17 Febbraio 2008 Giudiziaria

BIRMANIA: La lettera di Maung, un monito per il giornalismo

Parole aggiunte in relazione all`appello per la Birmania non possono che cominciare con un`adesione. Un`adesione profonda in considerazione dell`obiettivo, la democrazia, e della via scelta, una `lotta pacifica e non violenta` come ribadisce Maung Maung, segretario generale del sindacato Birmano, nella sua lettera ad Articolo 21. Oltre alla `attenzione globale` Maung chiede concreto aiuto per una finalità  altrettanto molto concreta: `mantenere un certo livello di informazione all`interno del Paese sugli sviluppi internazionali`. Questo, tra le altre cose, ci fa riflettere sull`importanza di avere sempre chiaro che, quando si parla di regimi, anche i più diversi tra loro, dobbiamo avere presente che c`è un punto di vista interno e un livello di informazione interno. E` dovere sempre vivo dei giornalisti cercare di capirlo e illustrarlo insieme con il quadro complessivo. Sembra banale e scontato ma invece troppo spesso ci nutriamo di commenti che ruotano intorno a punti di vista lontani dall`epicentro degli avvenimenti. Sarebbe dovere di qualunque strategia politica o, ahimè, militare, studiare e esaminare più possibile la realtà  sul terreno. Nella colpevole frettolosità  con cui sono state fatte tante scelte in Iraq e in Afghanistan (e il rischio è anche in Pakistan e in Iran) tutto ciò evidentemente è venuto meno. Per quanto riguarda i giornalisti, vorrei dire che non basta partire embedded a guerra dichiarata o dopo che la crisi è scoppiata. Vorremmo molti più giornalisti che partissero prima o non soltanto in momenti di mediatica emergenza. Vorremmo un giornalismo che non dimenticasse tante situazioni complesse dopo la fase di riflettori accesi: Somalia, Darfur, lo stesso Kenya, la Birmania, lo Sri Lanka. Vorremmo più inviati e, prima di tutto, più spazio a quelli che già  sono fuori sede: perché si accendano i riflettori prima delle crisi. Un solo esempio: intorno al 1996 quando i talebani, in un particolare contesto geopolitico, prendevano il potere in Afghanistan, innescando pericolose micce compreso quelle scoppiate alle Torri gemelle, nessuno parlava di questi strani studenti di teologia o dell`Afghanistan. Eppure era abbastanza chiaro che di polveriera si trattava. Sarebbero tanti gli esempi di crisi che scoppiano in un buco nero di informazione, nonostante tante avvisaglie! Crisi che hanno la loro ribalta mediatica, se offrono immagini spettacolari, e poi tornano nel dimenticatoio. E intanto la nostra informazione è piena dei dettagli, inutili per capire fenomeni sociali, di una cronaca nera locale narrativizzata, spettacolarizzata ma non approfondita, e di un pettegolezzo di matrimoni eccellenti, che di eccezionale hanno la scarsezza di dati da raccontare. Pensando alla Birmania, una notizia, giunta questa settimana, è rimasta ignorata. Si tratta dell`uccisione del capo dei ribelli Karens, gruppo etnico localizzato principalmente in Birmania e in lotta dal 1948 con la giunta militare al potere. Pado Man Sha, 65 anni, era il segretario generale del movimento dissidente Unione Nazionale Karens (KNU) e di recente aveva stabilito contatti tra il suo gruppo etnico e l`opposizione democratica in Birmania. Tornando all`appello per un`informazione al servizio del popolo birmano, colpisce un altro aspetto: l`importanza della radio. Maung chiede soldi e supporto per mantenere accesi programmi radio. Noi studiamo (neanche tanto) il ruolo che la radio ha avuto a partire da radio Londra e di tante piccole emittenti durante la seconda guerra mondiale o anche nelle crisi recenti dei Balcani o il ruolo in Africa delle onde corte, come storia o curiosità  da libri di testo. Viviamo nell`era di internet, che ha sposato e inglobato la radio, e nell`era peggiore della TV generalista e sembra che la parola d`ordine sia: appiattimento. Appiattimento su notizie flash che non hanno sufficienti elementi di background o di prospettiva per essere interessanti. Il punto è che, intanto, in angoli del mondo, e in questo caso in Birmania, c`è qualcuno per cui l`informazione che le onde radio possono veicolare è vitale. In Birmania ` è tra le priorità  dell`appello di Maung ` è essenziale mantenere in vita stazioni e servono programmi radio. E` un`occasione per riflettere sullo spazio-tempo che compone questo mondo, sì globalizzato ma ancora profondamente diverso. Diverso molto più di quanto la nostra informazione troppo spesso piccina ci fa credere, molto più di quanto la superficialità  di tanta informazione ci porta a pensare e molto più di quanto la supponenza del nostro punto di vista occidentale ci lascia intravedere. E, perché no, è anche l`occasione per riflettere sulla ricchezza di mezzi che abbiamo a disposizione a casa nostra (pensiamo a tutte le stazioni radio e a tutte le ‘scatole` radio nelle nostre case) e sulla banalizzazione cui questi mezzi sembrano votati a sintonizzarsi quasi univocamente e per la maggior parte del tempo.