16 Maggio 2012 Cronaca di Messina e Provincia

MESSINA: Rimboschimenti "fantasma", 23 prosciolti. Collaudatori, imprenditori, responsabili comunali, progettisti e direttori dei lavori. Per 4 si va invece avanti

Non erano da addossare a loro le responsabilità. Almeno per i ventitré indagati che ieri al termine dell’udienza preliminare il gup Maria Teresa Arena ha prosciolto con la formula «perché il fatto non sussiste», disponendo oltretutto, come corollario, la trasmissione degli atti alla Corte dei conti (il perché si capirà nelle motivazioni della sentenza). E così l’inchiesta gestita dal sostituto procuratore Maria Pellegrino e dal Corpo Forestale sui cosiddetti rimboschimenti “fantasma”, che aveva ipotizzato una sperpero di fondi comunitari per i boschi di molti centri della provincia peloritana, viene quasi azzerata dopo il vaglio dell’udienza preliminare. Uno degli avvocati ha esordito nella sua arringa con una frase, e cioé “questo processo andava potato già da prima”. Ma il problema del depauperamento del nostro patrimonio boschivo segnalato dalla Forestale rimane tutto in piedi, sarà necessario prevedere forse un meccanismo di controllo successivo alla piantumazione degli alberi. Perché il dato venuto fuori dagli accertamenti degli uomini dell’ispettore ripartimentale della provincia di Messina Carmelo Di Vincenzo c’è tutto: l’82% degli impianti boschivi per i quali comuni e privati hanno percepito centinaia di migliaia di euro sono stati letteralmente abbandonati dopo il collaudo e risultano irrimediabilmente compromessi. L’incastro venuto fuori dall’udienza è comunque complesso. In sintesi per 23 indagati s’è registrato il proscioglimento totale, poi per altri 4 il pm d’udienza, la Brunelli, ha integrato il capo d’imputazione “A”, ipotizzando oltre alla truffa anche il falso in relazione ai collaudi e ai Sal, gli “stati di avanzamento lavori”, poi una posizione è stata stralciata. Tra gli indagati iniziali c’erano i collaudatori, cioé coloro che avevano a suo tempo verificato il rimboschimento, i titolari delle ditte private che eseguirono i lavori, i responsabili per i comuni, i progettisti e i direttori dei lavori.
GLI INDAGATI – Erano inizialmente 27: Antonino Tribulato, Giuseppe Mangano, Bruno Marino e Pietro D’Anna per Fiumedinisi; Salvatore Nobile, Carlo Borella, Maria Tamà Chetti, Luciano Saglimbeni, Bruno De Vita e Antonino Guerino Bozza Germanà per Roccafiorita; Maurizio Molica, Camillo Navarra, Basilio Galati Sardo, Antonino Salmeri, Francesco Spartà e Antonio Anzà per S. Domenica Vittoria; Domenico Papa Russo, Basilio Galati Sardo, Antonino Salmeri e Francesco Spitaleri per Roccella Valdemone; Salvatore Ardizzone, Carmelo Alfonso, Michele Cosentino, Nunzio Moschella e Giuseppe Moschella per Motta Camastra; Angelo Gallina, Luigi Conticello, Agatino Cafeo e Michele Giunta per Itala.
LA SENTENZA – Il gup Arena ieri ha disposto il non doversi procedere “perché il fatto non sussiste” per 23 indagati. Si tratta di: Salvatore Nobile, Carlo Borella, Maria Tamà Ghetti, Luciano Saglimbeni, Bruno De Vita, Antonino Guerino Bozza Germanà, Maurizio Molica, Camillo Navarra, Basilio Galati Sardo, Antonino Salmeri, Francesco Spartà, Antonio Anzà, Domenico Russo Papo, Basilio Galati Sardo, Francesco Spitaleri, Carmelo Alfonso, Michele Cosentino, Nunzio Moschella, Giuseppe Moschella, Angelo Gallina, Luigi Conticello, Agatino Cafeo e Michele Giunta. Tutti quindi “escono” dalla vicenda processuale, le ipotesi d’accusa a loro carico non sono state ritenute sussistenti dal gup Arena. Anche il pm Brunelli aveva chiesto alcuni proscioglimenti parziali, mentre ha invece integrato in udienza il capo d’imputazione “A”, contestando oltre alla truffa anche il falso, per la vicenda relativa al rimboschimento del comune di Fiumedinisi, che riguarda Antonino Tribulato, Giuseppe Mangano, Bruno Marino e Pietro D’Anna. Per la trattazione di queste posizioni l’udienza è stata quindi aggiornata al 22 maggio prossimo. Allo stesso giorno è stata poi rinviata la posizione di Salvatore Ardizzone, per difetti di notifica.
LE ARGOMENTAZIONI DIFENSIVE – La linea di difesa dei numerosi avvocati s’è dipanata intorno ad alcuni concetti-chiave. Per esempio il fatto che le opere di rimboschimento sono state eseguite correttamente, oppure che non vi sono state revoche di finanziamenti da parte della Regione Siciliana, parte offesa nel procedimento che non ha ritenuto di costituirsi parte civile; ed ancora, nel piano di finanziamento non era prevista l’attività di mantenimento successiva al rimboschimento, e per quel che riguarda poi lo scempio computo successivamente con i tanti casi di pascolo abusivo segnalato dalla Forestale erano stati in parecchi casi gli stessi comuni a denunciare tutto. Ecco il collegio dei difensori, composto dagli avvocati Barbara Turiaco, Salvatore Giannone, Giovanni Calamoneri, Isabella Barone, Antonino Tribulato, Francesco Cacciola, Pietro Santoro, Santo Giuseppe Russo, Giovanni Randazzo, Benedetto Manasseri, Pietro Riggi, Roberto Materia, Alessandro Vaccaro, Alberto Gullino, Massimo Miracola, Antonino Pillera, Vincenzo Melilla, Angela Vecchio, Nunzio Cammaroto, Agata Moschella, Smeralda Pizzi, Francesca Cucinotta, Goffredo D’Antona, Giuseppe Marisca, Giovambattista Freni, Antonino Giunta.
I PAESI INTERESSATI – Erano alcuni comuni della provincia: Fiumedinisi (fino al 1. marzo 2008); Roccafiorita (fino al 1. aprile 2006); S. Domenica Vittoria (fino al 5 agosto 2008); Roccella Valdemone (fino al 19 settembre 2007); Motta Camastra (fino al 10 novembre 2008); Itala (fino all’11 dicembre 2008). Fiumedinisi ha avuto un contributo di 1 milione e 300.00 euro, Roccafiorita e Francavilla 379.000 euro, S. Domenica Vittoria 277.000 euro, Roccella 406.000, Motta Camastra 512.000, Itala 344.000, Malvagna 775.000 (lavori non collaudati per un sequestro giudiziario del fondo), e Nizza di Sicilia con 189.000 euro. NUCCIO ANSELMO – GDS

I finanziamenti.
Nella provincia di Messina secondo questa indagine 33 comuni, sia sul versante tirrenico sia su quello ionico, hanno richiesto denaro pubblico: l’importo iniziale era di oltre 22 milioni di euro, quello effettivamente erogato è di ben 17 milioni e 258 mila euro. Per quanto riguarda invece i privati sono state ben 267 le richieste di finanziamento per un importo iniziale suddiviso in più voci: quasi 14 milioni di euro iniziali con effettivamente finanziati quasi 8 milioni, cui bisogna aggiungere 4 milioni di euro per la manutenzione e altri 7 milioni e mezzo di euro per il cosiddetto “mancato reddito” (la necessità per i privati di mantenere il bosco inalterato senza coltivarci nulla e senza far pascolare nessuno).