31 Maggio 2012 Cronaca di Messina e Provincia

BARCELLONA PG – Conclusa con un decreto del ministro dell'Interno Cancellieri l'indagine prefettizia sulle infiltrazioni mafiose nella vicenda del parco di contrada Siena: Sospesi 6 funzionari comunali. La durata è di 30 giorni: «Condotte che hanno compromesso il regolare funzionamento di alcuni servizi»

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La Commissione d’accesso aveva concluso per lo scioglimento del Comune di Barcellona per infiltrazioni mafiose, quella mattina del 30 marzo scorso in Prefettura, a Messina, evidenziando una serie di fatti. Per tre mesi il vice prefetto Antonio Contarino, il vice questore e dirigente del commissariato di Barcellona Mario Ceraolo, e il capo sezione della Dia di Messina Danilo Nastasi, avevano spulciato decine di atti amministrativi. Poi avevano tratto le loro conclusioni consegnandole al prefetto Francesco Alecci. In sede di Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica la decisione era stata adottata a maggioranza perché tra tutti i componenti il sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca e il presidente della Provincia Nanni Ricevuto avevano votato contro lo scioglimento. Nella storia della Dibeca Sas e degli interessi dell’avvocato Rosario Cattafi secondo quelle carte evidentemente non tutto era filato liscio, per la realizzazione del mega parco commerciale di contrada Siena. Ma il provvedimento adottato nei giorni scorsi dal ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri sulle infiltrazioni mafiose a Barcellona è differente rispetto alla proposta prefettizia. Il suo decreto, datato 22 maggio 2012, il giorno dopo la conclusione definitiva della tornata elettorale nel Longano, ha disposto soltanto la sospensione di sei funzionari comunali, dal segretario generale in giù, perché «… le condotte poste in essere dai suddetti funzionari hanno compromesso il regolare funzionamento di alcuni servizi in contrasto con i principi di buona (c’è un refuso nel testo, n.d.r.) andamento ed imparzialità arrecando altresì grave nocumento all’amministrazione comunale», ed è quindi necessario «… procedere all’adozione di un provvedimento idoneo a far cessare, immediatamente, il pregiudizio in atto e ricondurre alla normalità la vita amministrativa dell’ente locale». Quindi è stata disposta la sospensione dal servizio per il segretario generale del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto Gaetano Russo, e per i funzionari Roberto La Torre (dirigente dell’VIII Settore-polizia municipale), Rosario Maimone (vice comandante dell’VIII Settore-polizia municipale), Orazio Mazzeo (dirigente del VII Settore-gestione del territorio e ambiente), Carmelo Perdichizzi (funzionario del VII Settore-capo servizio I), Salvatore Fazio (funzionario del VII Settore-capo servizio IV). Mazzeo e Perdichizzi sono ingegneri, Fazio è architetto, Maimone è il vice comandante dei vigili, e in passato ha subito anche intimidazioni. L’ingegnere Mazzeo è stato Rup, cioé il responsabile unico del procedimento amministrativo, sia del Prg di Barcellona sia del progetto urbanistico, tecnicamente è un Prp, legato al parco commerciale di contrada Siena. Quanto durerà la sospensione? Lo dice lo stesso decreto, perché «… considerati i fatti segnalati dal Prefetto di Messina con la citata relazione del 30 marzo 2012 e la rilevanza delle condotte poste in essere dai suddetti funzionari è ritenuto congruo quantificare il periodo di sospensione in 30 giorni».
Che la Commissione d’accesso agli atti a Palazzo del Longano nominata dal prefetto Francesco Alecci avesse concluso per la sussistenza di infiltrazioni mafiose, per i fatti pregressi legati alla storia del parco commerciale di contrada Siena e per altre vicende, lo dice lo stesso decreto ministeriale, quando spiega che dalla relazione prefettizia «… è emersa la sussistenza degli elementi di cui al comma 1 dell’articolo 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000 n. 267 con riferimento ad alcuni funzionari… in servizio presso il Comune di Barcellona Pozzo di Gotto». Per altro verso se si considera che in casi precedenti le sospensioni sono state di durata molto più lunga, questa limitata a 30 giorni dei sei funzionari è probabilmente legata anche ad altri fatti specifici e non soltanto alla vicenda del parco commerciale. NUCCIO ANSELMO – GDS

La vicenda
Nel dicembre 2011 il prefetto di Messina Francesco Alecci istituì una commissione d’accesso agli atti per la vicenda del parco commerciale di contrada Siena, scrivendo che si erano verificate «problematicità nell’ambito della procedura adottata dall’Amministrazione Comunale di Barcellona», quindi era necessario «verificare la eventuale esistenza di forme di condizionamento della criminalità organizzata». Tempo prima aveva ricevuto un esposto dall’associazione antimafia “Rita Atria” di Milazzo e dall’associazione “Città aperta”. Contestualmente firmò il decreto, che fu notificato all’allora sindaco di Barcellona Candeloro Nania, e nominò una Commissione d’indagine formata da tre membri: il vice prefetto Antonio Contarino, il vice questore e dirigente del Commissariato di Barcellona Mario Ceraolo, e il capo sezione della Dia di Messina Danilo Nastasi, che è un tenente colonnello della Guardia di Finanza.

La delibera venne approvata in consiglio nel 2009.
La vicenda del parco commerciale di contrada Siena, diciotto ettari di terreno da sfruttare, corre parallela alla storia alla società Dibeca Sas, proprietaria di alcuni immobili interessati alla realizzazione di una parte della struttura commerciale, subentrata alla società Gdm Spa. La società Dibeca Sas è legata alla società Dibeca Snc, costituita nel 1982 dall’avvocato barcellonese Rosario Pio Cattafi, che nei mesi scorsi è stato interessato da un sequestro preventivo di beni del valore di 7 milioni di euro e viene indicato dal pentito ed ex boss del gruppo mafioso dei Mazzarroti, Carmelo Bisognano, come «vertice assoluto» della famiglia mafiosa barcellonese. La delibera con cui è stata approvata la speculazione edilizia è la numero 59 del 16 novembre 2009. I consiglieri comunali presenti e votanti quel giorno a Barcellona furono 23, ci fu un solo astenuto, Mario Presti, tutti gli altri si espressero a favore. In aula intervennero prendendo la parola altri due consiglieri, Giuseppe Genovese e Orazio Calamuneri. In premessa il presidente del consiglio comunale Crinò sottolineò che il progetto era «munito dei pareri favorevoli della commissione consiliare competente e degli uffici». Su questa vicenda c’è anche un’inchiesta del sostituto procuratore di Barcellona Francesco Massara, che vede quindici persone, tra cui lo stesso Cattafi, iscritte nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato di abuso d’ufficio. Inchiesta che nel marzo scorso ha registrato da parte del sostituto Massara una richiesta di proroga delle indagini per altri sei mesi, accordata dal gip Maria Rita Gregorio.(n.a.)