17 Maggio 2012 Cronaca di Messina e Provincia

MESSINA: I "pizzini" dal carcere del boss D'Arrigo. Condanne pesanti ai fratelli Mastronardo. L'esponente mafioso è stato invece assolto da tutte le accuse con formula piena: non era lui lo "scrittore"

Due condanne pesanti e la clamorosa assoluzione del boss, insieme alla madre e a un’altra donna. S’è chiuso così nel pomeriggio di ieri davanti ai giudici della seconda sezione penale del Tribunale, presieduta da Mario Samperi, il processo scaturito dall’operazione “Epistula”, l’inchiesta sui “pizzini” secondo l’accusa iniziale inviati dal carcere di Gazzi dal boss mafioso Marcello D’Arrigo per gestire estorsioni e traffico di droga in città. E proprio il boss D’Arrigo, a fronte di una richiesta di condanna di ben 17 anni di reclusione, è stato prosciolto da tutte le accuse con le formule «per non aver commesso il fatto» (l’estorsione alla concessionaria d’auto) e «perché il fatto non sussiste» (l’estorsione alla macelleria di Castanea e l’associazione mafiosa). Pesanti condanne i giudici hanno deciso invece per gli altri due imputati principali, i fratelli Giovanni e Giuseppe Mastronardo: per il primo 10 anni, 6 mesi di reclusione e una multa di 2.100 euro; per il secondo 7 anni, 6 mesi e 1.300 euro di multa. In sostanza li hanno ritenuti colpevoli per l’estorsione, contestata con l’aggravante mafiosa, alla concessionaria d’auto e la detenzione delle armi e della marijuana. Altre due assoluzioni da tutte le accuse hanno registrato Mariarosa Scoglio (la moglie di Giuseppe Mastronardo) e Letteria Sturniolo (la madre di D’Arrigo), che dovevano rispondere, la prima di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e la seconda di associazione mafiosa insieme al figlio e ai Mastronardo: la Scoglio con la formula «per non aver commesso il fatto», la Sturniolo con la formula «perché il fatto non sussiste». Anche i due fratelli Mastronardo hanno registrato alcune assoluzioni parziali (l’estorsione alla macelleria di Castanea, in realtà mai individuata, e l’associazione mafiosa). Per le tre posizioni che “escono” dal processo quindi, quelle di D’Arrigo e delle due donne, i giudici hanno accolto pienamente la tesi difensiva che sosteneva la loro assoluta estraneità ai fatti contestati. Il collegio di difesa è stato composto dagli avvocati Andrea Borzì, Alessandro Mirabile, Giuseppe Carrabba e Roberto Materia. Nel gennaio di quest’anno il sostituto della Dda Giuseppe Verzera, che all’epoca coordinò anche l’intera inchiesta della Squadra Mobile, aveva richiesto 17 anni di reclusione per Marcello D’Arrigo, 13 anni per Giuseppe Mastronardo, 12 anni per il fratello Giovanni Mastronardo, 5 anni per Mariarosa Scoglio. La “Epistula” è l’indagine molto complessa portata avanti dalla Squadra Mobile che nell’aprile del 2007 condusse all’arresto dei fratelli Mastronardo e alla notifica di un’ordinanza di custodia cautelare a D’Arrigo, già all’epoca da lungo tempo detenuto. Secondo gli investigatori della Mobile avrebbe impartito ordini dal carcere di Gazzi ai suoi uomini ricorrendo a “pizzini” e perfino a una lettera, ma evidentemente nel corso del dibattimento non è emerso alcun elemento sostanziale per supportare questa tesi. L’oggetto delle “disposizioni” era la progettazione secondo l’accusa iniziale di due estorsioni, una riuscita ai danni di una concessionaria d’auto della zona sud (che in realtà portarono a termine i due fratelli Mastronardo) e l’altra, tentata, ai danni di una macelleria di Castanea, in realtà mai individuata.(n.a.) – GDS