9 Giugno 2008 Senza categoria

`NO, LA STELLA GIALLA SULLA GIACCA, NON L`ACCETTO` di MARIO FERRANDI

Voglio riproporvi un intervento di Mario Ferrandi, ex militante di Prima Linea e assiduo frequentatore di questo blog. E` la sua reazione a caldo alla pubblicazione da parte dell`associazione milanese delle vittime di un elenco di ex terroristi `beneficati` in vario modo dallo Stato, dalla politica e dai mezzi di informazione. Quell`elenco, stilato da una vittima delle Br, Antonio Iosa, lo potete vedere fra i commenti alla lettera di Eugenio Occorsio. Chi ha letto I silenzi degli innocenti, conosce già  il punto di vista di Iosa (sulla sua storia, tornerò anche nel blog). Ma intanto vorrei che lasciaste un vostro commento alle parole di Ferrandi. Il quale, da un altro punto di vista, tocca a mio avviso temi veri, da discutere e approfondire. Magari dissentendo, anche duramente, se lo ritenete giusto. Ma senza mai dimenticare che anche chi ha sbagliato, se ha pagato e paga ancora per i propri errori, merita rispetto e considerazione (da lastorianascosta.com)

«No, no, cari amici. Mi sono gettato anima e corpo in questa prospettiva di incontro perchè i figli delle vittime dicevano, Calabresi per primo, di voler USCIRE da una logica di macerazione, incomprensibilità , odio e isolamento ed esattamente perchè ritenevo e ritengo che esistano doveri CIVILI da parte di chi ha avuto responsabilità  dirette nella tragedia di quegli anni nei confronti delle giovani generazioni, perchè simili tragedie NON SI RIPETANO, In secondo luogo, l`iniziativa di Calabresi, ai miei occhi, aveva il merito di mostrare come in questo paese non abbiano funzionato e non esistano di fatto dispositivi dignitosi ed efficaci di sostegno alle vittime della violenza, un vuoto da colmare non con la retorica ma con leggi e disposizioni amministrative trasparenti e valide come quelle che gli altri paesi europei hanno messo a punto. Poi, la questione di una giustizia riparativa, che impegni gli autori di reati contro la persona a elaborare la natura personale e sanguinosa dei danni inflitti e a inserire nel concetto costituzionale astratto di reinserimento come fine della pena una precisa misura di contributo personale alla riparazione. Ma qui non siamo di fronte a un intento costruttivo, mi capite? E` semplicemente questo il punto. Non siamo di fronte nemmeno a drammi personali e familiari; siamo di fronte a un paio di organizzazioni strutturate, con direttivi nazionali, regionali, locali, con una strategia precisa e una tabella di marcia che ha come unica, evidente, straripante, martellante e coerente richiesta la vendetta postuma nei confronti di una lista nominale e casuale, estratta dai media, di anziani ex detenuti che hanno scontato la pena, e che tentano di reinsersi come possono e come riescono a fare, con oggetto PROPRIO i loro piani di trattamento carcerario e post-carcerario, e PROPRIO perchè e in quanto lo hanno seguito con successo e ne hanno ottenuto pubbico riconoscimento. Tutti i nessi di causa-effetto sono stati rovesciati. La strategia di queste organizzazioni è: estrarre almeno, dopo 30 anni, quel poco ancora di umiliazione e afflizione possibile nei confronti di questi relitti e delle loro famiglie sfatte. Non c`è altro. Una lista. Una lista casuale di un centinaio di pregiudicati per reati di terrorismo estratti a caso tra 20.000, e praticamente tutti di sinistra. Attenzione, lungi da me, parte in causa come sono, sindacare la libera scelta di queste organizzazioni. Ne ho parlato direttamente con il presidente milanese Iosa, dialoghiamo con rispetto e stima, mi ha finalmente inserito nella `lista`, non c`ero e sono onorato di esserci entrato a mia volta, il mio posto è quello. Lo conosco da 20 anni e sono sicuro che è a disagio anche lui, ma conosco la disiplina di una organizzazione, so bene che presa una decisione poi si procede. Io poi parlo solo per me, noi ex non abbiamo per scelta più mantenuto niente di simile, se non una rete di sostegno personale e familiare reciproco basato semplicemente sul comune stato di necessità . Semplicemente dico: su questa base, non si può costruire nulla di positivo, fermiamoci qui, un primo tentativo è stato fatto, magari più avanti si creeranno condizioni diverse, il contatto è stabilito, ma la stella gialla sulla giacca, se me la mettono, me la strappo; me la rimettono? Me la ristrappo. Lo so anch`io cos`è svegliarsi di notte con i volti degli amici e dei compagni uccisi o suicidatisi e dei familiari morti di dolore. E` proprio per questo che avverto il dovere di rifiutare questa base di discussione».