16 Febbraio 2008 Diario

LA NOSTRA CHIAVE

Si getta la chiave a volte. Lo si fa senza pietà  davanti a chi sbaglia e lo ha fatto per sempre, davanti alla stagione dell`amore che si frantuma come uno svaroski precipita dal secondo piano e si rimane in cerca di un cuore dove attraccare, lo si fa ogni volta che ci si ferma ad una fermata, l`ultima, e ti senti perduto. Lo fai alla fine di un ciclo, di una sceneggiatura scritta a più mani dove la parola fine anticipa da sempre un punto. Lo vorresti fare quando il tempo è `un signore distratto, è un bambino che dorme`, quando non arrivi più a pagare la spesa, a pagare le rate, ad entrare a casa e a guardare in faccia i tuoi figli. Lo vorresti fare davanti ad una politica distratta dal nulla, da polemiche televisive, da visi già  divisi, da tradimenti e menti già  tradite. Davanti alla noia di una classe politica vecchia, che non ama la periferia, che gioca con la periferia sporca, cadente, ma mai calciando un pallone di cuoio come faceva Pierpaolo senza cura per il suo vestito nuovo e la cravatta, assieme ai suoi ragazzi presi dalla `furia del gioco`. In questi giorni la tentazione è tanta. Perchè come petali di girasole, la solitudine di tanti ha sempre il proprio sole da assorbire. Ci diranno che è depressione, lo dicono sempre quando vogliono tenerci incatenati e hanno paura della fantasia. Ma la nostra, quella che ci fa scrivere, è la tanta voglia di vedere onorata la vita, ma non quella che ci propinano, che ci obbligano a vivere. Quanto sarebbe bello poter utilizzare la nostra personale chiave per aprire quel labirinto di emozioni, speranze, occhi verdi, architetti e poeti. A goccia, a goccia. E allora pensiamoci nei prossimi mesi. Perdere questo nuovo treno è dire ciao ad altri unici anni, sempre di meno, sempre più preziosi. E rimarremo piccole barche che vanno a navigare dentro uno stagno, che si chiamerà  D`Alcontres o un altro avrà  poca importanza. Con l`ennesima chiave a cui voltare le spalle.

Enrico Di Giacomo