28 Maggio 2012 Mondo News

L'INCIDENTE SUL LAVORO: Scilla piange il povero Serafino. Anche l'Anas apre un'inchiesta. Ieri interrogati i colleghi di lavoro, forse oggi sarà disposta l'autopsia

«Brutta storia e triste fine»: così colleghi e i concittadini hanno commentato la morte di Serafino Sciarrone, l’operaio trentacinquenne che in un cantiere dell’A3 è stato travolto e ucciso da materiale di carpenteria metallica all’interno della realizzanda galleria Pacì. Uno giovane semplice e sorridente, Serafino Sciarrone, da tutti conosciuto e ben voluto. Un lavoratore onesto e un vero ragazzo di famiglia: dedito alla sua giovane moglie Mariangela e innamorato pazzo dei due piccoli figli, il maschietto di 4 anni e la piccolina di pochi mesi. Occhi velati dal pianto per tutti gli scillesi, che ricordavano come l’operaio, muratore da sempre, lavorava per l’azienda “Carena” soltanto da tre mesi: un impiego “sicuro”, pensavano in tanti, che però tale non è stato per la sua incolumità. Tra l’altro, Serafino era appena rientrato al lavoro dopo un periodo di malattia, un piccolo incidente sempre in quel cantiere: un gancio di una gru gli aveva procurato una ferita alla testa che aveva richiesto alcuni punti di sutura. Una tragica fatalità che doveva essere evitata. La “Carena” è una delle tante ditte che in subappalto svolgono i lavori di ammodernamento del sesto macrolotto della Salerno-Reggio Calabria. In uno di questi cantieri, all’interno della galleria Pacì, nel tratto autostradale compreso tra Scilla e Villa, stava lavorando nel pomeriggio di sabato Serafino Sciarrone. Pare stesse spostando, con un collega (l’unico presente al momento dell’incidente sul lavoro), della carpenteria metallica pesante, che gli è caduta addosso uccidendolo. Le prime notizie, avute già qualche ora dopo l’incidente, riferivano di una cassaforma venuta giù sul giovane muratore. La cassaforma altro non è che il contenitore delle strutture murarie, dentro cui si lascia asciugare il cemento per fargli prendere la forma voluta: materiale che poi resta come parte dell’opera realizzata o, viceversa, viene disarmato una volta ottenuta l’opera finita. Ancora gli inquirenti, però, non hanno dato alcun particolare dell’accaduto. Su disposizione del sostituto procuratore Catananti, gli uomini del Commissariato di Polizia di Stato di Villa diretto dal vice questore aggiunto Gregorio Marchese, nella giornata di ieri hanno ascoltato diversi operai della ditta Carena, colleghi nei diversi turni di lavoro dello sfortunato muratore rimasto ucciso. E gli specialisti del Gabinetto regionale di Polizia Scientifica (diretto dal vice questore aggiunto Diego Trotta) hanno lavorato senza soluzione di continuità per tutta la giornata sul luogo dell’incidente, dentro la galleria, per ricostruire la dinamica dello stesso, come riferita dall’altro operaio presente. Intanto il dott. Catananti non ha ancora disposto l’esame autoptico del cadavere, trasportato nella tarda serata di sabato all’obitorio degli Ospedali Riuniti. Ma già stamattina, con ogni probabilità, l’autorità giudiziaria disporrà l’autopsia e poi Serafino Sciarone riprenderà la strada di casa, alla volta di Scilla per l’ultimo saluto della sua famiglie e dei suoi tanti amici. Restano però da chiarire le dinamiche dell’incidente e i livelli di sicurezza praticati dalla ditta all’interno del cantiere. E nel primo pomeriggio di ieri è stata diramata una nota dell’amministratore unico dell’Anas, Pietro Ciucci, che ha porto le condiglianze alla famiglia di Serafino Sciarrone, «L’operaio – si legge nella nota di Ciucci – lavorava alle dipendenze di una società affidataria del contraente generale del sesto macrolotto della Salerno-Reggio Calabria. L’Anas, che nella sua qualità di stazione appaltante svolge l’alta sorveglianza dei lavori di costruzione della nuova autostrada, ha nominato una commissione di tecnici per conoscere la dinamica dell’incidente e verificare il pieno rispetto delle procedure di sicurezza». Solidarietà anche da parte del segretario generale Fillea Cgil di Reggio-Locri, Manuela Sainato: «Fatti tristi e angosciosi – ha scritto – che smuovono le nostre coscienze che ci ricordano l’importanza della sicurezza della classe lavoratrice». Giusy Caminiti – Tina Ferrera – GDS