5 Maggio 2012 Cronaca di Messina e Provincia

MESSINA, IL CASO: Sfruttando la legge elettorale, il vulcanico deputato – candidato primo cittadino a S. Teresa e designato assessore a Nizza – tenta il colpaccio. De Luca: datemi sindaco, maggioranza e opposizione

La legge elettorale non contempla la farsa, la politica siciliana invece sì. Volendo, potremmo parlare anche di tragedia della democrazia, di deriva delle regole. Conosciamo la possibile obiezione: si tratta di un piccolo centro e si sa com’è la politica nei piccoli centri; in realtà non è questione che può essere liquidata con una scrollata di spalle o derubricata a evento folcloristico. “Datemi sindaco, maggioranza e opposizione” in Consiglio, “ed io solleverò Fiumedinisi”, deve aver pensato il vulcanico Cateno De Luca, deputato Ars alla seconda legislatura, sindaco uscente del piccolo comune sul versante ionico del Messinese e ras incontrastato di preferenze in zona. Forte di un consenso che immagina essere profluviale nella natìa Fiumedinisi, e in realtà così è da almeno due lustri, il parlamentare regionale ha pensato bene, per l’appunto utilizzando i meccanismi della legge elettorale che regalano la maggioranza in Consiglio alla formazione che supporta il sindaco eletto e la minoranza alla seconda formazione, di schierare due aspiranti primi cittadini. Obiettivo, far fuori dai ruoli consiliari il terzo “incomodo”. Ergo, azzerare il controllo. La notizia non era ignota. Però assume tutto un altro contorno allorquando De Luca decide di inviare una lettera ai suoi concittadini, come se non fosse bastato vedere i due candidati a sindaco suoi alfieri sul palco per un comizio (ma uno è il favorito del re, l’altro dovrà accontentarsi, ben che gli vada, del ruolo di capo della finta opposizione), in cui motiva apertamente scelta e strategia. «Due liste con due candidati a sindaco per riportare pace e serenità nella nostra comunità, isolando i perversi e gli invidiosi che hanno usato i vostri voti per soddisfare i propri scellerati desideri uccidendo, con la complicità della grande politica regionale, l’orgoglio dei veri ciuminisani». De Luca, che ha il dente avvelenato per recenti problemi giudiziari – è finito in carcere per abuso d’ufficio, tentata concussione e falso in relazione a una speculazione edilizia, ma va detto che la Cassazione ha annullato l’ordinanza ritenendo che non vi fossero esigenze cautelari –, non ha dubbi: «I denunziatori di professione devono stare in altri posti», non insomma in Consiglio. E aggiunge: «Le due liste e i due candidati a sindaco, di comune accordo, hanno ritenuto di chiedere alla comunità di Fiumedinisi un chiaro e forte gesto di ribellione nei confronti dei nemici» della cittadina. «Tutti noi vi chiediamo di votare al Consiglio la lista “De Luca-Sicilia Vera” e come candidato a sindaco Alessandro Rasconà». «…Mi permetto, se non avete altri impegni, di chiedere per il consiglio comunale qualche preferenza per Francesco Sentineri che, da candidato sindaco, ha dato un grande esempio di amore per la nostra comunità». Ora, che tutto questo sia legittimo – giacché contemplato dalla legge elettorale – è fuor di dubbio, finanche inserendo nel mazzo delle valutazioni la non sottovalutabile circostanza che l’on. De Luca – questa volta in persona personalmente, per dirla con il Catarella camilleriano – è a sua volta candidato sindaco a Santa Teresa di Riva e assessore designato a Nizza di Sicilia, ma la domanda è lecita: quanto vale ancora la democrazia, alle nostre come alle altrui latitudini? Solo un partito insorge, è il Pd e lo fa con il parlamentare Ars, Filippo Panarello. Immaginiamo, per difendere il vaso di coccio “ciuminisano”, ovvero il terzo incomodo, tra i presunti vasi di ferro “deluchiani”, ma tant’è. «A Fiumedinisi», tuona, «si sta verificando un fatto di inaudita gravità: l’on. De Luca sta tentando di controllare sia la maggioranza che l’opposizione. Con questi metodi da repubblica delle banane, si vuole fare del Comune il cortile della propria abitazione dove esercitare il potere al riparo da sguardi indiscreti e al di fuori dalle più elementari regole democratiche. Spero che i cittadini di Fiumedinisi respingano, nelle urne, questo progetto tipico di certe dittature». «Al di là degli aspetti folcloristici della vicenda», conclude Panarello, «si stanno mettendo in discussione i principi fondamentali della nostra democrazia: ritengo che le autorità preposte al controllo della regolarità delle elezioni debbano mettere sotto i riflettori la situazione di Fiumedinisi, per impedire eventuali violazioni di legge o condizionamenti del voto e garantire la libera espressione della volontà popolare». FRANCESCO CELI – GDS