6 Giugno 2008 Senza categoria

MESSINA: I NO AL PONTE FANNO SENTIRE LE LORO RAGIONI AL MINISTRO MATTEOLI

Chi aveva già  certezze se ne è andato con ancora più certezze, chi aveva interrogativi torna a casa ancora meno persuaso. Altero Matteoli arriva a Messina, e nessuna delle domande su fondi Fintecna dirottati a compansazione dell`abolizione dell`Ici e sul ponte trovano risposta. Una visita elettorale, la sua, in un tripudio di sostenitori di Peppino Buzzanca e Nanni Ricevuto, che non toglie e non aggiunge nulla a quanto già  non si sapesse. Non c`è stata risposta, ad esempio, sulla promessa di Silvio Berlusconi circa la “restituzione” del miliardo e mezzo in origine destinato alle infrastrutture di Sicilia e Calabria, in che modalità  e soprattuto in che tempi, in copnsiderazione del fatto che, il prossimo anno, il problema dell`Ici si riproporrà . Nè ci sono state risposte dettagliate a chi voleva sapere come il governo intende recuperare i 4 miliardi e mezzo necessari alla costruzione del ponte visto che la cassa della Stretto di messina è stata prosciugata dalla manovra a compensazione. Ancora, non c`è stata risposa a chi si domandava come è possibile che i lavori inizieranno nel 2010 (e termineranno nel 2016) se non esiste ancora un progetto esecutivo. Il ministro delle Infrastrutture non scende nei particolari, non parla di tempi, di modi o di soldi, e si limita a ribadire quanto si sapeva già . Una visita, la sua, non da tecnico ma da sostenitore eccellente delle candidature del Pdl. “I fondi non erano cantierabili – è la spiegazione allo storno delle risorse ex Fintecna – e non a disposizione del Ministero delle Infrastrutture. Ciò non vuol dire che non saranno restituite. Quando i progetti saranno cantierabili le risorse torneranno a Sicilia e Calabria”. Una promessa che ha il sapore del debito, e che è in linea con quanto Berlusconi ha confidato a Raffaele Lombardo, ma che continua a non convincere. Perchè un milardo e mezzo di euro non lo si trova sotto il divano. Tanto è vero che la Stretto di Messina, per averli in cassa, ha dovuto attendere la liquidazione del ministero delle Partecipazioni Statali e dell`Iri. “Sarei il primo ad essere contrario al pontese non fossi sicuro che avrà  una ricaduta a cascata sulle altre infrastrutture – ha detto il ministro Matteoli, che successivamente ha però avvertito – le grandi opere non si potranno più realizzare con fondi pubblici. Servirà  l`apporto dei privati, del project financing”, tesi sposata anche da Santi Formica. La risposta piuttosto tiepida degli investitori internazionali sull`affare ponte, a questo punto, avrebbe dovuto far suonare un campanello d`allarme nei presenti. Niente. “Già  solo la fase di costruzione dei piloni – ha incalzato Matteoli, riprendendo il discorso tenuto poco prima da Ricevuto – genererà  un flusso turistico enorme”. Un grande spot elettorale, quindi, interrotto dallo “show” di Francesco Caponetto, coordinatore del collegio elettorale di messina per la Democrazia Cristiana, che ha di soppiatto guadagnato il microfono dopo l`introduzione di Francesco Stagno D`Alcontres ed ha inveito contro Gianpiero D`Alia, reo, secondo la sua versione dei fatti, di aver posto il veto sulll`apparentamento della Dc con le liste a sostegno di Buzzanca. “Ci temono – ha gridato – perchè abbiamo lo scudo crociato. Presto lo toglieranno dal loro simbolo, c`è già  una sentenza in proposito. Saranno costretti – ha concluso – a tornare alla vela”. I primi ad accogliere Matteoli, però, sono stati il pacifista antiponte Renato Accorinti ed il verde Peppino Restifo, che ha consegnato nelle mani dell`esponente del governo la “prima pietra” (nella foto Di Giacomo). “Dovrà  posarla proprio lì in Fiera, davanti alle telecamere, per la gioia di tutti quelli che vogliono il Ponte sullo Stretto“, ha dichiarato l`esponente dei Verdi. Da parte sua, Accorinti si è intrattenuto con Matteoli per spiegare le ragioni per le quali la città  il ponte non lo vuole mentre viceversa “pretende” le infrastrutture che sarebbero servite con i 250 milioni scomparsi, tra gli spintoni di qualche sostenitore troppo zelante e della Polizia che tentava di fare scudo sul ministro. A chi faceva notare come Accorinti non parlasse che a nome di uno sparuto gruppo di contestatori, i nopontisti hanno ricordato come a gennaio 2006 per protestare erano scese in piazza ventimila persone, cinque mesi dopo, per dire invece si alla grande opera, in piazza sono scesi cinquemila catanesi. “Chi ha protestato lo ha fatto in maniera civile – ha riconosciuto un disponibilissimo al dialogo Altero Matteoli, che ha poi dato appuntamento ad Accorinti a Roma per discutere su tempi e modi dell`inserimento delle risorse in finanziaria 2009 – ma un governo, dopo aver fornito tutte le spiegazioni del caso, ha il dovere di decidere. Perchè – ha concluso – per diciassette anni in Italia non si sono costruite grandi opere. E` l`ora di ripartire”. Magari dal miliardo e mezzo che, in origine, era proprio destinato alle opere infrastrutturali. Normanno.it