IL LIBRO CHE FA DISCUTERE: I PADRINI DEL PONTE. ANTONIO MAZZEO RACCONTA IN UN LIBRO LA TRAMA DELLE RELAZIONI CRIMINALI FIORITE ALL'OMBRA DELLA GRANDE OPERA

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Imprenditori di ogni genere, banchieri, massoni, ingegneri, politici, trafficanti di droga e di armi. Petrolieri ed editori. È variegato l’universo de I Padrini del Ponte. Affari sullo Stretto di Messina, l’ultimo libro di Antonio Mazzeo (Edizioni Alegre) dedicato ai protagonisti che ruotano attorno, e dietro le quinte, della più grande opera della grandi opere italiane: il Ponte sullo Stretto di Messina. Dal Canada alla Calabria, dal nord Italia alla Sicilia è fitta la trama delle relazioni criminali tra la borghesia mafiosa nostrana e quella esportata oltreoceano, scesi in campo per approfittare dei flussi finanziari legati agli affari sullo Stretto. «Ricostruire le trame e gli interessi, le alleanze e le complicità dei più chiacchierati fautori della megaopera - spiega nel libro l’autore, militante eco pacifista ed antimilitarista, da tempo impegnato a smascherare il giro di interessi legati al Ponte - ci è sembrato doveroso anche perché l’oblio genera mostri e di ecomostri nello Stretto ce ne sono già abbastanza». I Padrini del Ponte, basato su una documentazione che privilegia le fonti giudiziarie, restituisce un immagine della mafia molto più complessa di quella a cui siamo abituati. Non più una mafia «che al più potrebbe esercitare la vecchia pratica dell’estorsione-protezione» si legge nell’introduzione al libro scritta da Umberto Santino, presidente del Centro Siciliano di Documentazione “Giuseppe Impastato” di Palermo, «non tanto e non solo la cosiddetta “mafia imprenditrice” […] ma una mafia finanziaria, forte di un’accumulazione illegale sviluppatasi esponenzialmente e quindi in grado di giocare un ruolo da protagonista». E il mondo di relazioni nella quale si muovono i padrini del Ponte presenta molte zone d’ombra, anche nella sue parti più esposta alla luce del sole: l’accumulazione di capitali legale convive, senza rimorsi, con quella illegale, entrambe «accomunate da processi di finanziarizzazione speculativa, per cui diventa sempre più difficile distinguere i due flussi» continua l’introduzione. E bisogna anche abbandonare l’idea che le cosche mafiose si limitino a chiedere il pizzo o a fornire “servizi collegati” non possedendo le capacità tecnico-operative che, secondo il rapporto Nomos del 2000, possono «costituire una barriera all’entrata di imprese mafiose per la costruzione del Ponte». «Come dimenticare - si legge nell’epilogo - che grazie all’investimento in Borsa di sempre maggiori quantità di denaro sporco, le organizzazioni criminali sono entrate in possesso di cospicui pacchetti azionari di imprese altamente tecnologizzate, così da divenire esse stesse imprese a capitale mafioso?». E il Potere Politico ne è sempre più complice. «Il pubblico» commenta Antonio Mazzeo «proponendo il collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria come simbolo indiscusso di sviluppo per il Sud d’Italia, non ha mai proposto alternative concrete, preferendo investire milioni di euro di soldi pubblici per a un’opera inutile, che si inserisce in un’area tra le più sismiche del pianeta». Oltre a questo, Antonio ci racconta di come potrebbe essere impiegato quel fiume di denaro, «oltre a tutto quello che è già stato pagato per le montagne di carte inutili costate circa mille miliardi di lire» commenta: messa in sicurezza delle aree dello Stretto dissestate e ad alto rischio sismico, sulle quali si è sviluppato un fiorente abusivismo “legale”, approvato nei consigli comunali e dalle amministrazioni locali, ben descritto nel libro, e produzione di posti di lavoro. Il Ponte, infatti, offrirà in fase di costruzione circa 4mila posti di lavoro, mentre una volta realizzato ne manterrà due o tre cento. «Quanti se ne sarebbero potuti creare con tutti quei finanziamenti?». E, mentre il governo promette l’esercito per tenere fuori le cosche mafiose dalla costruzione del Ponte, disposizioni legislative in materia di appalti pubblici favoriscono l’andamento contrario. Come per quanto riguarda la Legge Obbiettivo approvata dal II governo Berlusconi, che annovera tra le sue norme quella che affida tutto il progetto ad un unico contraente, il general contractor, che può scegliere liberamente i sub appaltatori, senza l’obbligo di rispettare alcun vincolo normativo di quelli tradizionalmente imposti a presidio di imparzialità. Per usare un affermazione di Bernardo Provenzano, riportata in un libro del collaboratore di giustizia, Salvatore Cancemi: "Minchia, se fanno ’u ponte ce ne sara' per tutti!".

di Ylenia Sina - terranews.it

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