7 Febbraio 2008 Giudiziaria

Susanna Ronconi, la persecuzione e le mancate riforme del centrosinistra

Nel dicembre del 2006 si scatenò la caccia alla donna, per la precisione contro Susanna Ronconi, inserita dal ministro Ferrero tra i 70 membri della Consulta sulle tossicodipendenze. Una scelta dettata dalla competenza testimoniata da importanti studi, dal lavoro di base nel volontariato della bassa soglia, dall`essere presidente di Forum Droghe e punto di riferimento per tanti operatori. La polemica nata a Padova si estese al Parlamento con una mozione di sfiducia verso il ministro, con una denuncia alla magistratura per abuso d`ufficio. Di fronte all`aggressione dei fascisti e del deputato Naccarato, esponente dei Ds, la politica tranne poche e lodevoli eccezioni tacque e accettò il ricatto dell`Italia dei Valori. Susanna Ronconi si dimise con una lettera a Ferrero, che contestualmente annullava la nomina. Una conclusione che segnava la debolezza ormai cronica della sinistra, incapace di rivendicare i principi costituzionali rispetto al giustizialismo. In questi giorni, grazie a una campagna di disinformazione del Corriere della Sera si è messa in discussione non la partecipazione a una Istituzione Pubblica (sic!) come si denunciò l`anno scorso sulla scia delle polemiche contro Sergio D`Elia eletto segretario di Presidenza a Montecitorio, ma addirittura la possibilità  di lavorare con una cooperativa sociale che ha avuto l`affidamento di un progetto per il reinserimento nel mondo del lavoro di detenuti. Di fronte a un nuovo linciaggio che potrebbe avere come conseguenza la messa al bando dal consorzio civile di una persona che in quanto ex terrorista avrebbe solo il diritto di scomparire o di girare con una stella gialla, è stato lanciato un appello di solidarietà  che ha come primi firmatari don Ciotti, Paolo Beni, Lucio Babolin, Patrizio Gonnella, padre Camillo De Piaz, Grazia Zuffa, Sandro Margara, Emilio Santoro e a cui finora hanno aderito oltre 400 persone tra cui don Gallo, Marco Pannella e l`ex presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida (per aderire: appelli@fuoriluogo.it). Questa vicenda, che costituisce oltretutto un pericoloso precedente, non può rimanere confinata nei blog o nei siti di internet. Può aiutarci a fare una riflessione sullo stato del diritto e della giustizia in questo disgraziato Paese. Assistiamo impotenti e muti all`espressione di una visione primitiva del diritto e a una concezione della giustizia come pura ritorsione. Non solo per certi reati la lettera scarlatta dell`infamia non può essere rimossa. Mai. Si richiede una sorta di pena di morte simbolica, dunque. Ora non ci si limita infatti più alla richiesta di silenzio e di non occuparsi di politica in tutte le forme, anche quelle di servizio, ma addirittura si nega il diritto a poter lavorare che è la pre condizione del reinserimento sociale. Forse questi autorevoli opinionisti sarebbero disposti ad accettare che gli ex terroristi lavorassero in miniera o alla Tyssen Krupp, ovviamente senza diritto di sciopero o di protesta. E` una delle tante forme dell`incattivimento e dell`incarognimento della nostra società , prodotto da campagne mediatiche che spingono all`odio e alla gogna a distanza di 30 anni dalla lotta armata. Dopo quella tragedia collettiva, si cercò di individuare una soluzione politica. L`approvazione nel 1987 della legge sulla dissociazione era il frutto parziale e timido di un dialogo basato sul riconoscimento degli errori e degli orrori e sull`affermazione del ripudio della violenza. Dopo di allora i tentativi di riconciliazione attraverso un provvedimento di indulto si arenarono, lasciando al tempo di chiudere una pagina dolorosa. Ma il tempo non è una medicina e addirittura si vendica. E oggi, tra la demonizzazione del sessantotto e il trentennale dell`assassinio di Aldo Moro, si materializza la vendetta. Invece della riconciliazione si espande lo spirito forcaiolo che ad esempio nella polemica sull`indulto ha manifestato il suo volto peggiore. Le associazioni dei parenti delle vittime hanno assunto un ruolo funzionale alla strumentalizzazione più bieca. Il dolore e la memoria rappresentano un valore da rispettare, a 360 gradi, ma quando assumono un connotato politicista che contrasta con sentimenti umani legati alla consapevolezza dell`irreparabilità  della perdita e della scomparsa dei propri cari, inevitabilmente destano perplessità . Nel 1996 anche alcuni deputati di Alleanza Nazionale avevano presentato una proposta di legge sull`indulto per chiudere una stagione che pareva infinita. Non se ne fece nulla. Poi c`è stata la gelata del governo Berlusconi e con questa legislatura che sta per finire si sconta un`altra occasione mancata come per il nuovo Codice Penale, la legge sulle droghe, la chiusura degli Opg e la riforma del carcere. Solo che le riforme mancate non lasciano le cose allo stesso punto. Marciscono come i rifiuti a Napoli e rendono evidente la crisi della politica e il fallimento della democrazia.