2 Maggio 2012 Cronaca di Messina e Provincia

MESSINA, ESASPERAZIONE: Imprenditore edile arrampicato su un albero minaccia il suicidio. Nel pomeriggio ha fortunatamente deciso di desistere. Il comunicato dell'avvocato La Spina, proprietario della casa

Fumata bianca. Sospiro di sollievo. Si chiude con un accordo la controversia tra un imprenditore edile e il proprietario di una villa sulla strada Panoramica dello Stretto. Dopo ore e ore di trattative viene sciolto il nodo che teneva le parti arroccate sulle posizioni di partenza. Da un lato, l’artigiano di Patti Carmelo Mazzeo, 51 anni. Dall’altro, l’avvocato messinese Carlo La Spina. In mezzo, dissidi su presunti crediti vantati dal primo: 50 mila euro, relativi ai lavori di ristrutturazione dell’immobile. Un diritto giudicato sacrosanto, a tal punto da decidere di arrampicarsi su un albero, portare con sé una grossa corda e minacciare di impiccarsi. L’arbusto svetta nel bel mezzo del cortile della residenza, in contrada Ingegneri, a Ganzirri. Il panorama toglie il fiato, come la scena che si trovano davanti i soccorritori, le forze dell’ordine e i tanti curiosi. Mazzeo è seduto a cavalcioni dall’alba di ieri. Per raggiungere un punto più in alto si serve di una scala. Fuma una sigaretta dietro l’altra. Ha un telefono cellulare e lo utilizza per chiamare fornitori e dipendenti della sua ditta: «Non mi muovo da qui. L’avvocato mi deve pagare. Ho faticato mattina e sera e questo è il risultato», dice da circa sei metri di altezza. Frasi che allarmano il fratello e soprattutto la figlia, giunta a Messina appena ricevuta notizia. Uno dei rappresentanti delle forze dell’ordine racconta un aneddoto che non lascia presagire nulla di buono: «Questa era chiamata la villa dell’impiccato, anni fa una persona si è suicidata». In effetti, la situazione sembra degenerare. L’imprenditore, a un certo punto, afferra la corda e la porta vicino al collo. Trascorre qualche minuto e desiste. Chiede di rifocillarsi e lo accontentano. Un poliziotto consegna un pacchetto di grissini, che viene legato alla fune e issato sull’albero. Tutti attendono l’arrivo della controparte. Pippo Scandurra (Fai), Mariano Nicotra (Asam), polizia e carabinieri tentano di convincerlo. Ma il vero tavolo delle trattative si apre quando giunge la vettura con a bordo l’avvocato La Spina. Che non sembra arretrare di un centimetro. Anzi, fa diffondere la sua versione dei fatti mediante un comunicato stampa. Nel quale si racconta che sono stati i giardinieri a notare per primi l’artigiano salire sull’albero. Il professionista aggiunge che nel 2010 aveva affidato alla ditta Mazzeo un appalto di 400 mila euro per l’esecuzione di interventi di ristrutturazione del fabbricato della villa, pari a 330 metri quadrati. Secondo il professionista, «si trattava di mera esecuzione delle opere con materiali forniti direttamente da me, quali infissi, pavimentazioni, rivestimenti, sanitari, non a carico dell’impresa». Gli intoppi si sono materializzati al termine dei lavori, «nel mese di febbraio scorso, rimasti peraltro incompleti» e con «vizi di esecuzione». Ed è sorta una querelle: 45-50 mila euro le somme vantate dall’impresa, di fonte alla quale inizialmente è stato riposto picche. Poi la controproposta: 20 mila euro, che La Spina avrebbe voluto consegnare già ieri. Irricevibile, a giudizio di Mazzeo, almeno fino alle 16.30. Poi la svolta: l’imprenditore di Patti accetta la nuova offerta di 22 mila euro, da corrispondere a stretto giro, più altri 11 mila, da versare entro maggio. Scende dall’albero, aiutato da un vigile del fuoco, e abbraccia la figlia. Pacche sulle spalle. Torna il sereno. Tutti felici, tranne il committente. RICCARDO D’ANDREA – GDS

IL COMUNICATO DELL’AVVOCATO LA SPINA
Oggi 2 maggio 2012 alle h. 8.30, venivo chiamato dai giardinieri i quali mi avvisavano che presso la mia abitazione sita in Messina Vill. Ganzirri Cont. Ingeneri, vi era un uomo, posto su un albero che inveiva contro di loro, affermando che oggi, nella casa non si poteva lavorare. Accorrevo chiamando la polizia e il mio avvocato. Giunto sui luoghi mi rendevo conto che si trattava del sig. Carmelo Mazzeo, alla società del quale, nel 2010 avevo conferito l’appalto per l’esecuzione dei lavori di ristrutturazione di un fabbricato di circa 330 mq. L’appalto era stato conferito per € 400.000,00 più iva, considerato che si trattava di mera esecuzione delle opere da eseguirsi con materiali forniti direttamente da me committente, (quali infissi interni ed esterni, pavimentazioni, rivestimenti, sanitari), e pertanto non a carico dell’impresa, e quindi per un prezzo addirittura superiore ad € 1.000,00/mq. Le opere avrebbero dovuto essere consegnate entro il 1 giugno 2011. All’esito dei lavori, conclusisi, solo nel mese di febbraio 2012 e rimasti per altro parzialmente incompleti, provvedevo a indicare i vizi per l’esecuzione delle opere, e contestavo la richiesta formulata dall’impresa che chiedeva un saldo di € 45.000,00 sul minore importo di € 15.000,00 da me ancora dovuto. Si dava seguito ad una trattativa transattiva e , tenuto conto dei vizi delle opere, delle eventuali e parziali opere in più, offrivo all’impresa transattivamente la somma di € 20.000,00, che ero pronto a corrispondere in data odierna. Già da oltre un anno, avevo interrotto ogni rapporto con il sig. Carmelo Mazzeo , il quale aveva manifestato molteplici volte comportamenti aggressivi o comunque assolutamente inammissibili al punto da costringermi a non recarmi più in cantiere. Avendo mantenuto un rapporto formale con il fratello Gino Mazzeo, dopo averlo invitato, date le continue pressioni, ad attivare un procedimento di consulenza tecnica preventivo, così da far accertare i vizi e stimare quanto dovuto a saldo per le opere eseguite, ho formulato comunque la suddetta offerta transattiva, proprio al fine di liberarmi dalle continue pressioni alle quali ero sottoposto. Il sig. Mazzeo Carmelo si introduceva, nonostante tutto, in casa mia, e inscenava la suddetta surreale e incresciosa situazione, facendosi trovare sull’albero, e minacciando pubblicamente di buttarsi se io non avessi immediatamente provveduto a corrispondergli la somma di € 50.000,00, peraltro non dovuta, esercitando pubblicamente una ingiusta e incresciosa pressione. A tutela della mia dignità e della mia immagine mi riservo di agire nelle sedi opportune. Avv. Carlo La Spina