16 Giugno 2008 Senza categoria

NO TAV: In 1400 comprano la terra del cantiere

VENAUS (TO) – C´è anche un giudice del Csm, Livio Pepino, nella coda che si snoda sul prato di Venaus per comperare i terreni del futuro cantiere del super tunnel della Torino-Lione. Pepino preferisce non rilasciare dichiarazioni ma è qui, sotto il cielo scuro di pioggia, a dare il suo contributo concreto alla causa No Tav. Come già  a fine marzo il popolo degli irriducibili, lo zoccolo duro della protesta, acquista terreni e cucina polenta contro «le mafie che vorrebbero imporre un´opera da 78 milioni di euro a chilometro», contro «il ministro Matteoli che ha scelto la linea morbida mentre qui per noi non deve passare nessuna linea». Lo stratagemma è semplice: chi compra oggi un pezzettino minimo di terreno avrà  diritto domani a bloccare le ruspe del supertreno facendo valere i suoi diritti di proprietario. Perché, annuncia lo striscione montato tra le tende, bisogna essere «fuori dai giochi, fuori dai partiti, liberi di essere No Tav». Sulla strada che conduce all´abbazia benedettina di Novalesa il tempo non sembra passare mai. Tutto è fermo all´inverno del 2005, al tempo delle cariche notturne della polizia contro il presidio di chi si oppone alla nuova ferrovia. Ieri in 1.400 (tra i quali Vittorio Agnoletto) hanno risposto all´appello dei No Tav. Altrettanti avevano comperato il terreno a marzo, sul versante sud della stessa montagna a Chiomonte. Arrivano dalla valle ma anche da Torino, Milano, Bologna, Padova, dalla Sicilia. Si mettono in fila di fronte al notaio sotto il tendone della «Pro loco» di Venaus e accettano le condizioni del contratto: 15 euro per una strisciolina di terreno, la tessera di un gigantesco mosaico di 2.349 metri quadrati. In teoria ognuno dei 1.400 nuovi proprietari ha il diritto di essere presente sul suo terreno il giorno dell´esproprio per l´avvio dei lavori. Una gigantesca partita a scacchi tra i proprietari terrieri e gli uomini della ferrovia: «Perché ciascun proprietario può delegare quante persone vuole ad essere presente sul posto», dice Alberto Perino, il leader dei Comitati. Insomma, il giorno fatidico decine di migliaia di persone potrebbero legittimamente mettersi sul prato e bloccare tutto. «Non so immaginare – aggiunge Perino – cosa potrebbe capitare se uno dei nuovi proprietari avesse qualche rata di mutuo non pagato. La banca metterebbe l´ipoteca sulla sua particella di terreno e la burocrazia inchioderebbe l´Alta velocità : chi è in grado di espropriare un terreno ipotecato?». Giochi d´astuzia, iniziative per tenere alta la mobilitazione del movimento in un momento difficile. Non è tanto il cambio di governo a spaventare i No Tav: «ÃƒË† vero – dice Perino – che la volta scorsa era stato il governo Berlusconi a scatenarci contro la polizia. Ma questa volta non saranno così ingenui. Non abbiamo paura di Matteoli, ci ha fatto molti più danni Virano». L´architetto Mario Virano, presidente dell´Osservatorio tecnico sulla Torino-Lione, è riuscito a ricucire un rapporto tra i sindaci e il governo. A far passare l´idea che sulla Tav si può discutere. Tanto che domani mattina gli amministratori valsusini presenteranno ai giornali una loro proposta. Così nell´assemblea che si svolge nel tendone sotto la pioggia, c´è chi va al microfono per dire: «Siamo un po´ incazzati, ultimamente anche con i sindaci». Quei sindaci che due anni fa, su questo stesso prato, indossavano la fascia tricolore per fronteggiare i caschi azzurri della polizia difendendo le bandiere No Tav. Oggi, in gran parte, quei sindaci non sono qui. Il presidio di Venaus compie tre anni senza di loro. C´è la solidarietà , è vero, di chi è arrivato dal Mugello portando «un pezzetto di cemento per augurare alla val di Susa di non fare la nostra stessa fine». Ma manca il megafono di Antonio Ferrentino, il presidente della Comunità  montana e manca la fascia di Nilo Durbiano, il sindaco di Venaus. Ci sono nomi importanti venuti da fuori come il presidente mondiale del Forum dell´acqua, Riccardo Petrella. Arrivano al microfono i promotori della tv di contro informazione promossa da Giulietto Chiesa. Il vicesindaco del paesino di San Didero, uno degli amministratori contrari al dialogo con l´Osservatorio, lancia l´idea di un partito No Tav da presentare alle elezioni comunali del 2009: «Dobbiamo prepararci in tempo». A dare il carburante politico al movimento ci pensa il sociologo Marco Revelli: «Tornare qui tra di voi – scandisce al microfono – è come tornare alla realtà  dopo un brutto sogno. Giù in città  si vive nella falsa coscienza prodotta da un racconto collettivo calato dall´alto, in un mondo alla rovescia che considera residuali esperienze come questa. Una giornata su questo prato di Venaus fa tornare tutti con i piedi per terra». A luglio a Roma il governo dovrà  decidere sulla Torino-Lione. Oggi le bandiere No Tav e le fasce tricolore dei sindaci sembrano sempre più distanti. PAOLO GRISERI