LO SFOGO DI PIERO CAMPAGNA, FRATELLO DI GRAZIELLA (VITTIMA DI MAFIA): 'NON MI RICONOSCO IN UNO STATO CHE TUTELA I CRIMINALI'. CON LA NORMA 'ANTI D'ADDARIO' PIERO CAMPAGNA AVREBBE RISCHIATO IL CARCERE E IL BOSS GERLANDO ALBERTI L'IMPUNITA'

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PIERO CAMPAGNA CON L'AVVOCATO FABIO REPICI

Norma "anti D'Addario": Parla il fratello di una vittima della mafia. Il disegno di legge sulle intercettazioni è inaccettabile non solo per magistrati e giornalisti, come vuol far credere il ministro Alfano, ma anche – ad esempio – per i familiari di vittime di mafia, come Piero Campagna. E’ il fratello carabiniere di Graziella, la ragazza di 17 anni uccisa il 12 dicembre dell’85 a Villafranca Tirrena, nel messinese, dopo aver scoperto che dietro “l’ingegnere Cannata” si nascondeva il latitante Gerlando Alberti jr. “Se autonomamente non avessi effettuato una registrazione, l’omicidio di mia sorella sarebbe rimasto impunito e i suoi assassini circolerebbero indisturbati per strada”. Piero Campagna non pensa solo a Graziella. La sua coscienza civile lo porta a esprimere il suo sdegno senza mezzi termini: “Se non ci fossero le intercettazioni molte verità non si scoprirebbero. Come cittadino italiano sono indignato, anzi di più. Non mi riconosco in questo Stato. E’ vergognoso che un governo possa proporre una legge simile. Invece di tutelare i cittadini, tutela i criminali”. Campagna parla anche da appuntato dei carabinieri: “Senza intercettazioni, rese di fatto impossibili con la nuova legge, le forze di polizia sono inchiodate. Naturalmente faremo lo stesso il nostro dovere, ma da carabiniere le dico che l’80% dei crimini li scopriamo con le intercettazioni. Sono uno strumento fondamentale a favore dei cittadini e della loro sicurezza”. Se all’epoca dell’omicidio di sua sorella ci fosse stata la legge targata Pdl, Piero Campagna avrebbe rischiato il carcere perché la registrazione che ha contribuito a mandare in galera gli assassini di Graziella l’ha fatta da privato cittadino. Dice l’emendamento soprannominato D’Addario: “Chiunque fraudolentemente effettui riprese o registrazioni di comunicazioni e conversazioni a lui dirette o comunque effettuate in sua presenza è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni”. A meno che emerga una notizia di reato e questa venga tempestivamente comunicata all’autorità giudiziaria. L’avvocato della famiglia Campagna, Fabio Repici, ricostruisce quanto accaduto e quanto sarebbe successo con questa norma: “Certamente il rischio sarebbe stato che gli assassini di Graziella Campagna, Gerlando Alberti jr e Giovanni Sutera non sarebbero stati condannati all’ergastolo e sotto processo sarebbe finito l’eroico Piero Campagna”. Cosa ha fatto non da carabiniere ma da comune cittadino? “Dopo 3 anni di depistaggi compiuti da importanti esponenti dell’arma – prosegue l’avvocato – Piero Campagna privatamente cercò di trovare le prove per portare a processo gli assassini della sorella. In particolare registrò di nascosto una conversazione che ebbe con la cognata di Santo Sfameni, capomafia incontrastato della zona con una collega di Graziella. La ragazza era impiegata in una lavanderia e per puro caso aveva scoperto la falsa identità di Gerlando Alberti jr. Dalla registrazione emersero i collegamenti tra Alberti e Sfameni e le prove delle frequentazioni dello stesso Alberti non solo con il comandante della stazione dei carabinieri di Villafranca Tirrena, ma anche con l'entourage familiare dei titolari della lavanderia dove lavorava Graziella. Gli investigatori non conoscevano quei fatti o verosimilmente avevano voluto ignorarli. Dopo il proscioglimento di Alberti e Sutera nel ’90, deciso dal giudice Marcello Mondello, amico del capomafia Sfameni, finalmente nel ’96 alcuni pentiti hanno parlato dell’omicidio, le indagini sono state riaperte e Piero Campagna ha fornito quella registrazione che è stata un riscontro alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. La sua importanza, cioè il rilievo probatorio, è evidenziato in tutte le sentenze, compresa quella della Cassazione che il 19 marzo del 2009 ha confermato l’ergastolo per gli assassini di Graziella”. A oggi qualunque persona che partecipi a una conversazione, telefonica o dal vivo, può legittimamente registrarla e consegnarla ai giudici. Ma anche l’emendamento D’Addario prevede la non punibilità se si registra e si denuncia una notizia di reato. “Nel 90% dei casi – spiega Repici – le registrazioni non cristallizzano un reato, ma un elemento di prova che da solo non basta. Come nel caso che stiamo esaminando. L’omicidio di Graziella Campagna era noto dal dicembre ‘85 quando fu trovata morta, la registrazione è del 4 febbraio ‘89. E’ ovvio che l’omicidio non emerge dalla conversazione e a stretto rigore non emergono neppure altri reati. In quella registrazione risultano collegamenti fra determinate persone che di per sé non possono essere considerati un illecito. Ma collegandoli ad altri elementi in possesso dell’autorità giudiziaria, hanno consentito ai giudici di emettere le condanne”. Ma andando oltre il caso Campagna, l’avvocato Repici ci fa un esempio ipotetico, per capire le conseguenze sulla giustizia dell’emendamento D’Addario. “Immaginiamo – dice – che io abbia incontrato l’avvocato londinese David Mills e di nascosto abbia registrato la sua voce mentre mi confida di essere da decenni in continui e personali contatti con Silvio Berlusconi. In una conversazione del genere non ci sarebbe alcuna notizia di reato. Se si pensa però alla fatica che la magistratura milanese ha dovuto fare per provare i contatti fra Mills e Berlusconi, si capisce chiaramente quale sarebbe stata la straordinaria importanza di quella registrazione. Legittima fino ad ora, ma che, sempre in via ipotetica, mi avrebbe portato in carcere se ci fosse stata la legge in via di approvazione definitiva al Senato”.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano - di Antonella Mascali

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