29 Maggio 2012 Cronaca di Messina e Provincia

MESSINA: La Dia sequestra beni per 20 milioni ai barcellonesi Giovanni Rao e Giuseppe Isgrò

Per dirla con le parole del Procuratore capo Guido Lo Forte: “C’è un sottile filo rosso che lega la mafia barcellonese dai primi anni ‘90 ai giorni nostri”. Un filo che unisce lo storico boss Giuseppe Gullotti, gli eredi Filippo e Giuseppe Barresi per arrivare a Giovanni Rao. Vent’anni di un potere mafioso che non ammette discussione. E quindi le imprese legate a Cosa Nostra imperversavano e si arricchivano lavorando senza concorrenza, si aggiudicavano appalti pubblici e privati, intimidendo i pochi imprenditori che si azzardavano a partecipare alle gare. Un vero e proprio sistema mafioso grazie al quale Giovanni Rao ed il suo uomo di fiducia Giuseppe Isgrò hanno realizzato un impero nel settore dell’edilizia e delle forniture di calcestruzzo. A svelare tutti i retroscena sono stati negli ultimi mesi i collaboratori di giustizia Carmelo Bisognano e Santo Gullo. Hanno raccontato agli inquirenti come riuscivano ad aggiudicarsi gli appalti in modo sistematico, ricorrendo a minacce ed intimidazione. Ora la DIA, su disposizione della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale, ha sequestrato a Rao ed Isgrò beni per circa 20 milioni di euro. Il provvedimento è stato richiesto dal procuratore capo Guido Lo Forte e dal sostituto della Dda Vito Di Giorgio. Rao e Isgrò, attualmente detenuti in regime di 41 bis, sono stati arrestati nel giugno dell’anno scorso nell’operazione antimafia “Gotha”. Rao è considerato uno degli attuali capi della famiglia mafiosa barcellonese. Isgrò, invece, si occupava dell’amministrazione delle società della cosca operanti nel settore dell’edilizia e della produzione di calcestruzzo ed è conosciuto come “il ragioniere”. Le indagini della DIA hanno portato al sequestro di quattro società: la CEP, la ICEM, la AGECOP e la CPP che si occupano di forniture di calcestruzzo. Sfruttando capitali illeciti provenienti dalle estorsioni e la forza intimidatrice del clan si accaparravano commesse di rilievo. In particolare, hanno raccontato i pentiti riempiendo pagine e pagine di verbali, la CEP era sorta nel 1991 aggiudicandosi appalti per la realizzazione del raddoppio ferroviario Messina-Palermo e dei lotti dell’A20. Addirittura alcune imprese facevano parte dell’albo delle ditte di fiducia del Comune di Barcellona. Fra i beni sequestrati, oltre alle quattro società, sei immobili ubicati a Barcellona e Castroreale, un appezzamento di terreno, due motociclette e due auto fra cui una BMW X5 di proprietà di Isgrò. La maggior parte dei beni era intestata a congiunti dei due boss. da tempostretto.it


Mafia, sequestro da 20 mln a due boss di Barcellona, sottochiave una ‘holding’ degli appalti.

Venti milioni di euro l’ammontare complessivo dei beni sequestrati dalla Direzione Investigativa Antimafia di Messina e riconducibili ai boss della famiglia mafiosa del Longano, Giovanni Rao e Giuseppe Isgrò, attualmente sottoposti al regime di 41 bis e imputati nel procedimento “Gotha-Pozzo2” per cui il primo ieri ha chiesto di essere giudicato col rito abbreviato, il secondo dovrà tornare in aula domani. Rafforzato il sequestro sugli stessi beni stabilito lo scorso giugno con previsione della sospensione dell’amministrazione delle società intestate a Rao, Isgrò e familiari. I beni sottochiave riconducibili ai due erano dunque già inseriti nel primo sequestro operato nel giugno scorso dalla Dia. In particolare il sequestro ha interessato sei immobili (a Barcellona e Castroreale), un terreno, due auto, due moto e quattro società con relativo compendio aziendale operanti nel settore dell’edilizia, due delle quali iscritte all’elenco delle ditte di fiducia del comune di Barcellona Pozzo di Gotto. Si tratta delle società Cep, Ccp, Agecop e Icem, tutte operanti nel settore del calcestruzzo e del cemento sin dal ’90 e che negli anni avevano ottenuto importanti commesse, sia private che pubbliche, tra cui la fornitura di calcestruzzo per gli interventi di realizzazione del raddoppio ferroviario Messina-Palermo, ma anche per i lavori inerenti alla medesima tratta autostradale. Appalti vinti a man bassa, come hanno suggerito i collaboratori di giustizia Santo Gullo e Carmelo Bisognano, attraverso l’intimidazione nei confronti delle altre ditte operanti nel settore che rinunciavano alle gare d’appalto per evitare la competizione con le imprese “partecipate” dai sodalizi mafiosi del Longano. Una vera e propria “holding dell’appalto” quella costituita dalle quattro aziende. La Cep, storicamente la prima ad entrare nel mercato del calcestruzzo, era al vertice delle altre tre aziende e assieme rappresentavano “l’enclave dell’imprenditoria che opera nel settore degli appalti pubblici e privati”. Secondo le indagini, la stessa Cep era stata costituita grazie a capitali di provenienza illecita, come riportato nelle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Gullo e Bisognano. Dalla Cep era nata la Ccp che utilizzava la Icem, società nella quale deteneva quote anche Francesco Cambria, altro indagato nel blitz “Gotha-Pozzo2”, considerato come il cassiere-ragioniere della mafia del Longano, ma anche dipendente dell’autoparco municipale al Comune di Barcellona Pozzo di Gotto. E proprio nell’elenco delle ditte di fiducia di Palazzo Longano erano iscritte due tra le società oggi sequestrate. L’odierno provvedimento è a conferma di un precedente sequestro preventivo, come detto avvenuto lo scorso giugno, sugli stessi beni che viene oggi rafforzato con la previsione a carico dei preposti e degli stretti congiunti della sospensione dall’amministrazione delle società sequestrate. Il procuratore capo di Messina Guido Lo Forte, affiancato dal pm della Dda Vito Di Giorgio, ha affermato che con quella odierna si è operata l’ennesima aggressione ai patrimoni mafiosi grazie alla formula che coniuga l’approfondimento patrimoniale alle indagini ordinarie “tecnica – ha affermato Lo Forte – che ha già permesso di ottenere grandi risultati e che ne produrrà sicuramente ulteriori in futuro”. da normanno.com