21 Maggio 2012 Cronaca di Messina e Provincia

MESSINA, LE AMMINISTRATIVE. SPECIALE BARCELLONA: Maria Teresa Collica si prende Barcellona PG. Una vittoria storica nella roccaforte del Pdl in provincia. Consensi trasversali, decisivo l'associazionismo

Per un intero pomeriggio Barcellona Pozzo di Gotto è diventata la città delle donne. Tante donne, di ogni età, che hanno accompagnato Maria Teresa Collica, 42 anni appena compiuti, prima a palazzo Longano “per una presa di possesso popolare” e poi per le principali vie cittadine. Si può sintetizzare in questa foto di gruppo il segnale di discontinuità, di cambiamento, che la gente ha voluto esprimere assegnando alla ricercatrice universitaria la guida di una città tormentata, appena uscita dall’incubo dell’alluvione e sotto la lente di ingrandimento di una Commissione di indagine prefettizia del cui lavoro proprio nei prossimi giorni si conoscerà l’esito. Un’affermazione, quella della Collica, che ha superato gli stessi steccati di coalizione, trovando al ballottaggio consensi proprio in quel centrodestra che ha in Barcellona una delle più rodate roccaforti di Sicilia. Il neo sindaco dovrà infatti fare i conti con i 19 seggi su trenta conquistati da Pdl, Udc e altri in Consiglio comunale, nonostante laceranti divisioni espresse dalle candidature di Calderone e Marte. Una vittoria che va dunque oltre le appartenenze e che viene da lontano, come spiega don Salvino Raia, il “prete scomodo” responsabile dell’Oratorio Salesiano. «È questo – ci dice – l’epilogo più bello di un “itinerario di cittadinanza” a cui abbiamo lavorato con determinazione da cinque-sei anni contro i centri di potere, passato per punti nevralgici della vita sociale e civile: dalla malavita organizzata al racket, dall’ospedale all’Ipab, dal Centro commerciale al depuratore. Oggi la città si affranca di una gestione politica che, partita con buone intenzioni, è diventata appannaggio di pochi, che si si sono comportati come padroni della città. C’è poi un altro sogno che si realizza, che avevo auspicato nella grande manifestazione del “Se non ora quando”: una donna che faccia sentire Barcellona unita come in una grande famiglia, un popolo che diventa padrona del proprio futuro». Ma al di là dell’aspetto emotivo che aiuta a spiegare la valanga-Collica, non può non registrarsi quanto meno una carenza di strategia nei vertici del Pdl che a Barcellona come a Lipari hanno fallito il bersaglio, finendo per danneggiare gli stessi candidati a sindaco, Rosario Catalfamo a Barcellona e Gianfranco Grasso a Lipari. E ciò per le forti lacerazioni interne che hanno attraversato le forze del Centrodestra al primo turno. Discorso a parte merita l’Udc che certo dovrà interrogarsi a lungo proprio sull’accordo provinciale per Barcellona (diametralmente opposto a quello di Lipari). Non è peraltro un mistero che una componente locale del partito non ha condiviso sul nascere tale scelta, come espressamente dichiarato in più occasioni dal dott. Paolo Calabrò, in prima linea nella battaglia per l’ospedale. Ciò ha avuto riflessi anche nelle preferenze per il Consiglio proprio all’interno della lista Udc. Va sottolineato che la vittoria della Collica non può essere liquidata come una vittoria della sinistra essendo venuto a mancare, già dalla stagione delle primarie, quel Pd che è arrivato in ordine sparso al primo turno per agganciarsi poi “volontariamente e non richiesto” all’onda lunga della candidata espressione di IdV, Sel, Prc e Socialisti, partiti quest’ultimi la cui consistenza politica si è “vista” nella corsa al consiglio comunale (due soli consiglieri eletti nelle 2 liste di riferimento). Tanto che, molto onestamente, il prof. Carmelo Monforte, ex preside del Liceo Valli ricordava ieri le difficoltà avute già per fare le Primarie («Ci siamo trovati all’inizio quattro gatti portatori solo di un grande entusiasmo»). Peraltro le cronache politiche si sono a lungo soffermate sulla presenza di deputati Pd a fianco di candidati ex An, come Santi Calderone, mentre il dott. Filippo Marte, per anni capogruppo An, ha solo all’ultimo momento sposato la causa di Pd e Fli, portando il generoso contribuito in voti che si è visto. E non a caso l’on. Filippo Panarello ieri sera parlava di «un contributo indiretto». Ma l’elemento dirompente che ha caratterizzato la campagna elettorale del neo sindaco è stato il sostegno di Movimenti e Associazioni. Un apporto trasversale – spiegano nell’entourage della Collica – che ha fatto la differenza. Barcellona volta pagina o, comunque, ci prova. MARIO DI PAOLA – GDS

Il risveglio di Barcellona è di colore rosa. Consiglio comunale in diretta streaming. E un pensiero per lo sconfitto Catalfamo: «Un vero signore».
BARCELLONA – «È il risveglio di Barcellona, una vera e propria rivoluzione». Sono le prime parole pronunciate dal neo sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto, la ricercatrice universitaria Maria Teresa Collica, 42 anni compiuti lo scorso 30 aprile, appena appresa la notizia della vittoria nel suo “quartier generale” di via Umberto I. Poco dopo, acclamata, è apparsa al balcone del primo piano di una palazzina per salutare i suoi sostenitori che giungevano da tutte le strade della città. «Non lasciateci soli – dice – chiedo che la collaborazione dei cittadini sia costante durante tutta la vita amministrativa». E la neosindaco che anche ieri come al primo turno indossava la maglietta con l’effige di Frida Kahlo, la pittrice surrealista, non è preoccupata nemmeno dei “numeri” che al primo turno hanno consegnato il consiglio comunale al centrodestra con 19 seggi su 30. «Sono fiduciosa perché anche nel consiglio comunale c’è stato un rinnovamento, nuove energie, e questo mi lascia ben sperare. Spero che i giovani neoconsiglieri non si lascino guidare necessariamente dalle logiche che vengono imposte dai loro capi, ma che decidano volta per volta sulla base del contenuto delle proposte che vengono portate nel consiglio comunale. Tra l’altro una delle prime cose che faremo è quella di realizzare i consigli comunali in streaming in modo che i cittadini da casa abbiano contezza di cosa viene deciso e di chi vota si e di chi vota no». E alla folla di giovani acclamanti dice: «Barcellona Pozzo di Gotto si è svegliata, nei prossimi anni cercheremo di fare rivivere la città sul piano sociale e questo significa farla rivivere anche sul piano economico per creare nuove opportunità di lavoro concrete». Sulle difficoltà economiche, primi fra tutti precari e bilancio, il neosindaco manifesta preoccupazione, ma anche proposte: «I presupposti fanno intravedere una situazione difficilissima, taglieremo gli sprechi, punteremo al risanamento del bilancio, convertendo ecologicamente la città e questo per ottenere oltre alla tutela dell’ambiente anche un ritorno in termini economici, punteremo alla valorizzeremo del patrimonio immobiliare e con la creazione di una staff punteremo al recupero dei fondi europei che spesso non sono stati chiesti o neanche spesi». Poi il lungo corteo che da via Umberto I, attraverso via Roma e via Garibaldi, ha sfilato con un tricolore in testa fino a Palazzo Longano dove, a 177 anni dalla fondazione del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, a varcare da sindaco la soglia del Municipio è stata una donna. Maria Teresa Collica, dopo essersi affacciata al balcone principale del Municipio per salutare la folla, è discesa davanti al portone del palazzo di città e con un megafono ha parlato alla sua gente: «La vittoria di oggi è la vittoria di tutti noi, di Barcellona Pozzo di Gotto. Nessuno poteva immaginare una risposta simile, le risposte più belle le abbiamo avute nei quartieri. Tutti mi hanno chiesto di non dimenticarli e quindi per non dimenticarli dobbiamo lavorare tutti insieme». Parole anche per gli antagonisti: «Un ringraziamento al mio competitore, il dottor Rosario Catalfamo che è stato un vero signore, onore ai vinti, un po’ meno a chi lo ha accompagnato in questo viaggio». Accanto a Maria Teresa Collica, il marito, il tenente colonnello dell’Aeronautica militare, Carmelo Bonomo, in servizio allo Stato maggiore della difesa dell’Aeronautica, in missione negli Emirati arabi con la “Task Force Air” ed il loro piccolo, Matteo, 5 anni. LEONARDO ORLANDO – GDS

La “pasionaria” che ha dato scacco ai poteri. La maglietta di Frida Kahlo, il ruolo della Chiesa e dei movimenti, la risposta alle riserve di Sonia Alfano.
È conscia dello straordinario successo ottenuto, che è soprattutto un successo personale. C’è poco da fare. Né servirà a taluni salire sul carro della vincitrice, dove a pieno titolo ci stanno la Chiesa di Barcellona e il variegato mondo dell’associazionismo locale. Altra storia sarà governare. Ed è più dura di quanto non dia a vedere: questa è la nostra sensazione. Dura come quella Frida Kahlo, più forte di tutto, malattie e tradimenti, dolore e solitudine, che porta con sé su una maglietta che «anche oggi (ieri, ndr) mi hanno chiesto di indossare», risponde a chi le fa notare che l’aveva quindici giorni fa, durante lo spoglio per il primo turno elettorale: «perché mi porta fortuna», taglia corto sorridendo. Pasionaria, attivista del partito messicano a cavallo tra gli anni Venti e Trenta, pittrice travagliata che si sentiva «profondamente figlia della rivoluzione messicana», Frida Kahlo per Maria Teresa Collica deve essere un’eroina ispiratrice. Barcellona la terra da liberare. Primo passo compiuto. Liberare anche dai veleni, forse soprattutto dai veleni, che non è detto ti vengano addosso solo da parte politicamente avversa. A “Oltre il Tg”, la rubrica di approfondimento giornalistico che Rtp ieri sera ha dedicato alle Amministrative barcellonesi, sollecitata in studio dal direttore Lucio D’Amico sul perché l’on. Sonia Alfano avesse manifestato perplessità così forti sul suo conto, ha risposto non senza asprezza: «Mi vede vicina alla Corda Fratres e teme che io sia influenzabile da personaggi per i quali l’on. Alfano non nutre stima. Si sbaglia. Mi sento sufficientemente autonoma da chiunque». Dietro le quinte si apprende di più: la Alfano guarderebbe, tra l’altro, con diffidenza alla designazione della prof. Lina Panella ad assessore perché nel ’94 sedeva in Giunta con Franco Providenti al Comune di Messina, e siccome Providenti (ex magistrato) è amico del procuratore generale Franco Cassata, che a sua volta è il “dominus” della Corda Fratres, ecco che il cerchio dei fantasmi si materializza. Il dato elettorale di Barcellona necessita anche di un’analisi traslata sul piano provinciale. La Collica ha innanzitutto risolto un problema a Nanni Ricevuto: il presidente della Provincia non dovrà dar corso ad alcun rimpasto di Giunta. Gli sarà sufficiente sostituire Lino Monea, eletto sindaco a Francavilla Sicilia. Avesse vinto Rosario Catalfamo, e con lui Carmelo Torre che avrebbe assunto la carica di vicesindaco, nell’esecutivo di Palazzo dei Leoni ci sarebbe stato un giro di valzer. Il resto dell’analisi attiene a quel che verrà. Tra un anno si voterà a Messina, ma le grandi manovre sono già iniziate, sebbene sottotraccia. Dalle Alpi a Lampedusa, passando per Genova, Parma, le valli lombarde e giungendo fino a Palermo, tira aria di tempesta per partiti e strutture sempre più distanti dai bisogni del territorio. Il grande blocco di potere del centrodestra ha perduto in pochi mesi i principali centri della provincia, Barcellona e Milazzo. Lipari è andata all’Udc e al Pd. Il partito di Genovese dovrà decidere come muoversi, ma non è un mistero che vorrebbe a Messina un accordo con centristi e terzo polo. La sinistra – ieri con il segretario provinciale di Sel, Chiofalo – lo ha avvisato: prima l’intesa tra noi, poi allarghiamo se ne ricorreranno le condizioni. Prima però, ovvero a ottobre, si potrebbe andare al voto per la Regione: ecco lo snodo, solo consumato questo passaggio si avrà un quadro più nitido. Anche degli scomparsi. FRANCESCO CELI – GDS


Nania: premiato chi ha predicato meglio. «Avevamo proposto un buon amministratore e un’ottima squadra, gli elettori hanno preferito altro»
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«Abbiamo proposto alla città un buon amministratore supportato da una grande squadra, hanno invece premiato chi urla di più e chi predica meglio». Duro, ma allo stesso tempo sereno, il commento del vicepresidente del Senato, on. Domenico Nania, leader storico del centrodestra a Barcellona e uomo di primissimo piano del Pdl in Sicilia, che assieme ai suoi collaboratori e al candidato sindaco condiviso con Udc ed altri alleati, il medico Rosario Catalfamo, ha analizzato il voto della sconfitta elettorale. «Siamo abituati a perdere e questo non ci sconforta, c’è una linea di tendenza di carattere generale sia nazionale che regionale che non ha premiato chi fino adesso ha governato». Eppure il centrodestra di Barcellona Pozzo di Gotto, al primo turno aveva evidenziato un dato elettorale rilevante in controtendenza, con una percentuale che ha sfiorato il 60%, consentendo la conquista di ben 19 seggi in consiglio comunale sui 30 disponibili. «È un dato sul quale rifletteremo e lo analizzeremo per capire meglio, ma non è solo questa la particolarità del risultato. In questa città noi abbiamo avuto quattro candidati a sindaco, con tre che provengono dal centrodestra. Abbiamo avuto candidato il capogruppo di An in consiglio Filippo Marte, l’assessore per dieci anni dei Servizi sociali di An, Santi Calderone; sostanzialmente abbiamo avuto una scomposizione della nostra area che nonostante ciò ha preso in Consiglio 19 consiglieri su 30 e gli altri, l’area di Calderone ad esempio, ha preso 5 seggi. Se rapportiamo tutto questo al fatto che il centrosinistra del nuovo sindaco ha preso solo 2 consiglieri, ci si rende conto che si tratta di una anomalia tutta barcellonese. È una dato sul quale ovviamente rifletteremo. Faremo, tuttavia, la nostra parte e ci auguriamo che la città cresca. L’augurio nostro è che la città vada avanti e possa progredire. Poi gli elettori sono loro che decidono e noi siamo rispettosi degli elettori». E sulla maggioranza schiacciante in Consiglio che potrebbe condizionare le sorti della nuova Amministrazione, il sen. Nania afferma: «Noi non abbiamo mai pensato di lavorare per mandare a casa chi amministra, noi vogliamo vederla alla prova questa nuova Amministrazione, per noi non esiste la cancellazione dell’avversario o la pregiudiziale per l’avversario. Noi lo facciamo, non solo per rispetto dell’avversario, ma anche per noi stessi». Di trend nazionale e regionale parla anche il candidato sindaco sconfitto, Rosario Catalfamo che non si è sottratto alle domande dei numerosi cronisti che lo hanno chiamato in causa. Catalfamo ha richiamato ancora una volta il vizio di origine del voto espresso al primo turno che a suo parere ha penalizzato il centrodestra per la mancata scelta dei tanti elettori che non hanno sbarrato la lista del candidato sindaco. Catalfamo imputa anche la sconfitta, così come avvenuto in altri contesti, alla recessione economica in atto e alla crisi che spesso viene attribuita a chi governa. L’analisi condivisa del voto della sconfitta è iniziata subito dopo la conclusione dello scrutinio nella sede del comitato elettorale in via Carducci, dove si sono ritrovati assieme al senatore Domenico Nania, anche gli esponenti dei partiti alleati, compresa l’Udc che negli ultimi cinque anni era rimasta sui banchi dell’opposizione all’Amministrazione di Candeloro Nania. Sconfitta amara anche per i centristi. (l.o.)