8 Giugno 2008 Senza categoria

Riciclaggio, un business da 24 miliardi

60mila aziende per un giro d`affari di 24 miliardi di euro e circa 500mila lavoratori: le imprese di riciclaggio e smaltimento rifiuti sono uno dei business più in crescita nell`Unione europea. La “munnezza” sembra essere un peso quasi solo per noi italiani che non ci vogliamo convincere che molte delle cose che indossiamo, usiamo, buttiamo tutti i giorni potrebbero tranquillamente derivare o diventare “materie seconde”, con un risparmio secco per l`ambiente e l`energia. L`esempio più facile è quello della carta: quasi l`intero fabbisogno di carta di un ufficio potrebbe essere coperto con i prodotti riciclati e secondo una legge del 1985 (283/85) Stato, Comuni, Enti Pubblici, scuole dovrebbero dar loro la precedenza. Paradosso vuole, però, che il nostro Paese importi enormi quantità  di carta da macero da quei Paesi (come gli Stati Uniti) che possono contare su cittadini più “ricicloni”. A partire dalla nostra casa, però, ci sono alcuni oggetti che potrebbero cominciare a farci cambiare abitudini. Cominciamo, ad esempio, dal simbolo del focolare domestico: la caffettiera. Oggetto al 100% in alluminio è uno dei prodotti ad uso quotidiano più diffusi in Italia. Il consorzio degli imballaggi d`alluminio (www.cial.it) ne propone alcuni modelli riciclati al 92%, insieme a sgabelli e altre suppellettili. Rilegno, invece, (www.rilegno.org) è il Consorzio Nazionale che coordina e promuove la raccolta e il recupero e il riciclo di pallet, cassette per l`ortofrutta, imballaggi industriali. Grazie a dei progetti con comuni e amministrazioni locali recupera anche vecchi mobili, finestre, porte che diventano basi per nuovi mobili, blocchi di legno-cemento che servono per costruire case in bioedilizia, ma anche compost, cioè concime biologico. Se Alberto Burri è riuscito a trasformare vecchi sacchi di iuta in bellissime opere d`arte contemporanea, dovremo ammettere che ci sono dettagli del nostro abbigliamento che potremmo scegliere in “materie seconde” senza perdere niente in immagine. In collaborazione con Legambiente, ad esempio, l`impresa italiana Nau! ha realizzato occhiali da sole da uomo e da donna in plastica riciclata che montano lenti con protezione Uv ed offrono anche la possibilità  di avere lenti graduate. In un normale processo produttivo l`iniezione della plastica liquida nello stampo della montatura crea residui che, solidificandosi, diventano scarti non biodegradabili. Nau! li ha fatti realizzare recuperando i residui di produzione, dando loro nuova forma e nuova vita. La cooperativa di commercio equo Liberomondo, invece, (www.liberomondo.org) importa dalla cooperativa colombiana Piel Acida gioielli fatti con buccia d`arancia e semi acquistati dalle donne che vendono in strada succhi di frutta, trasformando anche quegli scarti tanto poveri in un piccolo business molto creativo. A Roma, poi, la cooperativa l`Occhio del Riciclone, che ha il merito raro, in tempi di follia xenofoba, di avere quasi la metà  dei soci di etnia Rom, ha anche quello di aver inaugurato nel 2006 la prima sartoria artistica italiana fondata esclusivamente su materiali tessili di scarto, che vengono impiegati per la creazione di nuovi capi e accessori di abbigliamento (www.occhiodelriciclone.com): da un pantalone da uomo un bel tubino, da cinture di sicurezza borse da ufficio e da carte di caramelle e patatine pochette da sera superchic. Anche le grandi imprese non si tirano indietro in questa corsa al riciclo: Ibm ha annunciato di recente che, grazie a una tecnica messa a punto dai propri ingegneri, sarà  in grado di riciclare i “wafer” di silicio per destinarli, dopo averli riutilizzati nelle normali linee di produzione, alla realizzazione di pannelli solari di ottima qualità . Ma ci sono siti web nei quali è possibile scambiarsi, con foto passo a passo, le ricette artigianali per trasformare un frullatore in una lampada, costruire batterie, far marciare un triciclo con il sole estivo: all`indirizzo www.instructables.com/contest/greensciencefair/ si può addirittura votare il miglior progetto “verde” o caricarci il proprio. Cogito ergo riciclo? Anche Cartesio direbbe di si. Monica Di Sisto