24 Maggio 2012 Cronaca di Messina e Provincia

MESSINA: Le estorsioni al mercato "Zaera". I giudici decidono 4 condanne. Assolti Ugo Vadalà e Pedale, "non doversi procedere" per Gianluca Bellantoni

Si chiude con quattro condanne e due assoluzioni il processo contro alcuni esponenti del clan dei Vadalà di Minissale, accusati d’esercitare il controllo criminale sul mercato comunale di viale Europa “Zaera”, assicurando in cambio del pagamento del pizzo (10-15 euro ad ambulante a posto fisso, a settimana) e la spesa gratis per i propri familiari, i servizi di vigilanza e perfino la viabilità ed i parcheggi. Ieri solo in tarda serata dopo una lunga camera di consiglio s’è avuta la sentenza della prima sezione penale del Tribunale presieduta dal giudice Monica Marino nei confronti di una gang che finì sott’inchiesta dopo un indagine della Squadra Mobile coordinata all’epoca dal sostituto della Dda Giuseppe Verzera, denominata appunto “Zaera”. Ma il Tribunale ha in parte cassato l’impianto accusatorio, escludendo per tutti sia l’associazione di stampo mafioso sia l’aggravante d’aver favorito la mafia, e riqualificando l’associazione come “semplice”. Erano alla sbarra in sette in questo processo: Ugo e Armando Vadalà, entrambi fratelli del boss di Minissale ora pentito Ferdinando, il loro zio Francesco Tringali (ex poliziotto, gia coinvolto nel processo “Omero”), Letterio Pedale, Angelo e Gianluca Bellantoni ed Andrea Falliti. La sentenza. Cinque anni e due mesi di reclusione più 3.500 euro di multa per Francesco Tringali; quattro anni e otto mesi più 3.000 euro di multa per Andrea Falliti; due anni e 800 euro di multa per Angelo Bellantoni; sei anni e sei mesi di reclusione più 4.500 euro di multa per Armando Vadalà. Assolti da tutte le accuse contestate Ugo Vadalà e Letterio Pedale, per quasi tutti i capi d’imputazione con la formula «per non aver commesso il fatto». Per Gianluca Bellantoni i giudici hanno dichiarato il cosiddetto “ne bis in idem”, cioé il non doversi procedere per una precedente condanna che aveva subito, considerata attinente per gli stessi fatti. Assoluzioni parziali da alcuni capi d’imputazione hanno poi registrato Bellantoni, Falliti, Tringali e Armando Vadalà. Collegio difensivo composto dagli avvocati Rina Frisenda, Carlo Autru Ryolo, Salvatore Stroscio, Rosario Scarfò, Salvatore Silvestro, Domenico André, Antonio Catalioto, Giuseppe Vadalà Bertini e Isabella Barone. Molto diverse le richieste che aveva formulato in precedenza il pm Giuseppe Verzera: per Armando Vadalà 12 anni di reclusione e 1.900 euro, alcune assoluzioni parziali; per Ugo Vadalà, 9 mesi e 10 giorni e 1.600 euro di multa; per Francesco Tringali, 8 anni di reclusione e 1.400 euro, assoluzione da alcuni capi d’imputazione; per Andrea Falliti 9 anni e 1.400 euro, alcune assoluzioni parziali; assoluzione da tutte le accuse per Letterio Pedale; per Angelo Bellantoni 3 anni e 500 euro, alcune assoluzioni parziali; infine per Gianluca Bellantoni 2 anni e 4 mesi più 400 euro di multa. Secondo l’accusa era in pratica il gruppo mafioso dei Vadalà a decidere perfino chi aveva diritto ad aprire un box al mercato Zaera. Oltre all’associazione di tipo mafioso ed all’estorsione, erano contestati inizialmente anche i reati di usura, ricettazione, porto e detenzione illegale di armi e truffa alle assicurazioni con falsi incidenti. Le indagini erano partite con l’omicidio di Rosario Mesiti, ucciso il 22 agosto 2006. Il pentito Ferdinando Vadalà ha riferito che dal 1996 il suo clan aveva posto sotto controllo il nuovo mercato comunale all’incrocio tra viale Europa e via Cesare Battisti. Gli inquirenti avevano piazzato una microspia nell’agenzia assicurativa di Frank Scibilia (era tra gli indagati, è stato giudicato con l’abbreviato), vicina al mercato, e dove secondo l’accusa confluivano i soldi delle estorsioni. Dalle intercettazioni, a sorpresa, erano emersi anche la truffa alle assicurazioni con falsi incidenti e un giro d’usura.(n.a.)