23 Maggio 2012 Cronaca di Messina e Provincia

A 64 anni dall'omicidio domani a Corleone i funerali di Rizzotto

PALERMO – Dalla scomparsa ai funerali di Stato sono trascorsi 64 anni. E finalmente a Placido Rizzotto, il sindacalista che per primo nel burrascoso dopoguerra siciliano sfidò la mafia a Corleone, sarà dato il riconoscimento tanto atteso. Sarà Giorgio Napolitano a rendergli gli onori domani 24 maggio, nella chiesa di San Martino, il giorno dopo le celebrazioni per il ventennale delle stragi. Anche la scelta della data mira a stabilire, nelle intenzioni del capo dello Stato, un ideale collegamento tra un eroe civile del passato e i personaggi-simbolo della lotta alla mafia. Rizzotto scomparve nel 1948. I suoi resti sono stati recuperati nel 2009 e sono stati riconosciuti poco più di due mesi fa. Quel delitto, di cui si era persa la memoria, era maturato in un contesto storico e politico segnato dalle lotte contadine contro il feudo e dalla sanguinosa reazione del blocco agrario e mafioso. Nell’immediato dopoguerra i contadini affamati occupavano le terre incolte per reclamare la riforma agraria giunta solo nel 1950 con i decreti Gullo. Li guidavano capilega e sindacalisti che furono uccisi, massacrati e torturati: se ne sono contati 55 tra il 1946 e il 1966. Anche Rizzotto era un sindacalista e un militante socialista. Tornato dalla guerra partigiana nella Carnia, aveva organizzato braccianti e contadini ed era diventato segretario della Camera del lavoro. Entrò subito in contrasto con i gabelloti e con la cosca mafiosa guidata dal medico Michele Navarra, poi ucciso nel 1958 dagli uomini di Luciano Liggio. La sfida alla mafia lo condusse alla morte. Il 10 marzo 1948 venne sequestrato e poi ucciso nelle campagne di Corleone sotto gli occhi di un pastorello di 12 anni, Giuseppe Letizia, che fece i nomi di Luciano Liggio e del suo amico Pasquale Criscione prima di essere ricoverato in ospedale in preda a un delirio febbrile. Questa, almeno, era la diagnosi dei medici. Poco dopo Giuseppe morì. È rimasto il sospetto che sia stato ucciso con una iniezione d’aria nell’ospedale di cui era primario il dottor Navarra. Le indagini sul sequestro del sindacalista subirono una svolta quando a Corleone arrivò il giovane tenente dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa che nel 1949 arrestò Pasquale Criscione e Vincenzo Collura. Liggio rimase latitante. I due indiziati confessarono la partecipazione alla soppressione di Rizzotto e accusarono Liggio di esserne l’autore. Dissero che il sindacalista era stato torturato, ucciso, squartato e il suo corpo gettato in una foiba a Roccabusambra, a pochi chilometri da Corleone. In effetti in fondo alla scarpata furono recuperati i resti di almeno tre persone. Da alcuni oggetti i familiari riconobbero quelli di Rizzotto. Ma la certezza che fossero proprio quelli del sindacalista della Cgil non c’era mai stata. I due arrestati intanto ritrattarono le confessioni e furono assolti con Liggio per insufficienze di prove: la sentenza fu confermata in appello e dalla Cassazione nel 1961. Franco Nicastro – GDS