30 Maggio 2012 Cronaca di Messina e Provincia

MESSINA, FAR WEST IN GALLERIA VITTORIO EMANUELE: STORIA DI UNA BATTAGLIA TRA I TITOLARI ED INQUILINI 'ECCELLENTI'… GLI INDAGATI

MESSINA – Tutto era pronto per l’apertura del locale dell’ex portiere del Messina Mimmo Cecere. Ma le mire imprenditoriali del calciatore napoletano trapiantato nella città dello Stretto sono solo state smontate dal provvedimento del Giudice per le indagini preliminari, Maria Teresa Arena, che ha ordinato il sequestro di amplificatori, ombrelloni, tavoli e sedie dei locali aperti da tempo all’interno della galleria Vittorio Emanuele di Messina. ll provvedimento – stando alle motivazioni – è stato adottato per prevenire il ripetersi dei reati ipotizzati: occupazione abusiva di spazio pubblico e disturbo alla quiete e al riposo della persone’. Le persone il cui riposo era disturbato dalla musica ad alto volume dei locali e dal vocio delle persone che li frequentavano, sono i condomini delle case che sorgono sopra gli stessi locali e affacciano su Corso Cavour: tra questi Totò Zumbo, ex procuratore capo a Messina; la figlia, Eliana, magistrato del Tribunale, e Andrea Lo Castro, legale del Foro di Messina, componente del collegio di difesa della Provincia e un tempo anche del Comune. Entrambi si sono più volte lamentati della situazione da Far west in quello che doveva essere il “Salotto buono” della città.
GLI INDAGATI – Sul registro degli indagati sono finiti Domenico Basile, titolare del “Cafè Le Roi”, Santo Trovato, gestore del locale Aleph; lgnazio Pagano, Claudio Cafarella, Omar La Spada e Maria Caprino Parasiliti, tutti gestori del locale “Galtery cafè”, Andrea lpsaro Passione, gestore della discoteca ” Re Vittorio”; Elvira Finocchiaro, Paolo Albanese e Pasqualina Federico, titolare dell’esercizio pubblico ” Soul kitchen”‘. Coinvolti nell’inchiesta anche Giuseppe Gullì e Pietro Cardia, i quali pur non essendo titolari di alcun locale si sono occupati “di mettere la musica’.
lL SALOTTO DELLA CITTA’ – ll pubblico ministero Antonio Carchietti aveva chiesto il sequestro dei locali ma il Gip Arena ha stabilito non fosse necessario per prevenire i reati. E così a seguito del provvedimento di sequestro i gestori dei locali possono continuare a svolgere la loro attività ma non possono nè estenderla all’interno della Galleria su suolo pubblico nè possono attrarre gli avventori con musica ad alto volume. l condomini si erano già più volte lamentati proponendo denunce alle pubbliche istituzioni sulla situazione che si era determinata all’interno della Galleria. ll 28 giugno del 2006 nel corso di una riunione presso l’assessorato Patrimonio comunale era emersa “la grave situazione in cui si trova la Galleria per i problemi determinati dagli esercizi commerciali che generano notevoli disturbi ai condomini ed è necessario procedere con ordinanze di sgombero nei confronti di vari abusivi presenti”. Nell’occasione l’assessore al Patrimonio Franco Mondello aveva invitato il dirigente a notificare con la massima urgenza le ordinanze di sgombero. Che però non furono mai emesse. Qualche mese dopo proprio per regolanzzare la situazione all’interno della galleria l’Associazione Culturale Galleria Vittorio Emanuele, fondata da alcuni titolari delle attività commerciali, aveva proposto al Comune una convenzione per gestire gli spazi interni alla Galleria’. ll Dipartimento Patrimonio, a sua volta, aveva chiesto al collegio di difesa del Comune di stabilire se ciò fosse possibile. L’8 febbraio del 2011 i legali si erano pronunciati positivamente. Tuttavia, come scrive il gip Arena “la convenzione non era stata mai firmata nè i titolari dei locali hanno mai ottenuto un’aulorizzazione e ciò nonostante perseverano nell’occupazione degli spazi interni della Galleria arrecando molestie e disturbo con intrattenimenti musicali che si protraggono sino a tarda notte”. Sulla scorta di alcune rilevazioni effettuate dagli uomini dell’Agenzia regionale protezione ambientale (Arpa) e delle testimonianze dei condomini “è risultato – scrive il giudice – ampiamente sforato il limite di rumore ammissibile e tollerabile”.
PERSEVERANZA – Proprio per disturbo del riposo e delle occupazioni delle persone, l’11 ottobre del 2011 Fabio Ciulla e Giuseppe Raineri, erano stati condannati insieme ad alcuni degli indagati dell’ultima inchiesta, Andrea lpsaro Passione, Santo Trovato, Maria Caprino Parasiliti, Domenico Basile, Elvira
Finocchiaro. MICHELE SCHINELLA – CENTONOVE DEL 25-05-12