migliori che qui non hanno trovato. Eppure, tra questi drammi appena richiamati, che fanno apparire la nostra città senza futuro, si consumano, in modo ancor più silenzioso altri e gravi traumi: quelli che ci fanno perdere memoria del passato della “gloriosissima Messina” , delle presenze che l’hanno resa tra le più belle, città aperta agli scambi, alle relazioni culturali e commerciali in tutto il Mediterraneo. Ci riferiamo al cupo silenzio con il quale si è consumata la chiusura dell’Ignatianum e la partenza degli ultimi vecchi, ma tenaci testimoni della presenza dei gesuiti in città. Risale al 1548 la fondazione del Collegio dei Gesuiti, detto Primum ac prototypum collegium societatis Jesu, in quanto indicato come modello per tutte le strutture educative che l’ordine ha fondato nei diversi continenti, rispondendo ad un carisma tipico nella Chiesa. Il Collegio, voluto dallo stesso Ignazio di Loyola, per accogliere la richiesta avanzata dal senato cittadino allo stesso fondatore della Compagnia, si proponeva dalla sua fondazione come istituzione deputata a formare una generazione in grado di assumere tutte le più alte responsabilità civili e religiose. Pietro Canisio, tra i primi a diventare gesuita, invitato dallo stesso Ignazio di Loyola a sostenere la nascita del Collegio a Messina, scriveva in una lettera ad alcuni fratelli, a proposito di quel collegio: “Di questi vantaggi vogliono i messinesi si tenga molto conto; vedono, infatti, chiaramente che dalla buona istruzione dei fanciulli, non solo ne avrà bene e decoro questa città, ma ne proverà, altresì, in non minima parte, la salute di tutto il vicereame”. Dopo la sua edificazione, il Collegio divenne Messanense Studium generale, cioè sede della prima Università di Messina. È bene sottolineare, ancora, che quel collegio fu il primo esperimento in Europa di università collegiata, istituto proposto alla formazione religiosa dei laici, voluta dai gesuiti ma sostenuta dall’élite cittadina, dai Vicerè e persino da Papa Paolo III che nell’occasione emise la bolla “Copiosus in misericordia Dominus”, necessaria per l’istituzione dello Studium. Ancora nel novecento, dopo il tragico terremoto del 1908, dall’originario Collegio si progettano e nascono due istituti: il primo è il nuovo Collegio di Sant’Ignazio di Piazza Cairoli, destinato alla formazione solo dei laici, abbattuto negli anni sessanta per un’operazione immobiliare speculativa; il secondo, l’Istituto Ignatianum per formare agli studi filosofico-teologici, inizialmente solo i gesuiti ed, in seguito, alla fine degli anni sessanta del secolo scorso, per formare agli studi teologici e alle scienze religiose e sociali religiosi, presbiteri e laici, diventando un’istituzione di prestigio, collegata agli Istituti teologici del meridione e all’Università Gregoriana di Roma. È il caso di rilevare, e non appaia elemento secondario anche per le riflessioni che svolgiamo, che l’Istituto rifondato dopo il terremoto, per volontà del vescovo Paino, rimase – da lì e fino ad oggi – nella proprietà della Curia di Messina. Nelle scuole superiori dell’Ignatianum si sono formati coloro che nel novecento hanno costituito la classe dirigente messinese, ma anche tanti giovani, appartenenti alle diverse classi sociali, accomunati dalla volontà di una formazione negli studi di alto profilo, come quella che per tanto tempo veniva garantita, orientata alla formazione integrale dell’uomo e del cristiano. Per rompere il silenzio “assordante” della città, e anche delle comunità di credenti, su tutta la vicenda, ci vogliamo chiedere: quali sono i motivi per i quali la stessa Compagnia ha deciso di chiudere e per sempre l’Istituto? Come mai la stessa Chiesa di Messina, con il suo Arcivescovo hanno lasciato che i gesuiti si partissero dalla città, lasciando pochi anziani gesuiti? E adesso che anche i gesuiti malati, fino a pochi giorni fa, ricoverati nell’infermeria attrezzata, sono stati trasferiti, trattati come esuberi, ci chiediamo cosa ne sarà di quel grande Istituto? Ci chiediamo allora: cosa si poteva e doveva fare per evitare che i Gesuiti lasciassero la nostra città; cosa si doveva fare per garantire ai pochi che sono rimasti, tre, uno spazio che li ospitasse per l’opera preziosa di formazione e testimonianza cristiana che rendono a tanti messinesi e non solo, visto che i nostri gesuiti sono apprezzati dalla Chiesa italiana e da tante comunità sparse in tutto il Paese, per la loro preziosa scienza teologica, ma anche per la loro delicatissima e tenera umanità? Torniamo al presente, preoccupati come siamo di comprendere cosa potrà accadere dell’Ignatianum, una volta che i gesuiti non ci sono più. Apprendiamo dell’iniziativa assunta, già un anno fa, da mons. La Piana di richiedere l’istituzione di Corsi di laurea dell’Università Cattolica di Milano (vedasi Bollettino diocesano 2012). Questa iniziativa anche se lodevole nelle intenzioni, non rende giustizia dell’abbandono dei gesuiti al loro destino, nel senso che non necessitava la loro partenza perché la Curia di Messina avvertisse la necessità di radicare un’istituzione universitaria confessionale negli stessi locali di cui rimane proprietaria e che erano nella disponibilità della Compagnia di Gesù. Se anche la loro presenza fosse sostituita da quella dell’Università del Sacro Cuore di Milano, non si giustifica un prezzo così alto pagato dall’ultimo nucleo di gesuiti in città. Osserviamo, quasi per assonanza, che un altro istituto religioso, quello dei rogazionisti di Cristo Re, da alcuni anni ospita un’Università telematica, che rilascia, dietro costi elevatissimi per le famiglie, titoli di studio, aventi valore legale. L’uso di istituti ed immobili appartenenti ad enti ed istituzioni ecclesiastiche per ad attività diverse (da quelle di religione e di culto, ex art. 16, legge n. 222 del 1985), può compromettere l’identità ed i fini propri di un ente religioso. Ed è il caso delle attività svolte di già presso i rogazionisti, ma anche di quelle avviate presso l’Ignatianum da parte di una cooperativa che, il giorno dopo la partenza dei gesuiti, si è insediata negli stessi locali per gestire servizi di assistenza. Cosa ancor più grave se quei locali, ove pur hanno operato per alcuni decenni gli stessi gesuiti, si avviassero ad ospitare, anche se “per problemi di bilancio” attività di tipo commerciale (supermarket, alloggi, o che altro?). Nella nostra città soporifera e sciroccosa altri ordini religiosi, nel silenzio generale, sono andati via da alcuni anni e altri hanno programmato la loro partenza. Abbiamo già sofferto per la partenza dei comboniani, e siamo preoccupati per quella più che ventilata dei domenicani o dei carmelitani. Ritengo che la partenza di ordini religiosi non impoverisca solo il tessuto religioso della Chiesa locale ma, altresì, ne soffra lo stesso tessuto civile. O, forse, anche queste partenze sono indice, un altro e grave, come indicato in premessa, del declino, quasi ineluttabile che ha investito la nostra comunità e le istituzioni civili e religiose. Eppure, vogliamo e dobbiamo credere che i semi sparsi del Vangelo dai gesuiti che nella nostra città possano anche germogliare frutti ed esperienze autentiche di rinnovamento e di speranza. Anche per questo, pur se un po’ disorientati e più soli, sentiamo che anche attraverso le piccole comunità di cristiani che si incontrano nella nostra città, come in tante altre in Italia, si debba proseguire e raccogliere il testimone del messaggio di Ignazio, che è la di impegno culturale e cristiano.

Antonino Mantineo, professore ordinario di Diritto canonico ed ecclesiastico Università Magna Graecia

Roma: ‘Ronde nere’, il messinese Gaetano Saya (11 mesi per apologia di fascismo) e la compagna (5 mesi) condannati

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Due condanne per aver fatto apologia di fascismo, sono state inflitte oggi dal Tribunale di Roma che ha applicato una legge entrata in vigore nel giugno del 1952. A 11 mesi di reclusione e’ stato condannato Gaetano Saya di 56 anni, gia’ responsabile del rifondato gruppo ‘Msi – Destra nazionale’ mentre 5 mesi di reclusione sono stati inflitti alla sua compagna Maria Antonietta Cannizzaro che ha ottenuto la sospensione condizionale della pena. I fatti contestati risalgono al giugno del 2009 quando furono costituite le “Ronde nere’ e la ‘Guardia nazionale italiana’. Entrambe le formazioni avevano adottato divise che, secondo l’accusa, riportavano in auge i simboli del fascismo, come l’aquila imperiale e la scritta ‘S.P.Q.R’. Saya e la Cannizzaro furono denunciati dopo aver partecipato ad una manifestazione pubblica non autorizzata per aver esaltato i principi e i metodi del fascismo. Oggi la condanna.

IL VIDEO – No MUOS: L’ intervento di Antonio Mazzeo alla manifestazione nazionale di Niscemi del 06.10.12

LA RIVELAZIONE SUL SETTIMANALE CENTONOVE – VALTER LAVITOLA, MESSINA CONNECTION: Prima gli incrociatori regalati a Panama e ancorati nella Falce, poi il riferimento a Rocco Crimi. Ma l’ex sottosegretario replica a muso duro

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MESSINA. Prima gli incrociatori donati dall’allora presidente del consiglio Silvio Berlusconi al governo di Panama per suo tramite, e ancorati all’arsenale della zona falcata. Poi l’arresto dell’ex deputato Mpa Carmelo Pintabona, imprenditore siculo- argentino, nel 2008 candidato all’estero col Pdl e oggi costretto a Brolo dall’obbligo di dimora comminatogli dopo la scarcerazione. Qualche giorno fa, il deputato messinese Rocco Crimi chiamato in causa nella lettera diretta a Berlusconi, mai spedita, e scovata dai magistrati inquirenti nel computer di Pintabona. Valter Lavitola, a chiamare in causa Messina, ed esservene accostato, ci sta prendendo gusto. DALL’ARGENTINA A BROLO. All’inizio di agosto, i pm Henry John Woodcock, Francesco Curcio e Vincenzo Piscitelli spiccano un mandato di cattura a carico di Carmelo Pintabona, sulla cui testa pende  un’accusa pesante: aver “ricattato” Silvio Berlusconi, insieme al faccendiere ed ex direttore le “L’Avanti” Valter Lavitola, tentando di estorcergli cinque milioni. E dal computer di Pintabona, gli inquirenti hanno tirato fuori una lettera, agli atti ma la cui attendibilità e veridicità non è stata ancora confermata, che sembra scritta da Lavitola e che confermerebbe le accuse. ln un passaggio, il faccendiere ricorda all’ex premier di aver ricevuto 400mila euro per aver favorito il passaggio del senatore Sergio De Gregorio da ltalia dei Valori al Pdl, mossa che ha contribuito alla caduta del governo guidato da Romano Prodi nel 2007. Per questo, e per un’altra lunga serie di ipotesi di reato, De Gregorio è attualmente ai domiciliari. Secondo la ricostruzione di Lavitola, i 400mila euro sarebbero stati mascherati come un contributo dato da Forza ltalia al giornale che all’epoca dirigeva. ll 14 agosto, Pintabona lascia il carcere di Secondigliano e va a Brolo, paese nel quale è costretto da un obbligo di dimora. Qualche settimana dopo, dal suo computer viene fuori la lettera del mistero. ‘MESSINA CONNECTION, “Ho ottenuto da lei – si legge nella lettera attribuita a Lavitola – anche che Forza ltalia concedesse all’Avanti un finanziamento di 400 mila euro nel 2008, altro non era che il rimborso di soldi che lei mi aveva autorizzato a dare a De Gregorio nel 2007 (se ne occuparono Ghedini e Crimi)”, scrive Lavitola nella lettera mai spedita a Berlusconi. Circostanza che Crimi smentisce con veemenza. “lo non ho mai avuto a che fare con questa vlcenda”, taglia corto l’ex sottosegretario. Perchè Rocco Crimi? Esponente di Forza ltalia sin dagli albori (fu eletto deputato nel collegio di Messina nel 1994) e sottosegretario allo Sport nell’ultimo governo Berlusconi, Crimi è tesoriere del Pdl e lo è stato di Forza llalia. A lui, in pratica, è toccato tenere il conto della cassa di partito. Un compito non sempre grato. Perchè se fino a qualche tempo fa Berlusconi “garantiva” le casse azzurre con fidejussioni per un totale di 179 milioni di euro, dalla caduta del governo eletto nel 2008, l’ex premier si è “smarcato” dalle sorti finanziarie della sua creatura. Tanto che nel rendiconto del 2010, il terzo redatto dal partito delle libertà, si legge di un disavanzo di esercizio di 5 milioni 946 mila 830 euro. Che peso dare alle rivelazioni di Lavitola? Mario Papa, legale napoletano che difende Carmelo Pintabona, si dimostra scettico. “ln questo procedimento tutto è vero e tutto è falso, è tutto da verificare. La lettera esiste, ma che sia riferibile a Lavitola lo riferisce Pintabona. ln più, che le eventuali circostanze riferite da Lavitola siano vere o false, questo lo sa solo Lavitola”. Non è la prima volta che il nome del faccendiere è accostato a quello di Messina. SALPIAMO PER PANAMA. Il 30 giugno del 2010, Berlusconi e Roberto Martinelli, presidente dello stato di Panama, siglano un “accordo di cooperazione tecnica nel campo della sicurezza”. Tradotto, lo stato italiano regala a quello centramericano sei pattugliatori navali. Quattro di questi, al cantiere navale dell’Arsenale sono rimasti per oltre un anno. I lavori di manutenzione sono andati avanti sotto gli occhi di otto ufliciali della Marina militare di Panana, che per tutto il periodo hanno alloggiato all’Hotel Royal di via Tommaso Cannizzaro. – ALESSIO CASPANELLO – CENTONOVE DEL 5 OTTOBRE 2012

MESSINA: Diffama magistrato Franco Chillemi, condannato pentito. Il tribunale di Reggio Calabria ha condannato a tre anni e sei mesi di reclusione il collaboratore di giustizia messinese Vincenzo Paratore

Il tribunale di Reggio Calabria ha condannato a tre anni e sei mesi di reclusione, per diffamazione, calunnia e falsa testimonianza, il collaboratore di giustizia messinese Vincenzo Paratore, che aveva accusato – nelle aule dei tribunali di Catania e Messina – il magistrato Francesco Chillemi, sostituto procuratore generale a Catania e prima pm nella città dello Stretto, di essere affiliato alla cosca mafiosa di Nitto Santapaola, attraverso il legame con un omosessuale. Il magistrato lo aveva querelato. Nella requisitoria l’accusa aveva richiesto la pena di cinque anni.

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Il treno del ferro


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