Genova: Maurizio Maggiani illustra l'Ecce Homo di Antonello da Messina

13 Gennaio 2010 Culture

Grazie all’Associazione Amici dei Musei liguri e di Palazzo Ducale, nell’ambito dell’iniziativa “Guida d’Autore”, organizzata dall’associazione stessa con il contributo della Provincia di Genova – Assessorato alla Cultura con fondi regionali, la Galleria Nazionale di Palazzo Spinola ospiterà giovedì 14 gennaio 2010 alle ore 17.00 lo scrittore e giornalista Maurizio Maggiani, il quale illustrerà al pubblico l’Ecce Homo di Antonello da Messina appartenente alle collezioni storiche della dimora degli Spinola, dipinto da lui descritto nella narrazione del romanzo La Regina disadorna. Si tratta del primo appuntamento della nuova iniziativa promossa dall’Associazione Amici dei Musei liguri e di Palazzo Ducale, nell’ambito della quale alcuni noti professionisti che lavorano al di fuori del mondo dell’arte (scrittori, medici, giuristi), saranno invitati a descrivere l’opera conservata nelle raccolte dei musei cittadini da loro preferita. Maurizio Maggiani racconterà il suo personale incontro con la straordinaria tavola del rinomato maestro italiano conservata presso la Galleria di Palazzo Spinola, opera che, dipinta verosimilmente tra il 1465 e il 1479, fu protagonista, unitamente a una seconda versione del suggestivo soggetto sacro proveniente dal Collegio Alberoni di Piacenza, della mostra L’Ecce Homo di Antonello da Messina. Due versioni a confronto, allestita nel museo genovese dal 5 ottobre al 10 dicembre del 2000. Di quella che è l’opera più prestigiosa della quadreria del palazzo restano ancora oggi non individuate sia la provenienza sia la data precisa d’ingresso nella dimora di Pellicceria, come indefinito è ancora il proprietario al quale si può ricondurre l’acquisizione. La prima indicazione certa della presenza del dipinto nel palazzo di Pellicceria risale infatti solo al 1846, quando l’erudito locale Federigo Alizeri descrisse nel secondo salotto del piano nobile “un Ecce homo in tavola attribuito ad Antonello da Messina”. Se resta nell’incertezza la provenienza, è ormai acquisita invece l’attribuzione del dipinto al pittore messinese, paternità che all’inizio del Novecento non aveva trovato una piena unanimità di giudizio. In questo senso è stato determinante il ritrovamento nel 1946, al di sotto di una cornice barocca, del cartiglio recante la firma del maestro “Antonello messaneus Me pinxit”. Le varie versioni dell’Ecce Homo realizzate da Antonello da Messina tra la metà degli anni Sessanta e la fine degli anni Settanta del Quattrocento (New York, collezione privata, New York, Metropolitan Museum, Parigi, Musée du Louvre), documentano il notevole riscontro ottenuto da queste preziose composizioni, destinate a una devozione privata contraddistinta da un’intima riflessione sulla natura umana del Cristo e sulla salvezza raggiunta attraverso il sacrificio.

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