9 Maggio 2012 Cronaca di Messina e Provincia

MESSINA, L' OPERAZIONE "BANI BANI": Tratta di donne romene, in 18 a giudizio

Definito ieri davanti al gup Daria Orlando con 18 rinvii a giudizio un altro troncone della maxioperazione della Squadra Mobile “Bani Bani” (che tradotto in romeno significa “soldi soldi”), l’inchiesta gestita dal sostituto procuratore Stefano Ammendola le cui indagini iniziarono nell’autunno del 2007 e che smantellò una vera e propria tratta di donne romene, costrette a prostituirsi. Messina rappresentava lo snodo strategico della riduzione in schiavitù. Le vittime giungevano in riva allo Stretto dall’Est. Grazie alle intercettazioni e alla collaborazione tra la polizia italiana e quella romena vennero arrestate all’epoca oltre 40 persone, tutte ritenute responsabili a vario titolo dei reati di associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, tratta di esseri umani, riduzione in schiavitù, sequestro di persona e altri reati. Ieri il gup Orlando al termine dell’udienza preliminare, accogliendo la richiesta del pm Camillo Falvo, che rappresentava l’accusa in udienza, ha rinviato a giudizio 18 persone: Ion Alexandru, Marius Bacar, Petrica Bacar, Tudor Balan, Elena Bianca Constantin, Ioana Slatineanca Costantin, Catalin Dadilovaneau, Florin Teodor Dragomir, Mirela Adina Luca, Alvaro Lukaj, Gigi Motoc, Teodor Laurentiu Necsoi, Constantin Oprea, Gabriel Gheorghe Pirvu, Mariana Larisa Pitigoi, il messinese 25enne Giovanni Raffone, Ion Ruse e Mitica Adrian Tone. Il processo inizierà per loro il 6 luglio davanti ai giudici della seconda sezione penale del tribunale. Sempre ieri il gup Orlando ha stralciato la posizione del messinese 44enne Claudio Papale ed ha rinviato la trattazione della posizione dell’albanese Elis Kaciza al 28 giugno prossimo, poiché quest’ultimo ha chiesto di accedere al giudizio abbreviato. L’organizzazione censita con l’inchiesta “Bani bani” era formata prevalentemente da romeni ma anche da italiani. Perfino sul web la banda aveva lanciato addirittura un’asta per la vendita… della verginità di una 16enne, le cui quotazioni per aggiudicarsela erano arrivate a 6 mila euro. Le indagini hanno accertato che l’organizzazione, che si era poi divisa in tre gruppi, durante le ore lavorative per impedire la fuga o la libertà di movimento, sorvegliava le donne attraverso un servizio di ronda ininterrotta. Marginale il coinvolgimento degli italiani che avevano solo il compito di “accompagnatori” delle ragazze e fornitori di profilattici e altro materiale necessario. Nel febbraio del 2011 non vi fu solo Messina al centro dell’operazione, perché gli arresti furono eseguiti anche a Palermo, Catania, Siracusa, Milazzo, Caserta, Cosenza, Firenze e Monza, dove venne attuato un coordinamento tra tutte le squadre mobili. Le indagini vennero coordinate dalla Distrettuale antimafia, e scattarono nell’autunno del 2007 dopo normale controllo di polizia a carico di alcune prostitute romene. Circostanza da cui si risalì gradualmente alla vasta organizzazione criminale. Nel giugno scorso ci fu la seconda tranche di arresti, quando la polizia italiana in collaborazione con quella romena eseguì altre otto ordinanze di custodia cautelare. All’epoca il gip Ignazitto parlò di un «inquietante sottobosco criminale sviluppatosi intorno al “mercato del sesso” che, nottetempo, si dipana lungo le strade della città di Messina». Tre anni di prostituzione non soltanto a Messina tra via La Farina, via Vittorio Emanuele, viale San Martino basso, il porto, la dogana, ma anche a Catania, a Barcellona e Milazzo.(n.a.)