17 Febbraio 2008 Mondo News

Unicef: urgono 856 milioni di dollari per i Paesi in crisi

Occorrono 856 milioni di dollari per l`assistenza a donne e bambini in 39 Paesi colpiti da crisi umanitarie. E` l`appello lanciato nei giorni scorsi dall`Unicef presentando il `Humanitarian Action Report` – il rapporto annuale sui paesi in emergenza. “Come effetto della crisi in Kenya, 300mila persone sono state costrette ad abbandonare le loro case e rifugiarsi in campi di accoglienza: 150mila sono bambini, di cui 80mila hanno meno di 5 anni. In Ciad la situazione è meno chiara, ma si stima che 30mila delle 52mila persone fuggite dal paese siano a rischio e richiedano immediata assistenza” – ha dichiarato Hilde Johnson, Vice-direttore dell`Unicef ricordando le recenti crisi. Il rapporto esamina la situazione di paesi colpiti sia da crisi politico-militari, come appunto Ciad e Kenya, sia da conflitti di lunga durata che non fanno più notizia, sia da disastri naturali, come le alluvioni in Mozambico, indicando gli interventi d`emergenza previsti dall`Unicef e i fondi necessari. Il rapporto rileva come i conflitti, tradizionalmente la principale causa di crisi umanitarie, si combinino con sempre più frequenti disastri naturali, mettendo in pericolo l`incolumità  e i mezzi di sussistenza delle popolazioni di ogni continente e aumentando l`impatto negativo su donne e bambini. In Kenya, per esempio, la popolazione era già  prostrata dalle conseguenze delle alluvioni e dall`HIV/AIDS quando è scoppiata la crisi politica dopo le elezioni del dicembre 2007, mentre la situazione umanitaria in Somalia è stata aggravata da epidemie di diarrea acuta e dagli alti tassi di malnutrizione. Un altro aspetto messo in rilievo dal rapporto è che sempre più frequentemente donne e bambini sono vittime di stupri sistematici, spesso perpetrati come arma di guerra. “Dobbiamo garantire che bambini e donne siano protetti quanto più possibile da queste atrocità , e che i responsabili di tali crimini vengano infine perseguiti legalmente” – ha sottolineato la Johnson. Il Rapporto non considera tutti gli interventi d`emergenza in cui è impegnato l`Unicef – gli uffici sul campo hanno risposto a 64 emergenze nel 2007 e a 282 nel 2006 – ma lancia un appello per le emergenze di vasta portata e lunga durata e soprattutto per quelle “emergenze dimenticate” che richiedono l`assistenza dei donatori. Per esempio, in Africa Centrale e Occidentale una combinazione di conflitti, disastri naturali e povertà  continua a creare una situazione di forte instabilità , con oltre 1 milione di sfollati e la malnutrizione che rappresenta il principale rischio per la sopravvivenza dei bambini.

Ieri l`Unicef ha lanciato un ulteriore appello per salvare la vita di 90mila bambini somali: occorrono 6 milioni di dollari entro le prossime due settimane. “Se non otterremo i nuovi fondi entro le prossime due settimane” – ha avvertito il rappresentante Unicef – “dovremo sospendere le operazioni di distribuzione d`emergenza di cibo in gran parte del Paese”. Il rappresentante umanitario ha spiegato che la situazione somala è ulteriormente peggiorata negli ultimi mesi e attualmente oltre due milioni di persone (il 24 per cento della popolazione) sopravvivono solo grazie agli aiuti umanitari. Emerge dallo `Humanitarian Action Report` anche qualche “buona notizia”: il numero di vittime delle crisi umanitarie è in molti casi diminuito, grazie a una migliore preparazione della risposta alle emergenze nei paesi più esposti. Per esempio il ciclone Sidr, che ha colpito il Bangladesh nel novembre 2007, ha provocato 1.400 vittime: un numero inaccettabile, che però indica una maggiore capacità  di risposta alle catastrofi naturali se si considera che cicloni di analoga portata avevano provocato nel 1970 e nel 1991 rispettivamente 500.000 e 140.000 morti. Il rapporto descrive inoltre le esperienze maturate dopo la catastrofe dello tsunami a fine 2004, tra cui un più efficiente coordinamento tra i soggetti impegnati a diverso titolo nella risposta all`emergenza, un più efficace sistema di stanziamento delle risorse come il Central Emergency Response Fund (CERF), che consente una più rapida risposta da parte dell`Onu, una migliore preparazione delle comunità  locali per renderle in grado di riconoscere i segnali di pericolo. Un esempio recente è il Mozambico, dove un sistema d`allerta precoce e di stoccaggio di aiuti d`emergenza in località  strategiche ha permesso l`immediata assistenza a circa 95.000 persone rimaste sfollate a seguito delle alluvioni, in prevalenza donne e bambini. “L`esperienza ci ha insegnato che le comunità  e le famiglie devono essere dotate delle conoscenze e capacità  per meglio prepararsi e reagire ai disastri quando si verificano” ha proseguito Hilde Johnson. “La cooperazione con le comunità  locali, i governi, le altre agenzie dell`Onu, le Ong – Organizzazioni non governative – e il settore privato è fondamentale non solo per la distribuzione degli aiuti, ma anche per trasmettere informazioni che possono salvare molte vite”.