LA GRANDE INCHIESTA – QUEL TESORO SOMMERSO CHE I MESSINESI NON CONOSCONO: Il Museo archeologico di Messina ormai è un'esigenza irrinunciabile. Gabriella Tigano: gli scavi più importanti (la necropoli di Messana) al momento in via Battisti

29 Novembre 2010 Culture Mondo News

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FOTO DI ENRICO DI GIACOMO

Quattro progetti per rilanciare i temi archeologici di questa città, che possiede grandi tesori sconosciuti, pietre di storia immortale e dimenticata. Quattro progetti per valorizzare altrettanti siti che meritano visite costanti, un posto al sole nella memoria, una pagina sempre aperta per vecchie e nuove generazioni. Ecco la prossima scommessa dell'archeologo Gabriella Tigano e della sua équipe, un gruppo che lavora ogni giorno con la passione di sempre all'Unità archeologia della Soprintendenza, lottando tra una fotocopiatrice che s'inceppa, troppe cassette di reperti accatastate l'una sull'altra e la mancanza perenne di fondi. Con lei affrontiamo questi argomenti, una mattina di novembre come sempre frenetica, passata tra cantieri di scavo in città e in provincia.

– Cosa prevede in dettaglio il progetto Por 2007-2013 che avete presentato?

«Sostanzialmente la "messa in rete" di una serie di emergenze archeologiche conservate in città e ai più sconosciute in quanto non fruibili. Sono quattro i punti degli interventi che abbiamo immaginato collegati con l'area archeologica di Palazzo Zanca e con l'annesso Antiquarium che contiene, oltre ai materiali di quello scavo, un touch screen realizzato da noi nel 2009, una sorta di finestra multimediale sulla storia della nostra città. Gli interventi di fruizione e valorizzazione interesseranno la chiesa di S. Giacomo, il tumulo e i tempietti ancora in situ nell'area del realizzando Palazzo Colapesce, una delle scoperte più importanti degli ultimi anni; il tratto di muro di fortificazione del III sec. a.C. di Via S. Marta, e uno dei documenti più significativi della necropoli ellenistico romana di Via Cesare Battisti, la "dimenticata" tomba a camera rinvenuta addirittura negli anni Settanta e da allora conservata sotto la scalinata che sale verso la Caserma Zuccarello. Lo scopo è quello di creare un percorso archeologico che faccia conoscere i tesori nascosti sotto la città moderna».

– Attualmente su quali cantieri di scavo state lavorando?

«In questo momento abbiamo una attività piuttosto intensa di scavo in città, soprattutto lungo la via Cesare Battisti, zona interessata dalla necropoli di Messana. I nuovi scavi, realizzati sempre in cantieri edili con maestranze messe a disposizione dalle ditte private, hanno in parte confermato i dati già noti: si tratta di una necropoli pluristratificata con tombe che si datano dal IV sec. d.C. (livello superiore) al IV sec. a.C (livello inferiore). Ovviamente stanno emergendo anche nuovi tasselli sulle fasi di utilizzo e sulle tipologie funerarie ricorrenti, alcune ad esempio prima non documentate in quest'area, basta vedere il bel sarcofago litico dall'isolato 83. Senza dubbio i reperti di maggiore pregio provengono da quella che pare essere la fase più antica, databile tra il IV e il III sec. a.C., ma anche i livelli più recenti hanno arricchito in modo significativo il quadro generale delle nostre conoscenze. Proprio in questi giorni, e grazie alla sensibilità dell'impresa che si sta facendo carico anche di questi lavori, stiamo restaurando e "impacchettando", una sepoltura di epoca romana imperiale del tipo "a cupa", che conserva ancora, cementata nella muratura l'iscrizione della defunta. La tomba verrà temporaneamente depositata al Museo regionale grazie alla disponibilità del nuovo direttore, Giovanna Maria Bacci, che ha messo a disposizione gli spazi esterni. Speriamo un giorno che essa possa trovare adeguata valorizzazione, insieme agli altri monumenti, gli epitymbia di epoca ellenistica, che al momento si trovano in deposito al Museo».

– Ecco, ormai da anni per i reperti archeologici parliamo sempre di depositi e non di un museo, non è frustrante per voi?

«Sì, sono ormai passati più di dieci anni dalla mostra di Messina. I nostri depositi hanno accolto in questi anni moltissimi reperti, frutto di un'attività continua di tutela. La necessità di disporre di uno spazio espositivo è diventata ormai una esigenza fondamentale. Il nuovo soprintendente Scuto si è dimostrato molto sensibile e disponibile a supportare l'iniziativa di un museo archeologico nella nostra città e mi pare che anche a Palermo qualcosa stia cambiando. Forse il nostro lavoro non è stato del tutto inutile. Sarà questo l'obiettivo dei prossimi anni, un obiettivo che potrà essere realizzato solo con il lavoro di squadra perché l'apertura di un museo è sempre frutto del lavoro di tanti e per tanto tempo. I materiali ci sono, ma vanno restaurati e anche studiati».

– Un'ultima cosa: avete iniziato da alcune settimane anche un'attività di sondaggio legata ai cantieri del ponte sullo Stretto, che risultati ci sono?

«Dalla metà di ottobre abbiamo iniziato le indagini preventive nelle aree interessate dai lavori del Ponte tra Ganzirri e Granatari. Siamo ancora all'inizio, ma purtroppo al momento, non siamo stati molto fortunati, in quanto i saggi hanno dato esito negativo. A breve inizieremo i lavori in città e sicuramente ci saranno sorprese in quanto si tratta di aree a forte "rischio". Vedremo». NUCCIO ANSELMO - GDS

Scoperte per la prima volta in città due tombe a cassa con tegole e tettuccio

Nuovi tesori, altre meraviglie del passato, ancora strumenti fondamentali di conoscenza dei nostri predecessori. È sempre l'area sacra di Largo Avignone a riservare clamorose sorprese, che abbiamo potuto ammirare con il nostro fotografo quasi in contemporanea al ritrovamento, e si tratta di pezzi veramente eccezionali. Ed ecco gli aggiornamenti. Nel cantiere della ditta Caronella è emersa di recente una necropoli con sepolture del IV secolo a. C. che non erano mai state rinvenute come tipologia in questa città. Sono venute infatti alla luce delle tombe (casse) di tegole piane con un tettuccio cosiddetto alla "cappuccina" che sono documentate per la prima volta a Messina. All'interno è stato rinvenuto un corredo funerario composto da pissidi e piattini. Sempre nella stessa area, e anche qui non ci sono esempi precedenti, nei giorni scorsi c'è stato un altro eccezionale ritrovamento: una sarcofago litico (di pietra) molto grande e perfettamente integro, probabilmente realizzato con pietra locale. Ci sono anche tracce di colore sulla copertura. È la sepoltura di un adulto. Alcuni esempi si possono rintracciare a Lipari. È stata poi rinvenuta di recente una fossa terragna con le pareti intonacate.

Ma ci sono ancora altri due cantieri di scavo alle spalle dell'area principale, e anche qui si possono registrare in questi giorni altri ritrovamenti di grande pregio. Nel cantiere di scavo dell'isolato 83, della ditta Pellegrino, sono emerse le tracce romane della Necropoli, e si stanno eseguendo i lavori di spostamento degli importanti monumenti sepolcrali venuti alla luce, databili alla fase di Età Imperiale. C'è per esempio una tomba a cupa databile tra il II e il III secolo d.C., con una iscrizione perfettamente integra che reca anche il nome della defunta: Mulatia Donata di anni 62. E proseguendo a piedi lungo la strada c'è il terzo cantiere di scavo appena aperto, della ditta Arena, con tracce di Età Imperiale. Si intravede già un muro, forse di recinto, e affiorano alcuni vasi cinerari. Proprio mentre eravamo in cantiere, l'altra mattina, è stata recuperata, perfettamente integra, una lucerna fittile decorata con una palma, che reca anche il nome della "ditta" del tempo che l'ha realizzata, la Ciundrac, e che è databile tra la fine del I secolo d.C. e il II secolo d.C.. In tutti e tre i casi stano lavorando degli operai molto esperti che sono sul posto grazie proprio alle ditte costruttrici. visto che come la solito non c'è una lira le imprese edilizie si stanno facendo carico del pagamento delle giornate lavorative.(n.a.)

A Palazzo Colapesce la cerimonia di fondazione della città

L'area sacra venuta alla luce nel 2007 in via La Farina, all'isolato Z, durante i lavori per la realizzazione di Palazzo Colapesce viene definita dalla Soprintedenza «di straordinaria importanza per la conoscenza dell'impianto urbano della colonia greca di Zancle-Messana. La struttura più antica, databile tra la fine dell'VIII e gli inizi VII sec. a.C. è un tumulo in pietrame, del diametro di 8 m, realizzato dopo aver scavato una profonda e ampia fossa, sul fondo della quale sono stati rinvenuti numerosi frammenti di crateri, coppe, piatti, vasetti per oli e profumi e grandi quantità di ossa animali coperti da consistenti strati di "bruciato"». Quindi è un posto letteralmente magico, pieno zeppo del nostro passato che conta, che bisogna assolutamente tutelare. A Largo Avignone invece in un sottoscala buio giacciono due tombe a camera riportate alla luce, una nel comporto nord dell'isolato 73, l'altra durante i lavori funzionali alla realizzazione della scalinata di accesso alla caserma Zuccarello. Scrive la Soprintendenza che si tratta di «due sepolture eccezionali del IV sec. a.C., ancora oggi uniche tra quelle rintracciate negli scavi successivi. Quella sotto la scalinata è una camera ipogeica, resa accessibile tramite una porta monolitica ruotante su un perno di bronzo, aperta su un corto dromos a gradoni. La camera a pianta rettangolare, di dimensioni ragguardevoli, contiene tre klinai intonacate, addossate alla parete di fondo. Su una delle klinai furono rilevate tracce d'oro, forse di una corona. La tomba doveva quindi appartenere a un personaggio di rango, come indica l'iscrizione dipinta in greco su un vaso di corredo che menziona un nome da riferire, sulla base dell'etnico, ad una donna di probabile origina sannitica.

Largo San Giacomo ci parla di un'antica chiesa normanna

A Largo S. Giacomo, un cantiere di scavo aperto sin dal 2000, è stata parzialmente messa in luce l'antica chiesa di S. Giacomo, il cui impianto originario si può datare in un periodo compreso tra la dominazione normanna della città e il successivo periodo svevo (seconda metà XI - prima metà XII secolo). Si tratta dunque di una delle rare testimonianze della Messina normanna, forse contemporanea alla costruzione della Cattedrale normanna (l'antica chiesa di S. Maria La Nuova, distrutta dai terremoti). Dell'antica chiesa è stata finora messa in luce una parte del perimetro murario, e precisamente il muro meridionale. Sono stati inoltre rintracciati resti di sei pavimenti della chiesa antica, tutti in mattonelle di cotto di diversa forma e dimensioni. In via S. Marta c'è invece la traccia evidente di un grande muro di fortificazione, riportato alla luce tra il 1988 al 1990 nell'isolato 163. Si tratta di una poderosa struttura muraria che si sviluppava in direzione sud-est/nord-ovest, realizzata, dopo la seconda metà del IV sec. a.C., con grandi blocchi di calcare locale. Il muraglione, che presenta una larghezza di ben 5 metri ed è conservato per un tratto di circa 25 metri, nel suo impianto, ha tagliato sia parte di una discarica con materiali databili tra la fine del V e la prima metà del IV sec. a.C., sia un lembo della vasta necropoli degli Orti della Maddalena da cui proviene uno splendido cratere a figure rosse (databile al IV sec. a.C.) con rappresentazione teatrale interpretata come l'ultima scena delle Ecclesiazuse di Aristofane o come la parodia di una tragedia di Euripide: l'Ippolito incoronato o, molto verosimilmente, lo Ione. C'è un tratto di muro che la Soprintendenza intende inserire nel percorso espositivo, che è stato conservato in via S. Marta ed è tuttora visibile dall'androne del palazzo che è stato realizzato successivamente nell'area.

A SETTEMBRE AFFIORO' LA TOMBA DI UN BIMBO

A settembre nel cantiere di Largo Avignone era stata fatta un'altra eccezionale scoperta: la tomba di un bimbo con alcuni suoi "giocattoli". Il contenuto di questa tomba è strabiliante. È la sepoltura di un bambino che visse centinaia e centinaia di anni fa, viene classificata come "tomba di ragazzino con modellino fittile d'imbarcazione". Era la sua barchetta dei giochi, che i genitori decisero probabilmente di sistemare accanto a lui. Poi si possono notare alcune statuette. Nulla ci vieta di pensare che fossero gli antenati dei nostri "soldatini", con cui quel bimbo ha giocato nella sua breve vita. Nella stessa area sono state esplorate in questi mesi più di 135 sepolture, che si sommano alle oltre 170 che affiorarono nel corso degli scavi degli anni Novanta. Sepolture che hanno restituito in questi intensi mesi di scavi corredi di grande pregio, composti non soltanto di vasellame ma anche con monete, oggetti in bronzo e in argento.

I QUATTRO CANTIERI DA FINANZIARE

1) LARGO S. GIACOMO

È stata parzialmente messa in luce l'antica chiesa di S. Giacomo, si può datare tra la dominazione normanna e il successivo periodo svevo.

2) VIA S. MARTA

È un muro di fortificazione riportato in luce durante uno scavo degli anni '80. È molto grande come spessore, quasi 5 metri, databile tra la fine del V e la prima metà del IV sec. a.C.

3) TOMBA A CAMERA

È lì sin dagli anni '70. Si tratta di una camera ipogeica, accessibile attraverso una porta monolitica rotante.

4) VIA LA FARINA

Si tratta di una splendida area sacra venuta alla luce nel 2007 all'isolato Z. Lì c'è probabilmente la traccia della cerimonia di fondazione della città di Zancle.

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