1 Giugno 2008 Senza categoria

IL FUTURO POSSIBILE: La rivoluzione in bicicletta

ROMA – Un corteo coloratissimo e fantasioso di gente in bicicletta ieri ha invaso le strade di Roma. Duemila persone. Che stamattina si incontreranno di nuovo per raggiungere il mare di Ostia da un luogo storico, la Piramide, pedalando sulla Cristoforo Colombo, arteria di solito monopolizzata dalle auto incolonnate di chi durante la settimana va a lavorare e di domenica cerca la spiaggia.
Non è solo una gita di piacere. È la Critical Mass, la massa critica dei ciclisti che rivendica un suo spazio nelle strade del traffico urbano. «Noi non blocchiamo il traffico – dicono – noi siamo il traffico». Insieme a loro, Chris Carlsson, venuto dalla California per partecipare all´evento, uno degli inventori del concetto e della definizione di Critical Mass, che ha dato anche il titolo ad un suo libro, “Critical Mass. L´uso sovversivo della bicicletta”, in Italia edito da Feltrinelli. Il fenomeno nacque a San Francisco nel settembre del 1992, quando un gruppo di ciclisti decise di passare ugualmente sul Golden Gate, il ponte sulla baia che all´epoca era vietato alla biciclette. Per chi fa massa critica la bicicletta non è solo un´alternativa all´automobile e alla civiltà  del petrolio. È uno strumento per sovvertire in modo silenzioso e pacifico, ma radicale, modelli di vita e di società  basati sul profitto, che portano all´alienazione di sé. È una strada per dare forma all´utopia, anzi, come la definisce Carlsson nel suo libro fresco di stampa edito da AK Press, alla “Nowtopia”, l´utopia dell´oggi. Perché, senza aspettare il futuro, «qui, adesso, ci sono già  tutti gli elementi per costruire un mondo perfetto». «La gente – continua Carlsson – impiega il tempo in modo stupido per guadagnare soldi, lavora per riuscire ad essere felice un tempo troppo esiguo. Tutto il resto va perduto». Il resto, appunto, è la bicicletta, ma anche tutto ciò che porta a riappropriarsi del proprio tempo e a trovare nuove forme per l´espressione di sé. «Bisogna guardarsi in faccia, parlarsi, avere fiducia, creare comunità  che lavorano intorno a uno stesso progetto». A Roma e a Milano ci sono le ciclofficine, dove si ricompongono pezzi di vecchie biciclette per ricrearne di nuove e darle in uso gratuito alla comunità . O, ancora, si può riscoprire il rapporto con la natura, coltivare l´orto, lavorare ad un uso corretto di internet e dell´informazione. «La gente è stanca e arrabbiata – dice Carlsson – vede la crisi ecologica, il collasso economico, l´inquinamento delle città . L´esigenza di cambiare vita è adesso più diffusa». «Da una parte ci siamo noi, con le nostre piccole, quotidiane rivoluzioni, dall´altra c´è il mondo della politica e del lavoro, che sembra avere il sopravvento – riprende Carlsson – Ma è come la tartaruga e la lepre del filosofo greco Zenone: alla fine arriverà  prima la tartaruga». Cecilia Gentile