24 Maggio 2012 Cronaca di Messina e Provincia

TAORMINA: Il naufragio dei fratelli Baeli. La famiglia chiede di riaprire il caso. Convinta che un altro natante provocò l'affondamento della barca

TAORMINA – A tre anni di distanza dal naufragio nelle acque di Taormina, si riaccendono i riflettori sulla tragica fine dei fratelli Lillo e Francesco Baeli. La famiglia non si arrende e continua la sua battaglia per accertare cosa accadde la sera del 23 maggio 2009. L’indagine (nonostante tre opposizioni) è stata archiviata dalla Procura di Messina nel dicembre 2010 perché «i responsabili del reato non sono stati identificati» ma i tanti punti interrogativi rimasti senza alcuna risposta hanno spinto i parenti delle vittime a presentare nell’agosto 2011 un’ulteriore richiesta di riapertura del caso. Per la Procura i due fratelli, diretti a bordo del loro gozzo di 4 metri da Giardini a Letojanni, avrebbero «urtato contro uno scoglio o un cetaceo». La famiglia invece sostiene l’ipotesi di uno speronamento: se così sono andate le cose si parla, dunque, di un duplice omicidio colposo con omissione di soccorso. Il corpo di Lillo è stato restituito quella notte stessa dal mare, mentre Francesco non è mai stato trovato. Svanita nel nulla pure l’imbarcazione. I familiari dei Baeli hanno fatto eseguire una dettagliata relazione ad un esperto del Cnr e ad un tecnico nautico sul posizionamento del cellulare rinvenuto sul corpo di Lillo. L’individuazione dell’orario nel quale si è spento il telefono e pertanto della cella agganciata poteva consentire in questo caso di stabilire dove sono morti i Baeli e dove sia finito il corpo di Francesco. «Il natante – si legge nell’istanza presentata dall’avv. Enzo Musco – non poteva affondare, a meno che non abbia subito danni strutturali di tale entità da comprometterne la riserva di galleggiamento. Qualsiasi evento possa averne provocato danni parziali all’opera viva o il completo ribaltamento non avrebbe potuto determinare l’inabissamento. Ciò significa che il natante non può che avere impattato con un’imbarcazione semisommersa». La famiglia Baeli ha chiesto al Comando dell’Autorità marittima dello Stretto di Messina quali imbarcazioni e compagnie di navigazione siano transitati la sera del 23 maggio 2009 nello Stretto tra le ore 17 e la mezzanotte e quali nel tratto di mare antistante Taormina tra le 19 e le 19.45. I registri e l’ulteriore conferma testimoniale fornita da due persone, hanno fatto emergere la presenza in mare di una nave con bandiera straniera, nelle acque di Letojanni, intorno alle 19.45. Il destino dei Baeli si è compiuto tra le 19.20 e le 19.45. È un’agghiacciante casualità o c’è di più? La nave potrebbe aver travolto il natante, o «in maniera del tutto inconsapevole» per via del buio e della nebbia superficiale o forse è avvenuto uno speronamento, che l’avv. Musco ritiene “tesi prevalente”. Altra anomalia – sostiene il legale dei Baeli – è che durante le ricerche venne rinvenuta in mare un’imbarcazione parzialmente sfondata e riempita di grossi sassi per provocarne l’affondamento, evidentemente doloso. Essa presentava segni di possibile impatto con altro natante». In questo giallo le ricerche si svolsero, per lo più, tra Isolabella e Capo Schisò, anzichè nel tratto tra Isolabella e nord di Capo S. Andrea dove sembra più probabile che sia accaduta la tragedia. Lo scorso novembre, ancora una volta il Pm ha chiesto l’archiviazione delle indagini e la famiglia si è opposta. Il Gip ha scritto intanto al Pm chiarendo l’impossibilità di procedere nuovamente – cioè con un altro fascicolo – su un fatto già archiviato ma disponendo la ritrasmissione al Pm dell’istanza fatta nell’agosto 2011 dalla famiglia Baeli «per le determinazioni di competenza in ordine alla riapertura delle indagini». Adesso il Pm dovrà decidere se riaprire la prima indagine, chiusa nel dicembre 2010. La famiglia attende comunicazioni dal rappresentante della pubblica accusa (Pm) e, intanto, sta valutando l’opportunità di far effettuare nuove ricerche sottomarine. Emanuele Cammaroto – GDS