9 Maggio 2012 Cronaca di Messina e Provincia

MESSINA: Autorità portuale, De Simone presidente. Capitano di vascello, 57 anni, originario di Napoli: il suo nome non è stato indicato dagli enti locali. Il ricorso di Ferlisi. Le firme di Previti

Antonino De Simone è il nuovo presidente dell’Autorità portuale. La commissione Trasporti della Camera dei deputati ha dato il via libera alla proposta di nomina del cinquantesettenne capitano di vascello, attualmente capo ufficio atti normativi e parlamentari del Corpo delle Capitanerie di porto. Un “tecnico”, dunque, introdotto negli ambienti ministeriali, nominato dal Governo dei “tecnici” con il supporto fondamentale del catanese presidente della Regione Raffaele Lombardo. Questi gli elementi di una “pozione” che potrà anche rivelarsi magica in futuro, ma che oggi appare assolutamente “indigesta” ai messinesi. Al di là del valore, delle competenze e della professionalità del candidato designato, la questione ruota sempre attorno allo stesso nodo irrisolto: Messina continua a essere umiliata. Gli enti locali (il Comune e la Provincia e il sindaco di San Filippo del Mela), ma anche istituzioni rappresentative delle istanze del territorio, come la Camera di Commercio, avevano indicato altri nomi, uno dei quali era stato preso in considerazione dal ministro Passera. In un primo tempo, infatti, era stato designato Calogero Ferlisi ma il nome dell’attuale comandante della polizia municipale non è piaciuto al catanese Lombardo che ha trasmesso a Roma un’altra terna. Dei tre candidati inseriti, i messinesi Tommaso Santapaola e Giovanni Zuccalà e il napoletano De Simone, “ovviamente” è stato scelto il terzo, l’unico non messinese e l’unico non indicato dagli enti locali. Santapaola, infatti, era stato designato dal sindaco di Milazzo Carmelo Pino mentre il nome di Zuccalà era stato proposto dal capogruppo dell’Udc-area Naro, Mario Rizzo. Lo scandalo non è nella nomina di un non messinese. Il prefetto Francesco Alecci, per fare un esempio, è siracusano di nascita ma da quando è a Messina si è fatto amare dalla cittadinanza per la presenza puntuale e costante in tutti i momenti cruciali, per l’impegno e la tenacia, profusi fin dal primo giorno dell’insediamento. Alecci oggi è più messinese di molti che in questa città sono nati ma, nei fatti, hanno mostrato solo disinteresse e menefreghismo.
Lo scandalo è nella pervicacia di una politica volta ad affossare le legittime aspettative della nostra città. Quando le scelte si fanno nel chiuso delle stanze e rispondono solo a logiche ministeriali-burocratiche; quando si avverte, in tutti i settori e in tutte le decisioni assunte negli ultimi anni, l’evidente antagonismo tra il Governo regionale e la terza città dell’Isola; quando si tocca con mano la distanza sempre più incolmabile tra i bisogni e le speranze della gente e la gestione del potere, come ci si può, poi, stupire se soffiano forte i venti dell’antipolitica (che è poi solo la voglia di una politica nuova, pulita, che vada davvero incontro ai sogni e ai problemi concreti delle persone). L’Autorità portuale, è stato detto e scritto fino alla noia, non è un ente come gli altri. In questo momento, è forse l’unico motore propulsivo dell’economia cittadina. Solo l’Authority chiude i suoi bilanci in attivo, ha ingenti fondi a disposizione, può spenderli “pronta cassa”, può avviare, realizzare e portare a compimento opere di grande rilevanza non solo per lo sviluppo delle attività portuali, ma anche per il recupero e la riqualificazione di importanti aree del tessuto urbano. Il suo presidente può anche non essere un messinese ma il percorso che porta alla sua nomina, in ogni caso, non avrebbe mai dovuto essere quello seguito da un esponente del governo Monti che forse di Messina non ha mai neppure sentito parlare e da un governatore dell’Isola che ha l’occhio strabico, guardacaso rivolto sempre e solo verso altri territori. L’Autorità portuale di Messina è in competizione con quella di Catania, è la scoperta dell’acqua calda. Ci si giocano, per il futuro, fette cruciali del traffico crocieristico e della movimentazione dei passeggeri e delle merci. Le manovre alle quali abbiamo assistito in questi mesi confermano che c’è un chiaro disegno teso a indebolire il ruolo di Messina e che c’è, di contro, un’evidente incapacità della classe dirigente e delle forze politiche messinesi a far valere il “peso specifico” della nostra città in tutte le sedi competenti. È un messaggio devastante, il segno di una resa collettiva. Sul ponte sventola bandiera bianca… LUCIO D’AMICO – GDS

Il ricorso di Ferlisi. Le firme di Previti.
Non è stata e non sarà una scelta indolore. Contro i disegni “colonialisti” degli austeri “tecnici” romani e dei vicerè di Palermo, c’è una parte della città che non si rassegna e si ribella. Il presidente del consiglio comunale Giuseppe Previti, che nei giorni scorsi ha avviato una petizione popolare, ha già raccolto mille firme a sostegno della candidatura dell’attuale comandante della polizia municipale Calogero Ferlisi, uno dei componenti della terna indicata dai sindaci di Messina e di San Filippo del Mela e dai presidenti della Provincia regionale e della Camera di Commercio. Lo stesso Ferlisi ha preannunziato la presentazione di un ricorso al Tribunale amministrativo e, in contemporanea, di un esposto alla Procura perché si valuti la sussistenza di eventuali reati di calunnia e diffamazione da parte di chi ha definito il comandante dei vigili urbani di Messina «inadeguato al ruolo di presidente dell’Authority”. Ma nelle scorse settimane altri rappresentanti di enti e istituzioni si sono mobilitati per perorare altre candidature, come quella del comandante dell’Autorità marittima dello Stretto, ed ex comandante della Capitaneria di porto, Antonino Samiani, per il quale hanno preso posizione ufficiale i consiglieri comunali di Milazzo. Il ricorso al Tar da parte di Ferlisi si basa su un presupposto essenziale: la legge del 1994, quella istitutiva delle Autorità portuali in tutto il territorio nazionale, ha affidato il compito di nominare il presidente – che deve essere scelto tra una terna di nomi di comprovata esperienza e professionalità nello specifico settore dei trasporti e della navigazione – al ministro delle Infrastrutture di concerto con il presidente della Regione interessata. È questo il dato principale da cui non si può prescindere. La legge, però, nell’ottica del rispetto delle autonomie territoriali, assegna anche agli enti e alle istituzioni locali un compito altrettanto importante: quello di indicare i nomi dei candidati da inserire nella terna da sottoporre all’esame del ministro e del presidente della Regione. Nel caso di mancato accordo, come è accaduto per Messina, il governatore ha il potere di inviare una nuova terna. Ma anche in questo caso, l’interpretazione data dal Consiglio di Stato in recenti pronunce chiarisce che l’ultima parola spetta al ministro, che può e deve tenere conto delle indicazioni degli enti locali. Ed è proprio questo che non si è verificato negli ultimi sviluppi della vicenda dell’Autorità portuale, perché la scelta finale è ricaduta proprio sull’unico nome che da Messina non era mai stato segnalato. «Ho tratto indicazioni dai suggerimenti degli enti locali», aveva dichiarato qualche settimana fa il presidente Lombardo. La nomina di De Simone è di fatto una clamorosa smentita a tale affermazione.(l.d.)