6 Febbraio 2008 Mondo News

Torture, la Cia: "Abbiamo usato il finto annegamento"

WASHINGTON – Alla fine, il direttore della Cia lo ha ammesso: gli agenti dell´agenzia hanno usato il “waterboarding” per ottenere informazioni da Khalid Sheik Mohammed, il pachistano considerato il regista degli attacchi dell´11 settembre, e altri due leader di Al Qaeda. Davanti alla commissione del Senato sui servizi segreti Michael Hayden ha confermato di aver fatto ricorso a quelli che ha definito «metodi duri di interrogatorio», senza però scostarsi dalla linea ufficiale dell´amministrazione Bush, la quale rifiuta di riconoscere che il waterboarding – una simulazione dell´annegamento – viola le leggi americane sulla tortura. Lo stesso ministro della Giustizia Michael Mukasey nei giorni scorsi al Senato ha rifiutato di esprimersi sulla legalità  del waterboarding, dal momento che la Cia ha smesso di farvi ricorso.

Secondo Hayden questi «metodi duri» sono stati adoperati «contro tre detenuti di pericolosità  massima in particolari circostanze»: non solo Khalid Sheikh Mohammed, ma anche Abu Zubaydah (ritenuto all´epoca della cattura, nel 2002, il numero tre di Al Qaida), e Abd al-Rahim al-Nashiri, un altro alto esponente dell´organizzazione di Osama bin Laden. Hayden ha ricordato quei «momenti critici» in cui si temeva un nuovo attacco contro gli Stati Uniti. «A rendere ancora più gravi le circostanze – si è giustificato il direttore della Cia – era la convinzione che un nuovo attacco catastrofico contro il nostro territorio nazionale fosse imminente».

Intanto il direttore dell´intelligence Usa Mike McConnell ha detto al Congresso nel consueto rapporto annuale sulle minacce all´America che Al Qaeda rimane una minaccia per gli Stati Uniti, mentre le organizzazioni terroristiche legate alla multinazionale islamica del terrore, in Iraq e nel Maghreb, hanno nel mirino i paesi europei.