23 Febbraio 2008 Giudiziaria

Sicilia nucleare, il caso Pasquiasia

E` una di quelle storie mai venute alla luce, di quelle che però sembrano «segreti di pulcinella»: verità  che tutti sanno, ma da non ammettere mai ufficialmente. Sembra che al centro della Sicilia, per la precisione nei pressi di Enna, in località  Pasquasia, ci sarebbero rifiuti nucleari. Lo sostiene il periodico L`Ora Siciliana, che in un`inchiesta condotta dal suo direttore, Angelo Severino, cita anche dell`esistenza di documenti che lo dimostrerebbero. Le scorie sarebbero custodite all`interno di una vecchia miniera di solfati, situata in una zona di tipo argilloso. E` proprio la tipologia del sottosuolo di Pasquasia ad essere appetibile per una discarica nucleare: si tratta delle formazioni più idonee per la sistemazione definitiva di scorie nucleari, comprese quelle ad altissima intensità  di radiazione. Secondo l`inchiesta, fin dal 1995 vi sarebbero depositate scorie di medio livello, ma si ipotizza addirittura un inaspettato incidente nucleare verificatosi probabilmente intorno al 1995 durante una fase sperimentale di laboratorio per verificare la reale consistenza del sottosuolo della miniera su eventuali dispersioni di radiazioni. Lo testimonierebbe la presenza di Cesio 137, un radionuclide che viene liberato normalmente in caso di fughe all`interno di centrali nucleari, nelle vicinanze di Pasquasia, riscontrata dall`Usl nel 1997 in concentrazione ben superiore alla norma. La miniera di Pasquasia, chiusa nel 1992 per ragioni non ancora completamente appurate, era la più importante miniera di superficie per l`estrazione di zolfo e solfato di potassio della Sicilia. Le voci su Pasquasia non sono nuove. Già  nel 1996, l`onorevole Giuseppe Scozzari aveva condotto un`indagine, terminata con un`interrogazione parlamentare. Secondo Scozzari, già  all`epoca l`ex miniera di Pasquasia era stata trasformata in un deposito di scorie radioattive, senza nessun consenso formale da parte dello Stato, e gestito da organizzazioni criminali. L`indagine dell`onorevole Scozzari era partita da un documento diffuso a Washington all`inizio del 1995, durante una conferenza sul combustibile nucleare esausto. In questo documento si leggeva che «in Europa occidentale ci sono una mezza dozzina di siti perfettamente funzionanti dove si depositano scorie di basso e medio livello». Tra questi c`era anche la miniera ennese. L`unico errore di Scozzari sta nel fatto che non risulta per niente che la miniera fosse gestita da organizzazioni criminali, quanto piuttosto dalle stesse istituzioni europee. Fatto sta che, secondo il periodico siciliano, l`ex miniera già  nel 1995 era un deposito di scorie di medio livello radioattivo. Il tutto mentre nulla trapelava, e la popolazione locale veniva tenuta rigorosamente all`oscuro. Ancora oggi, le istituzioni`sia italiane sia internazionali ` negano la presenza di scorie nucleari a Pasquasia, come oltre dieci anni fa negarono a Scozzari di poter entrare nel sito. Ma la cosa più preoccupante sarebbe che dal 2010 a Pasquasia potrebbero finire anche le scorie classificate HLW di terza categoria, ossia le scorie la cui radioattività  decade nel corso di migliaia di anni. Secondo quando afferma ancora L`Ora Siciliana, se così fosse allora «dovremmo drammaticamente chiederci dove finisce la gran quantità  di denaro erogato dall`Euratom come indennizzo per le vittime innocenti, morte di tumore, e come affitto per il deposito finale di rifiuti radioattivi a Pasquasia». Infatti, sull`argomento l`onorevole Ugo Maria Grimaldi esprime preoccupazioni da molti anni. Proprio nel ‘97, Grimaldi era assessore al territorio e ambiente alla Regione siciliana e, in tale veste, tentò di far luce su quanto stesse avvenendo: «Quando cercai di entrare a Pasquasia con dei tecnici ebbi grande difficoltà  ad accedervi, perché non volevano che entrasse la televisione. Non volevano nel modo più assoluto che si vedessero i pozzi. Quando poi sono riuscito ad entrare all`interno della miniera, la cosa più strana che vidi era che uno di quei pozzi, che loro chiamavano bocche d`aria o sfiatatoi enormi e profondi di diametro più di 15 metri, era stato riempito con materiale che di sicuro era stato trasportato all`interno della miniera per chiudere, per tappare in modo definitivo quella bocca. E non si tratta di materiale buttato dentro casualmente come può verificarsi in una miniera temporaneamente chiusa, come quando qualcuno che vede una pietra e che la butta dentro. Qui si tratta di tir carichi di materiale che poi hanno buttato dentro appositamente per seppellire e nascondere un qualcosa». Già  nel 1984 l`Enea avviò a Pasquasia uno studio geologico, geochimico e microbiologico sulla formazione argillosa e sulla sua resistenza alle scorie nucleari attraverso la costruzione di una galleria profonda 50 metri successivamente chiusa con dei cancelli. Venti anni dopo, uno studio epidemiologico, effettuato nella provincia di Enna, con particolare riferimento al territorio di Pietraperzia e Barrafranca, ha rilevato un inquietante incremento di tumori, carcinomi e sclerosi a placche già  a partire dai primi anni novanta, con un aumento dell`incidenza quantificabile attorno al 20 per cento nel solo biennio `95-`96. Dopo il 1992, il Corpo regionale delle miniere ha interrotto l`attività  di vigilanza e di manutenzione degli impianti e la Regione ha affidato il controllo degli accessi alle miniere a quattro società  di sicurezza privata, attualmente rimosse dall`incarico. Dopo, la questione Pasquasia è caduta nel solito silenzio all`italiana. Silenzio che adesso L`Ora Siciliana cerca di rompere.