UNIVERSITA' DI MESSINA, ENTRA NEL VIVO IL PROCESSO PER LA PRESUNTA DISTRAZIONE DI FONDI: LIPIN, ANOMALIA DI GESTIONE. LA TESTIMONIANZA DEL DIRETTORE DELL'ISTITUTO MICHELE LIMOSANI CHE RACCONTA COME…

MESSINA - Da un lato, Nino Nastasi, il magistrato della Procura che ha condotto le indagini. Dall'altro Tommaso Autru Ryolo, Alberto Gullino e Bonaventura Candido, difensori degli imputati, Stefano Augliera, Giuseppe Piedimonte, Eugenio Capodicasa e lvana Saccà, accusati di avere intascato soldi non dovuti nell'ambito del progetto Lipin, uno dei progetti finanziati con fondi europei. Lo scontro processuale è andato in scena nel tardo pomeriggio di martedì 4 maggio. Nell'aula del Tribunale di Messina era atteso come testimone, citato dall'accusa, Michele Limosani, ordinario di Politica economica dell'Università di Messina, e direttore dell'llo (lndustrial Liason office) la struttura autonoma dell'ateneo cui afferiscono vari progetti tra cui lo stesso Lipin. "Doveva essere iscritto sin dall'inizio nel registro degli indagati", hanno sostenuto in coro i tre legali. "La Corte acquisisca i verbali di interrogatorio, uno dei quali, quello del 13 dicembre del 2006 registrato integralmente, e non potrà non accorgersi che nei sui confronti nel corso delle indagini erano emersi indizi di colpevolezza che avrebbero obbligato il pm a iscriverlo", hanno chiesto alla Corte i tre legali. Nino Nastasi non ha avuto remore: "Non sono mai emerse dalle intercettazioni o dalle informative della Guardia di Finanza indizi di reità a carico di Limosani". ll collegio guidato da Caterina Mangano si è riunito in camera di consiglio. "Limosani va ascoltato come teste", hanno stabilito i tre giudici. E così il docente di Economia, che si è costituito come parte civile, sollecitato dal pm ha raccontato che di tutto quanto accadeva nel progetto Lipin non sapeva nulla, essendo un progetto sotto la diretta responsabilità scientifica di Giuseppe Piedimonte e di quella amministrativa di Stefano Augliera: entrambi comunque suoi collaboratori all'llo. Limosani ha avuto parole di apprezamento per Capodicasa, ("ho chiesto più volte al rettore di cui era segretario di valorizzarlo per quanto meritava") e di Piedimonte ("nel gestire i progetti europei è molto competente"). ll pm gli ha sottoposto alcuni mandati di pagamento relativi ad altri progetti afferenti all'llo. Su tre non ha riconosciuto come sua la firma: uno era per Mario Centorrino, attuale assessore regionale alla Formazione e docente di Economia politica maestro di Limosani; gli altri due, a cui è seguito l'effettivo incasso dell'emolumento, per se stesso. "Ma sapevo che i soldi dovevano essere dati", ha precisato. La linea difensiva degli imputati è già emersa nel corso dell'esame testimoniale e negli interrogatori o nelle memorie difensive depositate in precedenza: "Non abbiamo preso soldi che non ci spettavano. Tutto è per I'attività lavorativa effettivamente svolta. Manca il dolo. Ci possono essere state irregolarità, che sono prassi nel mondo Universitario". I loro legali nel corso dell'esame di Fernanda loppolo, responsabile della Ragioneria dell'ateneo, sentita prima di Limosani hanno tentato di mostrarne alcune: un decreto firmato dal rettore Tomasello con cui l'Università si è assunta l'onere di pagare un master a Antonino Fallico, segretario del rettore, che il funzionario ha poi potuto usare per fare carriera (il decreto era stato depositato da tempo nell'ufficio diAdriana Sciglio, l'altro pm impegnato nel processo e presente in aula ma Nastasi non ne sapeva nulla); e una delibera del Cda a favore di Lorenzo Ferrigno, funzionario del Centro stampa, in forza della quale gli è stata pagata attività che aveva svolto senza precedente autorizzazione. Michele Limosani, il cui esame è stato interrotto dall'incombere della notte, dovrà tornare in Tribunale per il controesame. di MICHELE SCHINELLA - centonove 07-05-10

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