CONCORSOPOLI ALL'UNIVERSITA' DI MESSINA: DEPOSIZIONE CHOC DEL PROF. ORAZIO CATARSINI AL PROCESSO CONTRO IL RETTORE FRANCO TOMASELLO. L'EX PRESIDE TENTA DI RIDIMENSIONARE LE ACCUSE. POI, MESSO ALLE STRETTE DAI PM, RINCARA…

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IL PROF. CATARSINI, TRA L’ALTRO MEMBRO ATTIVO DEL SUPREMO CONSIGLIO D’ITALIA DEL G. O. DEL RITO SCOZZESE ANTICO ED ACCETTATO

MESSINA – Ha escluso di essere mai stato convocato dal rettore Franco Tomasello e di avere portato un messaggio minaccioso a Pippo Cucinotta, docente impegnato come presidente di commissione di un concorso per associato tenuto agli inizi del 2006, allo scopo di influenzarne l’esito. Non ricordava di avere raccontato il 6 maggio del 2006 questi fatti al sostituto procuratore Nino Nastasi. Ha voluto vedere se la firma sul verbale il racconto lo raccoglieva fosse la sua. Ha rimproverato i pubblici ministeri di non fare le domande nel dovuto ordine e i giudici di averlo chiamato a testimoniare a distanza di 4 anni dai fatti. Ma, alla fine, incalzato dai sostituti, che gli hanno piu volte ricordato l’obbligo di dire la verità e contestato le dichiarazioni messe a verbale, dopo 2 ore e mezza di un’interrogatorio concitato e ricco di colpi di scena, senza molta convinzione, ha ammesso: “Effettivamente le cose sono andate come ho dichiarato il 6 maggio del 2006. Ma nel linguaggio del verbale non mi riconosco”. Erano quasi le 16 di lunedi 22 marzo quando Orazio Catarsini, ex preside della Facoltà di Veterinaria, ha iniziato a nspondere alle domande di Adriana Sciglio e Antonino Nastasi. Era un teste d’accusa del processo a carico del rettore e di altri 22 docenti della Facoltà di Medicina veterinaria, imputati di aver tentato di truccare un concorso universitario destinato a Francesco Macrì, figlio di Battesimo, all’epoca preside della facoltà e prorettore di Tomasello e vinto pero da Filippo Spadola, che per essere assunto si è dovuto rivolgere al Tribunale amministrativo regionale di Catania. Ma sembrava uno chiamato a portare acqua al mulino degli imputati. I due sostituti a larghi tratti non credevano alle loro orecchie. Sul viso di Antonino Nastasi è comparso un sorriso amaro di incredulità. ll comportamento dell’ex preside di Veterinaria non ha per nulla convinto i due pm. Che hanno cercato di coglierne i motivi. “Ha incontrato di recente il rettore Franco Tomasello?“, gli ha chiesto con tono perentorio Adriana Sciglio. “Si. Due o tre mesi fa”, ha risposto I’ex preside di Veterinaria. “Di cosa avete parlato?”, lo ha incalzato il sostituto. “Della difficile situazione che vive l’Università di Messina”, ha ribattuto Catarsini. “E poi, di cosa altro?”, ha insistito Adriana Sciglio. “Delle conclusioni di cui si discute in quest’aula“, ha ammesso l’ordinario in pensione di Clinica medica. “Non ho altre domande”, ha affermato soddisfatta Adriana Sciglio, rivolgendosi al presidente del collegio Caterina Mangano, Adriana Sciglio, che sul punto non ha posto altre domande. Per potere raccogliere in dibattimento la testimonianza Orazio Catarsini, ex preside della Facoltà di Veterinaria dell’ordinario di Clinica medica dal 1999 in pensione, Caterina Mangano, il presidente del Collegio del Tribunaie di Messina lo ha fatto citare piu volte: vari certificati medici hanno allungato di alcuni mesi l’appuntamento con i pm e con i difensori degli imputati. ll 6 maggio del 2006 al sostituto Antonino Nastasi aveva raccontato: “ll rettore mi ha convocato al rettorato. Mi ha detto che il concorso stava prendendo una direzione non auspicata in quanto non sarebbe stato dichiarato idoneo Francesco Macrì, figlio di Battesimo. Ciò era dovuto alle resistenze opposte da Cucinotta. Mi chiese in maniera accorata e pressante di intervenire sul Cucinotta per riferirgli che il concorso doveva andare nella direzione auspicata, in caso contrario sarebbe dovuto andare in bianco”. Le dichiarazioni rese da Catarsini avevano dato linfa alla denuncia che Pippo Cucinotta il 10 febbraio del 2006 aveva rassegnato al pm Antonino Nastasi. Da cui era nata l’inchiesta che a luglio del 2O07 portò alla sospensione dalle funzioni del rettore per due mesi. Orazio Catarsini, come messagero di una minaccia che è stata declinata in termini di tentativo concussione (l’estorsione dei pubblici ufficiali) a carico del rettore, non è stato mai iscritto dai pm nel registro degli indagati per concorso. “Ho spiegato a Cucinotta che ero un semplice messagero”, si è sempre giustificato. ll pm Nastasi, che nel costruire l’impianto accusatorio ha sempre aderito a questa tesi, nel corso dell’esame di lunedì, per un attimo, contrariato per il comportamento di Catarsini, con tono duro ha chiesto: “Ha condiviso il messaggio del rettore?”. ll presidente è intervenuto: “Dobbiamo avvertire il teste della facoltà di non rispondere. Dalla risposta potrebbe derivare l’obbligo di indagarlo”. “Ritiro la domanda”, ha abbozzato Nastasi. Che in un altro passaggio dell’esame, adirato per i ‘non ricordo’ di Catarsini ha commentato: “Avrei altre idee sui suoi vuoti di memoria”. Francesco Macrì – hanno raccontato nelle udienze precedenti alcuni colleghi, alla vigilia del concorso ne parlava come se fosse “il suo concorso”. Ed infatti se non fosse stato per i buoni uffici del padre il concorso, come spiegava lo stesso figlio d’arte, non sarebbe mai stato bandito. Quello destinato a Francesco Macrì era un concorso bandito per motivi strategici. Ovvero, in deroga alla regola del turn over, per decisione non della Facolta ma del Senato accademico e di fatto dal rettore. Così come una serie di concorsi che per pura coincidenza sono andati a figli o nipoti di magistrati, a figli di docenti, o ancora alla figlia del capo del Personale Aldo Lupo. Alcuni di questi concorsi sono all’attenzione della Procura di Reggio Calabria, che per modalità con cui i concorsi sono nati per l’andamento che hanno avuto, ipotizza accordi ai limite delia corruzione. MICHELE SCHINELLA – da Centonove del 26-03-2010

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