15 Marzo 2017 Cronaca di Messina e Provincia

LE IMMAGINI SHOCK. INFERNO MAREGROSSO. REPORTAGE NELLA TERRA DI NESSUNO DOVE ORMAI E’ EMERGENZA SANITARIA

Un sogno abbandonato, divenuto presto un incubo. Un inferno. E’ la riqualificazione del litorale di Maregrosso, un lungomare di polvere, pietre e pezzi di vetro, da decenni trasformatosi in una della più grandi discariche abusive della città. Rifiuti speciali, tonnellate di inerti scaricati da ‘inquinatori’ notturni. C’è di tutto in quelle aree a pochi metri dalla spiaggia, poco lontane dal viale San Martino e da Piazza Cairoli. Lastre ormai friabili e serbatoi in eternit abbandonati senza scrupolo, divani, suppellettili vari, decine di copertoni accatastati a picco sul mare. Che si aggiungono ai detriti delle baracche abbattute a colpi di ruspa nelle passate demolizioni e ormai abbandonati da tempo. Ci siamo stati questa mattina. Ci siamo stati già decine di volte. Ed è sempre peggio. Sarebbe potuto diventare un grande Parco Urbano, un litorale appetibile come quello degli anni ’60, quando il Lido sud custodiva le estati di tanti messinesi. Un artigiano che lavora da decenni in quell’area ci ha assicurato che mai come in questo periodo la zona sia rimasta in stato di abbandono, senza controlli. “Basterebbe un semplice sistema di videosorveglianza”, aggiunge. E un ragazzo che abita nei pressi della falegnameria ci dice preoccupato, “tutte le volte che si alza il vento, ho paura di respirare quelle polveri sottili presenti in tutta la spianata”. C’è una emergenza sanitaria che nessuno vuole vedere, non è solo un problema di ‘estetica’, di quello che la visione un po’ miope e borghese di alcuni chiama decoro urbano. Pasolini ci avrebbe scritto tanto su questa terra di nessuno, lontana ma non troppo da quell’altra sporcizia che sono i salotti buoni della città. Ma questa volta al governo della città ci sta un uomo che con gli ultimi e tra gli ultimi ci ha vissuto. Li ha frequentati. Nelle periferie scriveva lo scrittore corsaro “nascono potenze e nobiltà, feroci, nei mucchi di tuguri, nei luoghi sconfinati dove credi che la città finisca, e dove invece ricomincia, nemica, ricomincia per migliaia di volte, con ponti e labirinti, cantieri e sterri, dietro mareggiate di grattacieli, che coprono interi orizzonti”. Ed è a Renato amministratore, eletto anche come voce degli ultimi degli ultimi, che chiediamo di metterci le stesse energie che ha messo per il secondo palazzo di Giustizia, per il Porto di Tremestieri. Per poter restituire agli uomini, donne e bambini di quel pezzo di città scartata non il decoro appunto, ma la dignità di quei luoghi bellissimi, stuprati da piccoli interessi criminali, tanta ignavia e desideri per ora accantonati di speculazioni edilizie. La si riempia di umanità, si organizzino iniziative che la facciano liberare da quelle gabbie mentali che vogliono Maregrosso, non si sa per quale maledizione, senza un futuro. Qui dove il cielo è di fango, dove tanti piccoli eroi si confondono tra i rifiuti, si attende anche questo pomeriggio che scenda la sera a nascondere vergogne, che rifletta su quel rivolo di fogna una bellissima luna piena. Edg