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Il presidente della commissione regionale antimafia Nello Musumeci annuncia il ritrovamento di resti umani: "Un cimitero di mafia nella discarica di Mazzarà Sant'Andrea a Messina"
"Nella discarica di Mazzarrà Sant'Andrea sono stati ritrovati scheletri umani, pare resti di cadaveri risalenti a pochi anni fa. Non posso dire altro perché la questione è oggetto di un'indagine sia da parte della Commissione, che accerterà le responsabilità politiche, sia da parte della magistratura". Lo ha detto il presidente della Commissione antimafia dell'Assemblea regionale siciliana, Nello Musumeci, nel cors...
BARCELLONA: Continuano le ricerche dei cimiteri di mafia
Per capire la portata e la valenza della notizia è come se a Palermo si pentisse Totò Riina. Perché il boss 43enne Carmelo D’Amico, che da qualche settimana sta riempiendo in gran segreto parecchi verbali davanti ai magistrati della Dda di Messina, è stato il capo dell’ala militare di Cosa nostra barcellonese per molti anni, nonché il “titolare” degli interessi economici della famiglia mafiosa per la zona di Milazzo. È un intero territorio â€...
IL TRIONFO DELLO SQUALO: Nibali vince il Tour, Messina festeggia in Comune


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Messina, l’Antimafia sequestra beni per 2 milioni di Euro a un esponente di vertice della famiglia mafiosa dei “barcellonesi”

MESSINA – La Direzione Investigativa Antimafia di Messina ha eseguito un provvedimento di sequestro beni e quote societarie, per un valore di mercato stimato in circa 2 milioni di euro, emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Messina a carico del latitante Barresi Filippo, ritenuto elemento al vertice della famiglia mafiosa dei “barcellonesi”, operante sul versante tirrenico della provincia di Messina. La misura di prevenzione patrimoniale scaturisce da accertamenti condotti dalla Direzione Investigativa Antimafia di Messina sotto la direzione ed il coordinamento del Procuratore Capo, Dr. Guido Lo Forte e dei Sostituti Procuratori della Repubblica presso la locale Direzione Distrettuale Antimafia di Messina, Dr. Vito Di Giorgio e Dr. Angelo Cavallo. Il 57enne Barresi è personaggio di indubbio spessore criminale, comprovato anche dallo stato di latitanza che ormai perdura dal giugno 2011, quando lo stesso si è sottratto all’esecuzione dell’ordinanza cautelare emessa nell’ambito dell’operazione “Gotha” che ha decapitato il clan dei “barcellonesi”. Già noto dai primi anni ’70 alle Forze di polizia per vicende giudiziarie per reati contro il patrimonio, strage, tentata estorsione, associazione per delinquere, detenzione illegale di armi, esplosivi e munizioni, lesioni personali, associazione a delinquere finalizzata alla consumazione di reati in tema di stupefacenti, tanto da essere sottoposto per due volte alla misura della diffida e alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno nel Comune di Barcellona per 3 anni, il Barresi è stato coinvolto nei principali procedimenti penali nei confronti delle associazioni mafiose operanti nella zona tirrenico -nebroidea della provincia dello stretto, quali quelli “Mare Nostrum”, “Icaro” e “Gotha”. In quest’ultima operazione, il Barresi è stato colpito dalla misura custodiale di massimo rigore con ordinanza emessa dal Tribunale di Messina del 16.6.2011 perché gravemente indiziato di partecipare, in posizione verticistica, all’associazione di stampo mafioso dei “barcellonesi” per il periodo successivo al 1995. In tale contesto criminale, Filippo Barresi è stato descritto dai recenti collaboratori di giustizia Bisognano, Gullo, Truscello e Castro come elemento di vertice all’interno del sodalizio criminale, secondo solo al noto Giovanni Rao e accusato in prima persona di essere stato l’esecutore materiale di alcuni omicidi avvenuti nei primi anni ’90 durante la guerra di mafia nel territorio di Barcellona Pozzo di Gotto. Lo stesso viene indicato inoltre come direttamente interessato ad attività estorsive.

Il sequestro ha riguardato l’intero capitale ed il compendio aziendale:

- dell”impresa vivaistica “Lo Monaco Nunziata” con sede in Barcellona
P.G. (ME)

- della quota di diritto di azioni di 2.500 euro pari al 25% del capitale sociale, detenute da Barresi Maria della “Saloon s.a.s. di Cuce’ Vera & C.” con sede in Barcellona P.G. (ME), avente per oggetto sociale, tra l’altro, la ” …. gestione di bar, paninoteche, ristoranti, pizzerie .. “

- di 8 terreni agricoli ubicati a Barcellona P.G. e Castroreale, intestati, interamente o parzialmente, a Lo Monaco Nunziata ampi complessivamente 185 are circa

- di 2 fabbricati intestati alla Lo Monaco, ubicati a Castroreale e Barcellona P.G.

- di 2 motocicli, un’autovettura e un autocarro intestati alla Lo Monaco, nonché due vetture intestate alle figlie Barresi Maria e Barresi Cristina

- di conti correnti (saldi attivi), titoli e altre forme di investimento finanziario.

Gli accertamenti investigativi, che hanno consentito l’emissione del suddetto provvedimento di sequestro dei beni per un valore stimato di 2 milioni di euro, hanno evidenziato come il Barresi fosse il reale gestore del vivaio formalmente intestato alla moglie e, inoltre, che i fondi rustici destinati all’esercizio dell’attività d’impresa, i beni immobili intestati alla moglie, i veicoli citati, così come l’immobile adibito a civile abitazione sito in Barcellona P.G. e la quota azionaria della società Saloon s.a.s. di Cucè Vera e C., detenuta dalla figlia Barresi Maria, “costituiscano il reimpiego dei proventi dell’attività criminosa esercitata dal Barresi. L’odierno risultato rappresenta un’importante conferma di un precedente provvedimento di sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p. avvenuto nel giugno 2011 nell’ambito dell’operazione “Gotha”.

“Il latitante Barresi ha molte coperture”.
Viene indicato come direttamente interessato alle estorsioni e la sua latitanza, secondo la Dia e il procuratore di Messina Guido Lo Forte, “prosegue ancora oggi perché ha molte coperture nel territorio”. Il latitante Filippo Barresi è stato descritto dai recenti collaboratori di giustizia Bisognano, Gullo, Truscello e Castro come elemento di vertice del sodalizio criminale di Barcellona Pozzo di Gotto ed è stato accusato di alcuni omicidi avvenuti nei primi anni Novanta, durante la guerra di mafia. Viene indicato come direttamente interessato alle estorsioni e la sua latitanza, secondo la Dia e il procuratore di Messina Guido Lo Forte, “prosegue ancora oggi perché ha molte coperture nel territorio”. Lo Forte ha chiesto ai cittadini di “denunciare senza aver paura” se sono a conoscenza di qualcosa. Barresi in passato è stato alla sorveglianza speciale, con obbligo di soggiorno nel Comune di residenza per 3 anni, ed è stato coinvolto nei principali procedimenti penali nei confronti delle associazioni mafiose operanti nella zona tirrenico-nebroidea della provincia dello Stretto, scaturuti dalle operazioni “Mare Nostrum”, “Icaro” e “Gotha”.

Politica. Sonia Alfano: “Con il Movimento Arancione se priorità sono lotta a mafie, corruzione e riciclaggio”

Roma. “Grazie innanzitutto per avere riportato l’argomento fondamentale nell’agenda della politica italiana, cioè la partecipazione democratica. Non parlerò di Berlusconi e nemmeno di chi si spacciava per democratico e oggi ha espulso due persone per bene: Salsi e Favia. Io vorrei vivere in un Paese sicuro, con la schiena dritta, dove la gente corrotta, i politici e gli amministratori delegati collusi, con le mani sporche, vengano scortati sì, ma nelle patrie galere. Non voglio che le forze di polizia ricevano l’ordine di caricare professori e studenti, che legittimamente manifestano il proprio dissenso. Pretendo che questo Paese torni a investire su scuola pubblica, cultura, sanità pubblica e sicurezza; pretendo un Paese che abbia come priorità la lotta alle mafie, alla corruzione, al riciclaggio di denaro. E invece siamo nelle mani di politici che scappano di fronte a queste priorità perché dovrebbero auto processarsi. Se il Movimento Arancione è in grado di sostenere tutto questo, allora io sarò con il Movimento Arancione!”.

Lo ha detto Sonia Alfano, presidente della Commissione Antimafia Europea, intervenendo alla presentazione del Movimento Arancione, al Teatro Eliseo di Roma.

“Il nostro – sottolinea – è un Paese che a volte non capisce che deve inorridire davanti alle facce di certi politici che si vedono soltanto in televisione. Il nostro è un Paese che ha consegnato 2.500 morti innocenti alle mafie. Un Paese che ha sacrificato magistrati, giornalisti, poliziotti, carabinieri, imprenditori, cercando continuamente di negare la verità. Ora basta, siamo stanchi! Loris Mazzetti ha detto ‘viva l’antimafia, viva l’antifascismo’ e io lo ribadisco! Sabato prossimo sarò a Piazza Farnese, perché quello che il 28 gennaio del 2009 si chiamava ‘Io so’, oggi si chiama ‘Noi sappiamo’: è arrivato il momento di dire tutto quello che sappiamo”. “A questo punto – ha concluso Sonia Alfano – condividiamo, sbracciamoci e lottiamo. Tutti quei palazzi che puzzano di illegalità hanno bisogno del fresco profumo di libertà che Paolo Borsellino ci ha insegnato. E mi auguro che venga eletto un Presidente della Repubblica degno di questo nome, che sappia difendere i magistrati che svolgono egregiamente il loro lavoro, invece di ostacolarli”.

Mafia: Lumia, storia Graziella Campagna rappresenta barbarie Cosa nostra

Palermo. “La storia di Graziella Campagna rappresenta, più di tutte, la barbarie di Cosa nostra, disposta pure ad uccidere una ragazzina innocente perché venuta fortuitamente a conoscenza di un documento che rivelava l’identità del boss Gerlando Alberti Junior. Una morte insopportabile che ancora oggi provoca rabbia e indignazione nei familiari, nel movimento antimafia e nell’opinione pubblica. Ecco perché condivido e sostengo l’idea di istituire un premio annuale all’Ars per tenere viva la sua memoria e per far capire alle nuove generazione il valore dell’antimafia e della legalità”. Lo dice il senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente della Commissione antimafia ricordando la giovane Graziella Campagna, uccisa a Villafranca Tirrena (Me) da Cosa nostra il 12 dicembre del 1985.

L’INCHIESTA – Bernava (Cisl). La Formazione fatta in casa: Il Segretario regionale siciliano della Cisl chiede rigore sulla Formazione e salvaguardia posti. Il figlio è però assunto da un Ente di Formazione…

MESSINA | C’è chi predica bene e razzola male. La notizia nella notizia è che Maurizio Bernava, segretario regionale della Cisl, è intervenuto nel dibattito sulla Formazione, nella duplice veste di sindacalista e padre di Valerio, assunto – guarda caso – da un Ente di Formazione. L’Ente in questione è la Ial (ex Cisl), che nel dicembre del 2007 ha provveduto all’assunzione del “giovane” Bernava con la qualifica di amministrativo, poi transitato nei ruoli delle docenze e oggi – guarda caso – distaccato alla Filca Cisl, sulle orme del padre?

Valerio Bernava, figlio d’arte…
Senza entrare nel merito delle qualità lavorative e sindacali del “giovane” Bernava, sorge il sospetto che il problema della Formazione non possa riguardare solo la politica, ma anche altre fasce. Come quelle sindacali. La Ial, nata come promanazione della Cisl, ha infatti provveduto a fare assunzioni a pioggia attingendo per lo più ad amici e parenti di sindacalisti influenti. Seguendo il cattivo esempio della politica.

Bernava, forse era meglio il silenzio.
Maurizio Bernava ha fatto valere il suo peso sindacale nel dibattito generato dal servizio di “Report” sul pianeta Formazione in Sicilia, usando anche toni forti nei confronti della politica. Il segretario regionale del sindacato, probabilmente, avrebbe fatto meglio a starsene in silenzio evitando di rilasciare dichiarazioni “pro domo sua”, dal momento che il “rampollo” lavora per un Ente di Formazione Professionale.

Mal comune… mezzo gaudio.

La situazione della Cisl, comunque, è condivisa anche dagli altri sindacati. Alla mammella della Formazione si sono “attaccati” moltissimi sindacalisti delle altre sigle confederali, piazzando in Enti d’area propri amici e parenti. Oggi c’è indignazione nei confronti della politica dopo l’inchiesta giornalistica di “Report”, ma c’è poco da indignarsi perché il “sistema” va avanti da diversi anni e riguarda anche e soprattutto i sindacati. DAVIDE GAMBALE DA MESSINAOGGI.IT

LO STUDIO – Terremoti: svelati gli intrecci di faglie in Stretto di Messina

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Roma, 12 dic. - Nel corso dei secoli diversi forti terremoti si sono succeduti nell’area dello stretto di Messina, oggi densamente popolata e interessata da imponenti progetti infrastrutturali. In particolare il sisma del 28 dicembre del 1908, seguito da un violento tsunami, devasto’ la regione causando piu’ di sessantamila vittime. Lo studio e’ pubblicato su Scientific Reports, la nuova rivista open access di Nature Publishing Group. Ora uno studio geologico-geofisico realizzato con la nave oceanografica Urania del CNR (campagna TIR10, ottobre 2010) da un team di ricercatori della Sapienza, del CNR e di altri enti di ricerca, chiarisce l’assetto strutturale dell’area per una corretta valutazione del rischio sismico e geologico. Il team ha scoperto che la regione dello Stretto di Messina e’ interessata da un complesso sistema di faglie, alcune finora ignote o mal conosciute. Inoltre si e’ potuto riconoscere che nella stessa zona coesistono, su brevi distanze, regimi tettonici diversi e attivi: si e’ documentato come la crosta terrestre in alcuni punti si estenda, mentre immediatamente a nord dello Stretto di Messina si contragga, con conseguenti movimenti orizzontali. La complicazione dell’area appare spiegabile perche’ lo Stretto e’ posizionato in una fascia di svincolo tra la discesa della crosta (o meglio litosfera) del Mar Ionio al di sotto della Calabria, fenomeno che avviene con modalita’ e velocita’ diverse sotto la Sicilia. La campagna di ricerca, sponsorizzata dal Dipartimento di Scienze del sistema Terra e tecnologie per l’ambiente (Dta/Cnr) per un rilancio del Progetto Crop (Crosta Profonda), ha visto la partecipazione, oltre a docenti della Sapienza, di ricercatori degli Istituti di Scienze Marine (Ismar), Ambiente Marino Costiero (Iamc) e di Geologia Ambientale e Geoingegneria (Igag) del Cnr, e dell’ Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. (AGI)

IL DOCUMENTO, L’APPELLO: Interventi urgenti per il riassetto del Corpo di PM di Messina

Preg.mo
Dott. Luigi Croce
Commissario Straordinario del Comune di Messina

Oggetto: Interventi urgenti per il riassetto del Corpo di PM di Messina
Gli scriventi, appartenenti al Corpo della Polizia Municipale di Messina, esprimono, nuovamente, profonda preoccupazione per quanto attiene la “situazione emergenziale” che attanaglia il “Corpo” da alcuni lustri e che, nonostante i numerosi tentativi di sopperire alle gravi assenze dell’Amministrazione, più volte posti in essere dal Comando, sta ulteriormente e pesantemente precipitando negli ultimi mesi. Profondi mutamenti economici, sociali, culturali, politici, stanno caratterizzando le società moderne, mutando radicalmente i concetti di “sicurezza e di tutela della legalità”. A questo, si aggiungono le nuove funzioni e competenze attribuite o trasferite dallo Stato agli Enti locali. L’insieme di questi elementi, incide profondamente, e non potrebbe essere altrimenti, sulla quotidiana gestione delle attività di Istituto. E’ senz’altro vero che quanto sopra risulta comune a pressoché tutti i corpi di Polizia Municipale e Locale del Paese, dobbiamo però constatare e sottolineare, purtroppo senza timore di smentita, che ben poche strutture in Italia si trovano, come la nostra, ormai prossime al “collasso”. Con propositività ed estremo senso di appartenenza, seppure risulti superfluo, in quanto più volte rappresentato, sintetizziamo brevemente alcuni significativi elementi caratterizzanti la situazione del Corpo di Polizia Municipale di Messina.
1. Per quanto attiene l’organico:
• Ad oggi pari a circa 390 unità a fronte di un fabbisogno che da pianta organica (al minimo) dovrebbe essere pari a 700 unità circa. Da ciò scaturisce ovviamente una situazione emergenziale che intacca la consistenza numerica, sia in termini di unità che di resa e quindi, di garanzia operativa in pressoché tutte le Sezioni.
A tal proposito si rammentano in questa sede le ripetute note del Dirigente, con le quali si rappresenta il grave sottodimensionamento dell’organico, sia rispetto alle esigenze del territorio che rispetto alla capacità lavorativa del personale, paventando un “collasso” della struttura.
• Dei 390 appartenenti al corpo 68 unità risultano peraltro inquadrate con contratti a termine (nr. 48 ex “Contrattisti” e nr. 20 concorso Ex O.P.C.M.).
• Non risultano ad oggi, né espletati né programmati per il breve periodo, concorsi interni per Cat. D (grado Commissari Ispettori Superiori – CIS), con la conseguenza che, complici gli ultimi pensionamenti avvenuti, unitamente a quelli già programmati a breve scadenza, il Corpo, oltre che assottigliarsi ulteriormente, risulta in maniera allarmante privo di Coordinatori.
Tale stato di cose, vista la delicatezza delle funzioni istituzionali che gli operatori sono chiamati a compiere, pone questi ultimi in costanti e quotidiane situazioni di pericolo.
E’ solo per spirito di solidarietà tra pari categoria, nonché per pura buona sorte, che ad oggi non si registrano spiacevoli accadimenti.
• E’ incomprensibile l’assenza, a differenza di quanto invece avviene nel resto del Paese, di una “normale programmazione ciclica” di nuovi concorsi con cadenza almeno quinquennale, per sopperire alle assenze fisiologiche derivanti dai pensionamenti e dal personale transitato e transitante in altri ruoli.

2. Per quanto attiene le ulteriori e principali criticità:
• Dotazioni tecniche, operative, vestiario ed in genere Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) assenti e/o profondamente carenti, in spregio delle più elementari normative che disciplinano la materia della sicurezza sul posto di lavoro e tutela dell’integrità fisica del dipendente.
• Assenza di protocolli operativi concertati con i vari attori riguardanti servizi particolarmente delicati come a titolo esemplificativo ma non esaustivo, l’ausilio nei Trattamenti Sanitari Obbligatori (TSO).
• Strutture spesso inadeguate o addirittura, come nel caso della Caserma “Di Maio”, inagibili.
• Inesistente programmazione dei servizi in quanto, complice anche la già citata carenza di organico, gli operatori vengono messi a conoscenza del servizio da espletare solo il giorno (o meglio poche ore) prima.
A tal proposito si rammenta, che nelle altre città è consuetudine operare una programmazione dei servizi su base settimanale o mensile.
• Mancanza di garanzia sull’effettiva esistenza di adeguata copertura finanziaria per le attività istituzionali da trattamento salariale accessorio. A tal proposito si rammenta peraltro che lo stesso è ormai liquidato con costante e crescente ritardo rispetto alla calendarizzazione prevista. Relativamente all’anno 2011, è stato messo in pagamento solo nel mese di Luglio del corrente anno e peraltro in misura parziale, in quanto decurtato del 14% circa.
• Buoni pasto inspiegabilmente e senza alcuna motivazione espressa, negati alla stragrande maggioranza degli appartenenti al corpo che ne avevano fatto richiesta, nonostante, paradossalmente, siano previsti per particolari turni di servizio (es: 16.00-22.00/17.00-23.00/18.00-24.00).

Alla luce di quanto fin qui esposto, si prenda atto una volta per tutte del fatto che la situazione attuale del Corpo di Polizia Municipale è inaccettabile, particolarmente pericolosa per gli operatori, nonché critica in termini di risultato sia per questa Amministrazione sia per l’intera collettività.

Si chiede quindi:
• di far luce sull’esistenza di adeguata copertura finanziaria per le attività da trattamento accessorio ed eventualmente, in caso di esito negativo, in assenza di copertura sospendere la turnazione relativa alle notti, alle domeniche ed ai festivi;
• l’immediato ripristino delle 36 ore per il personale Ex Contrattista in servizio nel corpo;
• l’immediato avvio delle procedure per il rilascio delle qualifiche di pubblica sicurezza e per il conseguimento delle patenti di servizio per i 20 agenti (concorso Ex O.P.C.M.);
• l’immediata attivazione delle procedure concorsuali per l’individuazione di coordinatori cat. D;
• l’immediata attivazione delle procedure di stabilizzazione relative al personale inquadrato a tempo determinato, sia per quanto attiene la particolare situazione dei 48 Ex “Contrattisti” sia per quanto riguarda quella dei 20 del “concorso Ex O.P.C.M.”;
• la convocazione di un tavolo tecnico, al quale sia invitata una rappresentanza degli scriventi, avente lo scopo concreto di ridare dignità professionale ad un comparto in ginocchio, immaginando e delineando un programma a lunga scadenza che dia una decisa sterzata.
Risultano infatti deprecabili, non auspicabili né tollerabili i soliti estemporanei interventi tampone, dei quali peraltro è figlia l’attuale disastrosa situazione.
Gli scriventi significano in questa sede, che qualora quanto richiesto non trovi un concreto e celere riscontro, si attiveranno azioni concrete ed eclatanti, che compatibilmente con quanto concesso dalle normative vigenti, siano utili per manifestare, in maniera stavolta forte, decisa e risonante, la rabbia e lo sconforto che nutrono.
Risulta superfluo infine evidenziare, che particolare attenzione verrà posta alla tutela dei diritti dei singoli e dell’intera categoria anche nelle sedi competenti.
In attesa di un concreto riscontro,
distinti saluti

No Ponte
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Il treno del ferro


Voci nel fango