15 Giugno 2008 Senza categoria

PONTE SILVIO di Pino Corrias

Il Ponte sullo stretto di Messina di cui Silvio Berlusconi va parlando dal 1994 a oggi è fatto di calcestruzzzo e vanità . Le due torri che a 382 metri di altezza sorreggeranno i 3,3 chilometri di campata sono una sfida all`ingegneria, ma non alla psicoanalisi. Un giorno di dieci anni fa a Arcore, sorseggiando aranciata nel salotto a fiori, confidava che lo avrebbe intitolato `all`uomo più buono del mondo`, suo padre, Luigi, il capocassiere della Banca Rasini, da cui tutto cominciò. Oggi ha cambiato idea. No, non su suo padre, e neppure sul Ponte. Ma sull`impronta onomastica da lasciare ai posteri, a sancire una stagione, anzi un`Era italiana, sospesa sul mare blu della Storia, sfidando la geometria delle faglie, le correnti dello Stretto, e il buon senso. Se il Ponte si farà , porterà  il suo nome. Lo ha rivelato lui stesso ai suoi uomini e indirettamente agli italiani. Non solo per via dell`ostinazione con cui ne parla. Ma anche dal modo ieratico con cui ignora il silenzio dei suoi alleati e la crescente irritazione della Lega. `E` un`opera prioritaria` ha detto. Ma persino lui sa che non è vero. `Rilancerà  l`economia del Sud`, ha detto. Ma a sentire i magistrati e gli investigatori saranno i picciotti a trasformarlo in un banchetto, molto piu` dei muratori. `I soldi ci saranno` ha detto. Anche se nessuno sa ancora dove si troveranno i 6 miliardi di euro (prezzi calcolati nel 2002) che serviranno a cominciare il gioco delle fondamenta e poi dei subappalti. Sarà  un caso ma proprio nelle stesse ore in cui sfiorava la santità  di Benedetto XVI e il doppio millennio della sua ditta di anime, Berlusconi ha rilanciato la propria eternità : `Diventera un lascito… Il segno piu` evidente… Il simbolo per i posteri`. Stava parlando del Ponte, ma naturalmente anche di sé.