24 Giugno 2017 Mondo News

Palermo: firme false dei 5 Stelle, rinviati a giudizio i 14 indagati ma incombe la prescrizione

Tutti rinviati a giudizio. I quattordici indagati nell’inchiesta sulle firme false che ha coinvolto lo stato maggiore del Movimento 5 stelle palermitano sono stati rinviati a giudizio questo pomeriggio dal gup Nicola Aiello. Il processo comincerà il 3 ottobre davanti ai giudici della quinta sezione del tribunale di Palermo. Nessuno ha scelto il rito abbreviato. Ora con il rito ordinario incombe la prescrizione che maturerà nel 2018.
Fra i quattordici indagati ci sono tre deputati nazionali, due regionali e un cancelliere del tribunale. L’indagine, partita da un esposto anonimo, riguarda le firme depositate dal Movimento 5 stelle a sostegno delle liste per le amministrative del 2012 nel capoluogo siciliano. I reati contestati, a vario titolo, dal procuratore aggiunto Dino Petralia e dal sostituto Claudia Ferrari sono il falso e la violazione di una legge regionale del 1960 che recepisce il testo unico nazionale in materia elettorale.

Tra gli indagati il deputato nazionale Riccardo Nuti, che nel 2012 era candidato sindaco, e le parlamentari Giulia Di Vita e Claudia Mannino. Secondo la procura, Nuti e un gruppo ristretto di attivisti tra cui Di Vita, Mannino e Samanta Busalacchi, dopo essersi accorti che per un errore di compilazione le firme raccolte erano inutilizzabili, mettendo quindi a rischio la presentazione della lista, avrebbero deciso di ricopiare le sottoscrizioni ricevute, correggendo il vizio di forma. A 11 indagati i pm contestano la falsificazione materiale delle firme. A Nuti, per il quale non c’è la prova della commissione del falso materiale, si imputa, invece, l’avere fatto uso delle sottoscrizioni ricopiate: era lui, come detto, il candidato a sindaco dei pentastellati nel 2012. Il falso materiale riguarda Busalacchi, Di Vita, Mannino, e gli attivisti Alice Pantaleone, Stefano Paradiso, Riccardo Ricciardi, Pietro Salvino, Tony Ferrara, Giuseppe Ippolito e i deputati regionali Giorgio Ciaccio e Claudia La Rocca.

Il tredicesimo indagato è il cancelliere del tribunale Giovanni Scarpello: per lui l’accusa è di avere dichiarato il falso affermando che erano state apposte in sua presenza firme che invece gli sarebbero state consegnate dai 5stelle. Reato di cui risponde in concorso con Francesco Menallo, avvocato ed ex attivista grillino che consegnò materialmente le firme al pubblico ufficiale per l’autenticazione. Un contributo importante alla ricostruzione della vicenda è arrivato dalle testimonianze dei consiglieri regionali La Rocca e Ciaccio che hanno raccontato i momenti successivi alla notte del 4 aprile 2012. In quelle ore, al meet up di via Sampolo, vennero ricopiate materialmente le firme raccolte in un primo momento in alcuni moduli, che però contenevano un errore nel luogo di nascita di un candidato al Consiglio comunale.

La prima, rumorosa, reazione è di Giorgio Ciaccio, che annuncia le dimissioni da deputato all’Ars:  “Stop. Il mio cammino all’interno delle istituzioni – scrive su Fb – finisce qui. Continuerò a sposare, come prima e più di prima, la causa del Movimento 5 Stelle e della Sicilia, ma fuori dal Parlamento. Nei prossimi giorni formalizzerò le mie dimissioni dall’Assemblea regionale siciliana”. di FRANCESCO PATANE’ – la repubblica